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Omicidi in famiglia 2
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redazione ECplanet

La famiglia uccide più della mafia

Mentre prosegue in Italia il tendenziale decremento del numero degli omicidi, che dal 1990 al 2005 si è più che dimezzato (-64,5%) passando da 1.695 a 601, l'ambito familiare - con 174 vittime (pari al 29,1% del totale) - si conferma il più a rischio, superando in misura rilevante le vittime della criminalità mafiosa (146, pari al 24,4%) e di quella comune (91 vittime, pari al 15,2%). La fotografia è del Rapporto Eures-Ansa 2006 sull'omicidio volontario in Italia: al secondo posto, dopo la famiglia, vi sono gli omicidi tra conoscenti (59 vittime, pari al 9,9%), quelli all'interno di rapporti economici e lavorativi (20 vittime e 3,3%), quelli tra sconosciuti (16 vittime e il 2,7%) e quelli tra vicini di casa (15 vittime, pari al 2,5%).

Al Sud è avvenuta oltre la metà degli omicidi (57,6%) con 346 vittime, seguono il Nord (29% con 174 vittime) e il Centro (13,5% con 81). Il record appartiene, nel 2005, alla Campania, che da 10 anni resta in testa a questa triste classifica. Napoli è la capitale dell'omicidio con 88 vittime nel 2005, seguita da Reggio Calabria (39 omicidi), Roma (36), Caserta e Milano (28), Torino (17), Palermo (15) e Nuoro (13). Tra il 2001 e il 2005, considerando l'ampiezza demografica, la maggioranza degli omicidi (58%) è stata commessa in comuni di medie e piccole dimensioni: il più alto numero si conta infatti nei comuni di 15-50mila residenti (il 23,5% del totale).

Il Nord segnala la forte prevalenza dell'omicidio familiare (un omicidio su 2, pari al 49,1%) e, al tempo stesso, una sua lieve crescita (+2,4%, passando dagli 83 del 2004 agli 85 del 2005) in contro tendenza rispetto al dato nazionale. Anche al Centro, il maggior numero di delitti (46,3%) è di stampo familiare, mentre si registra una più elevata incidenza di vittime straniere. Nel Sud, anche nel 2005 ha confermato il primato della criminalità organizzata (143 vittime, pari al 41,4%), nonostante una flessione rispetto l’anno precedente (erano 185 nel 2004), cui si contrappone l'aumento della criminalità comune, con una crescita del 53,1% (da 32 a 49 omicidi).

Questo perché, secondo il rapporto, «accanto alla diffusione dei delitti collegati ai reati comuni», emerge «quella degli omicidi compiuti da individui qualunque, spesso giovani, estranei alla malavita, divenuti assassini per futili motivi o banali litigi all'uscita della discoteca». Ci sono poi le vittime della cupidigia, come nel caso dei bengalesi morti a Roma per un incendio, dell'incuria, come il caso di legionella al Policlinico di Roma, o della disattenzione, come il bambino ucciso dalla pistola del padre», ha aggiunto Giampiero Gramaglia, direttore dell'Ansa, episodi gravi ma che non rientrano nella casistica degli omicidi volontari.

Nel 2005 sono stati scoperti 6 autori di omicidi su 10, tutti o quasi nei “delitti di prossimità”, ma pochi di mafia. Mentre, in base ai dati disponibili (414 casi), si rileva una netta prevalenza degli omicidi premeditati (80% del totale). Anche nel 2005, il ruolo delle armi da fuoco si conferma predominante: il 54,2% delle vittime, 324 in valori assoluti, cade sotto i colpi di fucili e pistole. Le armi da taglio risultano presenti nel 19,9% dei casi, seguite dalle armi improprie (11,9). Ancora inferiore il ricorso alle percosse (3,3%), allo strangolamento (2,5) e al soffocamento (1,7).

L'abitazione della vittima si conferma poi il luogo privilegiato in cui si compiono i delitti (172 casi, pari al 28,8%), un numero leggermente inferiore si consuma nei centri abitati, mentre quelli legati alla criminalità organizzata avvengono per lo più in autoveicoli. Il lunedì è stato il giorno più cruento nel 2005 e la prevalenza dei delitti è stata messa a punto nella fascia serale e notturna. In 8 casi su 10 (77,1%) la vittima è un uomo, ma nel contesto familiare si tratta principalmente di donne (56,3%). Gli uomini, quindi, rischiano 4 volte più delle donne. Se le vittime più colpite sono quelle tra i 25 e i 34 anni, con il 25,1% del totale (pari a 144), il killer è un uomo 9 volte su 10 e oltre la metà ha meno di 35 anni. Il 73,9% degli autori di omicidio volontario, inoltre, sono italiani (308 in valore assoluto), a fronte del 26,1% di nazionalità straniera (109); un dato, quest'ultimo, in lieve flessione rispetto al 2004 (-12,1%), quando l'incidenza della componente straniera era pari al 27,1%.

Numeri che testimoniano cinicamente e clinicamente come la violenza e il caos si stiano impossessando della società cosiddetta “civile”. Il dato che più colpisce resta quello relativo alla sfera familiare, che, parallelamente alla sua progressiva disintegrazione, sembra in preda di un raptus omicida. Se poi aggiungessimo anche i dati relativi agli abusi in famiglia, ne verrebbe fuori un quadro agghiacciante.

Commentando la ricerca, Fabio Piacenti, presidente dell'Eures, ha sottolineato «l'incapacità di moltissime persone a gestire le situazioni di difficoltà», e la presenza «di gruppi di individui sempre più piccoli e isolati all'interno della società», che vedono i vicini non come persone con cui stringere legami ma come veri e propri nemici. Chissà perché, non viene mai chiamato in causa un fattore importantissimo: l'influenza dei modelli e dei mass-media su comportamenti e malattie mentali.

Data articolo: febbraio 2007

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