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redazione ECplanet

Un militare italiano in servizio nei Balcani ha denunciato - per voce del maresciallo Domenico Leggiero, dell'Osservatorio Militare, un'associazione che assiste gli appartenenti alle forze armate e i loro familiari - che lui e molti suoi commilitoni sono stati contaminati dall'uranio impoverito usato nei campi di battaglia. Secondo il soldato, almeno il 70% dei reduci si sottopone ad un intervento alla tiroide. Secondo Leggiero, le operazioni verrebbero effettuate in un ospedale di Siena e in altre strutture convenzionate con l'esercito. Secondo l'Osservatorio, sono 46 i militari morti per la contaminazione e più di 500 i malati.

Sulla questione è in corso una “guerra” di informazione da diverso tempo ormai. Altre associazioni forniscono dati diversi, così come diversi sono quelli forniti dal Ministero della Difesa. I primi casi segnalati in Italia risalgono al 1999, quando un soldato cagliaritano (Salvatore Vacca) morì di leucemia al ritorno della missione militare in Bosnia.

La nuova Commissione Parlamentare d'Inchiesta del Senato, presieduta da Lidia Menapace, ha fatto sapere che ci sono stati almeno 45 morti e 515 malati, e che altri tre casi sono in fase di studio. “A a proposito dei numeri - ha dichiarato la Menapace all'agenzia Dire - ci sono due questioni da risolvere: la certezza e il fatto che lo Stato li prenda in carico”. In pratica, i dati da cui si parte sono quelli forniti dall'Osservatorio Militare (“riguardano le segnalazioni che ci vengono dalla base e che noi riscontriamo”, precisa il maresciallo Domenico Leggiero), ma vanno confrontati con quelli delle altre associazioni “per avere - dice Menapace - un quadro completo”.

Non solo, “è importante che lo Stato se ne faccia carico, che li riconosca”, afferma la presidente. Nelle linee guida presentate a Palazzo Madama durante una conferenza stampa (“della presidente, non della commissione”, chiarisce la stessa Menapace), la senatrice di Rifondazione Comunista ha detto che, rispetto al lavoro della Commissione della passata legislatura, si allargherà lo spettro dell'indagine: oltre ai militari, verranno esaminate anche le popolazioni civili nei teatri di guerra e nelle zone adiacenti alla basi militari nel nostro Paese. “Vogliamo stringere un rapporto molto stretto - ha aggiunto la Menapace- con le popolazioni anche attraverso le associazioni”. Questo perché, spiega, “abbiamo un debito etico nei confronti di persone di cui non si occupa nessuno, di vicende umane che rischiano di restare nel silenzio”.

Menapace ha anche annunciato l'apertura del suo ufficio a tutte le segnalazioni che vengono dall'esterno “per un dovere di chiarezza”. Allora si dovrà fare chiarezza sugli “effetti delle nanoparticelle di minerali pesanti che pare siano trasportate dal vento anche per molti chilometri”, o sui nuovi armamenti, “a cui pare che non siano resistenti neppure le tute dei soldati americani”.

Di qui, l'appello rivolto alla stampa, “per tenere alta l'attenzione e fare la giusta pubblicità all'attività della Commissione”, e al Ministero della Difesa, dal quale, “sinora non sono arrivate le notizie e i dati che erano stati richiesti”. A questo proposito, Franca Rame, senatrice e membro della commissione, ha proposto di “inviare la Finanza al Ministero della Difesa per avere i dati veri”. Menapace, citando Giulio Andreotti, ha anche detto: “Non voglio esprimere nessun sospetto preventivo, ma eventuali rifiuti di trasmettere i dati che la Commissione chiederà alla Difesa non resteranno sotto silenzio”.

Data articolo: marzo 2007
Fonte: Rainews24

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