ACCORDO ENI-PETROBRAS PER PRODURRE BIODIESEL E BIOETANOLO
Italia e Brasile saranno prossimi partner...
Mentre a Roma si discute nella Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici e si prepara il Congresso (e il Controcongresso !!!) mondiale dell'energia, ad Alessandria si tenta il più grande impianto di bioetanolo.
RELAZIONE DI LINO BALZA - MEDICINA DEMOCRATICA ALL´ASSEMBLEA INDETTA DAL “COMITATO PER RIVALTA VIVIBILE”
Magari c´è chi, sentendo parlare di un impianto che lavora granoturco, pensa ad un enorme mestolo per fare la polenta (quella industriale che cuoce in quattro minuti). Invece con il mais si può fare alcol (bioetanolo). Quale è la differenza? Se dai fuoco alla polenta, la rendi abbrustolita, croccante, che è un piacere mangiarla. Se dai fuoco all'alcol: scoppia, incendia, crea problemi di sicurezza. Se fai polenta: generi vapore acqueo e sudi a girare il mestolo. Se fai alcol: generi vari tipi di inquinamento. In effetti anche qualche “problemino” di sicurezza e inquinamento lo dà questo “Impianto di produzione di etanolo da mais nel comune di Tortona, frazione Rivalta Scrivia (AL)” che per fare 1 litro di carburante spreca... 3.000 litri di acqua.
SICUREZZA
5 serbatoi (silos) di etanolo alti fino a 15 metri, 3.600 m3, migliaia di autobotti e treni di etanolo che vanno avanti e indietro in aggiunta al traffico dell'Interporto, 200.000 tonn/anno (per cominciare) di etanolo:
in riva allo Scrivia (pur “abituato” a ricevere riversamenti),
a pochi chilometri dal parco protetto dello Scrivia,
a pochi metri da Rivalta,
a pochi metri (200) dalla Noble (detonatori),
a pochi metri (75) dal passaggio dei treni viaggiatori.
Ebbene qualche “problemino” questo etanolo lo pone, per incendi e attentati, nel parco serbatoi, ai silos stoccaggio mais, alla zona di carico-scarico, sulle strade. L´alcol brucia. Il mais pure. Uno vicino all'altro...
Il mais: 628.000 tonn/anno (per cominciare), fino a 12 silos alti 24 metri, capacità 22.000 m3, significa altre migliaia di camion (e treni). Altre migliaia di camion viaggeranno per il DDGS (distillato di grani asciugato con sostanze solubili): una farina alimentare come residuo di lavorazione (1/3 del mais). 214.000 tonn/anno, incendiabili pure loro. Totale generale: oltre 1.000.000 di tonnellate/anno (per cominciare).
La protezione antincendio e antiterrorismo di questo enorme complesso industriale di 107.300 metri quadri, una raffineria, sarà garantita -dice il progetto- da... una fila di alberi ad alto fusto in funzione di “barriera ambientale” (ridicolo) e da una rete antincendio: sufficiente ? Lo sapremo quando si svilupperà uno scoppio. Ci ricordiamo che alla Montedison di Spinetta Marengo i Perossidi erano stragarantiti nel progetto, protetti sul lato ferrovia da colline (li vedete passando) e da una formidabile rete antincendio, un lago con pesci grossi così: quando sono scoppiati (2 volte) ci sono stati morti, feriti e inquinamento ambientale. Venerdì scorso c´è stato l´ennesimo incidente (fluoro), che è stato nascosto all'opinione pubblica e perfino alla protezione civile.
Tutte quelle “cosucce”, secondo il progetto, relative alla sicurezza durante l´esercizio dell´impianto etanolo, saranno precedute, per 2 anni, dai lavori di cantiere: polveri, rumori, inquinanti da veicoli ecc. In questa fase di cantiere è previsto lo scavo del primo pozzo, il primo attacco alla falda acquifera in zona definita predesertica.
Passiamo dalla sicurezza all'inquinamento. Altri “problemini”.
INQUINAMENTO
I dati sono sempre quelli forniti dall'azienda nel progetto: ci credo poco, sono come sempre minimizzanti. Pensiamo ai progetti “sicuri” del polo chimico di Spinetta che ha il record per morti e malattie di cancro ecc., malgrado anni di battaglie ambientali a cui ho partecipato e promosso.
a) Oltre all'inquinamento luminoso, sempre sottovalutato, avremmo
b) l'inquinamento acustico, il rumore proveniente soprattutto dalla fase di macinazione. Anche in questo caso, lo stesso progetto ammette che “non è possibile a priori conoscere quali e quante saranno le sorgenti sonore specifiche e dove verranno precisamente installate”, però conclude che non c´è problema: “l'inquinamento acustico sarà compatibile”. Boh. Abbiamo impiegato anni e scioperi per rendere “compatibile” il rumore alla centrale termica della Montedison.
Avremmo poi
c) l'inquinamento idrico (prelievo norme, oltre 39.000 litri l'ora !):
quelle reflue di lavaggio immesse in fogna (le analisi le farà poi l´ARPA, con comodo) e quelle meteoriche depurate (???) dagli inquinanti che saranno versate nel canale vicino... per l'irrigazione (!!).
Avremmo poi
d) l'inquinamento atmosferico, con emissioni enormi di vapore (40 tonn/ora) che darà origine al famoso fenomeno della neve a cielo sereno, nonché di azoto, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, ossidi di carbonio, PM1, PM10, VOC, anidride carbonica, ecc. provenienti fra l'altro dall'impianto di ossidazione termica (alimentato da CO2 e gas di scarico essicatore DDGS), dalle torri di raffreddamento, dalle caldaie produzione vapore, dalla centrale di cogenerazione (formata da 2 turboalternatori a metano da 5 MW ciascuno a coprire soprattutto l'alto fabbisogno di vapore, in parallelo alla rete elettrica).
Il progetto assicura essere “emissioni continue rispettanti i limiti di legge”. Anche su questi limiti andiamoci cauti. Se verranno rispettati lo sapremo solo in esercizio, troppo tardi. Eppoi i limiti di legge (TLV, MAC ecc.) vengono stabiliti da “tecnici” non imparziali ma legati alle aziende produttrici. Così i limiti variano nel tempo, nella storia e nella geografia. Ad esempio il DDT e l'amianto erano per legge innocui, senza limiti. Invece erano cancerogeni. Dopo migliaia di morti sono vietati. Limite zero. Ma non in tutto il mondo. Alla Montedison (dove si faceva il DDT e dove non è stato rimosso l'amianto) ad esempio abbiamo addirittura scioperato (malgrado le ricadute occupazionali) per far chiudere i Pigmenti e i Bicromati. Cancerogeni. L'unico limite sicuro per la salute è zero: sostiene da sempre Medicina democratica.
È uscito l´ultimo numero della rivista Medicina Democratica.
Si apre con “Prevenzione primaria: la tutela della biodiversità” di Laura Gola e contiene:
il dossier “Incenerimento dei rifiuti e inquinamento ambientale” di M. Caldiroli, S. Montanari, Rete Donne della Brianza, M. Cerani; “Materia o energia ?” di M. Cerani; “Scuola e società” di R. Ermini; “A tutto gas” di E.Gianicolo; “Poesia” di E.Perissinotti; “Proposte per la sicurezza sul lavoro” di P. Visentin, M. Napoletano, A. Spisni, A. Pironi, W. Passini; “Dentro il tunnel del Brennero” di M. Niro, A. Rizzoli; “Manfredonia trenta anni dopo: la Seveso del Sud” di M. Portaluri; “Val di Susa: impatto sanitario di diossine e PCB” di M. Tomalino; “La retta del malato terminale” di W. Fossati; “Sensibilità chimica multipla” di Associazione Amica.
Tra gli altri inquinanti atmosferici avremmo le emissioni di polveri da scarico, prepulitura, stoccaggio del mais, polveri più o meno pesanti a seconda che il mais arrivi o meno direttamente dai campi di raccolta. Già nei due anni di cantiere avremmo tonnellate di polveri di scavo, smarino, lavorazione calcestruzzi, inquinanti di veicoli e macchine operatrici.
Avremmo poi le emissioni in atmosfera di anidride carbonica (CO2), la principale responsabile dell'effetto serra, dell'aumento della temperatura terrestre, dei cambiamenti climatici, dei disastri crescenti. Un terzo del mais lavorato da questo impianto va in anidride carbonica. 23 tonn/ora, 201.480 tonn/anno (per cominciare), di cui l'azienda tenterebbe il recupero per sole 3 tonn/ora in forma liquida. La CO2 emessa, a sua volta contiene alcoli, impurezze, polveri. Respirabili.
Avremmo poi l'inquinamento atmosferico dovuto al traffico veicolare di mais, farina DDGS, etanolo e anidride carbonica, dunque: ossidi di azoto, monossidi di carbonio, particolato PM1 e PM10 in quantità enormi. Ma secondo il progetto “senza peggioramento dello stato di qualità dell´aria”. Insomma ci potrebbe stare anche un inceneritore.
e) Però in compensazione di tutto ciò che va a finire in aria e acqua e suolo, l'azienda fa sapere che farà... la raccolta differenziata. Lo garantisce.
SICUREZZA E INQUINAMENTO DA TRAFFICO VEICOLARE
Cerchiamo ora di capire l'entità del traffico veicolare che determina parte dei rischi di sicurezza e inquinamento fin qui descritti. Per il mais, 628.000 tonn/anno (per cominciare), se fosse tutto trasportato su gomma sarebbero 25.120 camion pieni in entrata e altrettanti vuoti in uscita. Totale 50.000 viaggi. 200 il giorno.
Per la farina DDGS, 214.000 tonn/anno (per cominciare), sarebbero 8.000 camion vuoti in entrata e pieni in uscita. Totale 16.000 viaggi. 64 il giorno. Per l'etanolo, 200.000 tonn/anno (per cominciare) sarebbero 8.000 autobotti vuote in entrata e piene in uscita. Totale 16.000 viaggi. 64 il giorno. Per l'anidride carbonica, 26.280 tonn/anno, sarebbero 1.000 autobotti vuote in entrata e piene in uscita. Totale 2.000 viaggi. 12 il giorno. In totale generale, se calcolato in veicoli, sarebbero 84.000 viaggi l'anno, 350 il giorno (per cominciare).
Però il progetto dice che i trasporti in maggioranza non sarebbero su gomma, bensì su ferrovia, e quindi non ci sarebbero più di 140 viaggi andata/ritorno il giorno di camion, 17.500 l'anno (che comunque non sarebbero una bazzecola). Ci credo poco. Il calcolo dipende dalle provenienze e dalle destinazioni. I camion possono andare e venire da ogni parte d'Italia, invece i treni vanno in uniche direzioni. Il progetto non indica le provenienze del mais e le destinazioni di etanolo, farina DDGS e anidride carbonica. Si può ipotizzare che l'etanolo sia destinato prevalentemente ad un unico sito: in tal caso è effettivamente praticabile l'uso della ferrovia. Molto meno probabile per il mais che non ha un unico luogo di produzione in Italia. Di sicuro le spedizioni di farina DDGS saranno su camion e così di anidride carbonica, come ammette lo stesso progetto.
Per cui il numero dei viaggi di camion/autobotti sarà più vicino agli 84.000 che calcolavo piuttosto che ai 17.500 del progetto (che pur non sarebbero una bazzecola). Comunque tutte le cifre sono destinate a aumentare seguendo l'aumento delle produzioni.
IL COMITATO CIVICO PER RIVALTA VIVIBILE
Se così stanno le cose della sicurezza e dell'inquinamento, non c'è alcun dubbio che il progetto debba essere assoggettato alla procedura di valutazione di impatto ambientale, VIA regionale. Perciò è molto importante che si muovano anche i consiglieri regionali, oltre a quelli provinciali e comunali.
La VIA deve essere accompagnata dalle autorizzazioni qualità aria e acqua della Provincia.
E soprattutto da una variante urbanistica da uso agricolo a uso industriale. Se il Comune di Tortona non fa questa variante: non si può costruire nulla. Se il Comune fa la variante: si può costruire l'etanolo o al suo posto o in aggiunta l'inceneritore. Non dimentichiamo che proprio ora Regione e Provincia hanno concordato la realizzazione di un inceneritore rifiuti e che proprio Rivalta era stata indicata a suo tempo come sito ospitante. La pressione sui politici per l'impianto è impressionante, perché dietro c'è addirittura Marcellino Gavio. Però Gavio può essere sconfitto. Dai cittadini, dai comitati, da voi. Sapendo che vi sferreranno contro i giornali: che non sono indipendenti, ma sono dipendenti dal potere economico, dunque da Gavio, sapendo che alcuni giornalisti hanno più dignità, altri meno, molto meno.
Si può vincere, come abbiamo vinto in altre occasioni, anche contro Gavio. Come ? Mobilitandosi, raccogliendo firme, con dibattiti, assemblee, volantinaggi, partendo da Rivalta per coinvolgere Tortona, ma anche Novi Ligure e Alessandria. Presentando, come stiamo preparando, osservazioni e facendo eventuali ricorsi amministrativi e legali. Infine con il voto: l'altra arma che avete in mano. I politici, quelli che poi decidono il sì o il no al progetto, ci tengono a due cose: i soldi e/o i voti. Noi i soldi non li abbiamo (Gavio sì).
Lasciamo perciò perdere proposte perdenti come il “comitato sentinella dei cittadini”, che piace tanto ai proponenti l'impianto, Gavio e Ghisolfi, e che equivale ad accettare l'impianto. Il Comitato va sì costituito ma non per controllare (ci sono gli enti preposti) bensì per impedirlo !
MAIS E BIOMASSE
Noi ambientalisti ci battiamo (inascoltati dai politici) per il risparmio dell'energia, per la diminuzione dei consumi energetici, per la sostituzione dei combustibili fossili (petrolio) con le fonti alternative: sole, acqua, vento e anche biomasse. Ma sulle biomasse occorre distinguere. Il mais è una biomassa, una pianta. Le piante, tramite il processo di fotosintesi, eliminano l'anidride carbonica atmosferica (la convertono in materia organica). Se la biomassa è uno scarto, il residuo della coltivazione, allora noi siamo favorevoli all'uso di questo tipo di biomassa che non intacca il patrimonio boschivo, soprattutto per fare biogas (metano) e per fare compost (fertilizzante) tramite piccoli impianti. Se invece si intende per biomasse le piante espressamente coltivate per scopi energetici in grossi impianti, per essere bruciate, o per fare etanolo che viene bruciato, allora non siamo d'accordo, tanto più in quanto richiedono massicce dosi di fertilizzanti chimici e di sintesi, e fitofarmaci, prelievi inusitati di acqua (come per il mais), usi massicci di macchine agricole, pompe per l'irrigazione, trasporti su lunghe distanze, cioè con aumento dell'impiego dell'energia di origine fossile e dunque con aumento dell´anidride carbonica.
AGRICOLTURA
Non siamo d'accordo a sottrarre suolo agricolo alla produzione di cibo. Non solo per ragioni etiche. Ma ecologiche (come spiegavo) ed economiche. Non si illudano gli agricoltori che aumentando la produzione di mais, sostituendolo alle altre colture con maggior valore aggiunto, andranno a guadagnare. Le esperienze nel mondo insegnano il contrario. Quando il prezzo del mais lo fanno i monopolisti, i produttori di etanolo, il prezzo in breve tempo tornerebbe a diminuire. Mentre aumenterebbe il prezzo della benzina e dei beni di consumo. Gli agricoltori lo conoscono bene questo fenomeno. Negli ultimi 20 anni (Studio Coldiretti) il prezzo del pane è aumentato del 419% mentre il prezzo del grano oggi è inferiore in termini reali a quello del 1985. Non si illudano gli agricoltori locali, perché la convenienza dell'industriale dell'etanolo sarà l'importazione delle biomasse dai paesi del terzo mondo, dove costano meno ed è più facile fare disastri ecologici, dove si possono coltivare OGM organismi geneticamente modificati, tagliare foreste, fare monocolture, annullare la biodiversità, strangolare gli agricoltori, aumentare il prezzo dei generi alimentari, diminuire il già scarso cibo, affamare la popolazione. È ciò che sta già avvenendo nel mondo. Di Fidel Castro si può pensare quello che si vuole, meno che è uno stupido. È contrario a fare biocombustibili con la biomassa canna da zucchero. Eppure Cuba aveva una monocoltura di canna, ed è strangolata dall'embargo, avrebbe bisogno estremo di energia, ma preferisce non sostituire il pane con la benzina.
In provincia di Alessandria (Dati Istat) il mais è coltivato per 23.557 ettari, cioè per un terzo dei cereali (73.946 ettari). Aumentare la produzione di mais a scapito dell´altra agricoltura significherebbe distruggere l'economia locale, la ricchezza. Gli agricoltori non avrebbero benefici duraturi da questo impianto etanolo. I cittadini in generale, agricoltori compresi, subirebbero altri aumenti dei prezzi dei generi alimentari. Gli unici a guadagnarci sarebbero gli industriali dell'automobile, dell'agrochimica e della biotecnologia. Insomma, la produzione di etanolo, neanche destinata a sostituire ma ad integrare il petrolio, è una truffa etica, energetica, economica, sociale, ecologica, possibile solo grazie agli incentivi pubblici.
E anche per l'occupazione: le 70-80 persone promesse si ridurranno a 35-40, avendo già anticipato l´utilizzo di quella che nel progetto è chiamata “flessibilità operativa”, cioè la mano libera nell'uso della forza lavoro.
GAVIO, COSTRUISCI UNA CENTRALE SOLARE
Gavio e Ghisolfi, che si sono improvvisamente scoperti ecologisti e filantropi, affermano che i biocarburanti (bioetanolo e biodisel) sono l'obbiettivo primario per ridurre l'effetto serra. Balle. Anche un recente studio pubblicato dalle rivista Science ha dimostrato che i biocarburanti riducono sì le emissioni nocive ma i benefici si perdono perché durante la produzione sia delle biomasse che del combustibile -come abbiamo visto per l´impianto di Rivalta- si riscontrano ugualmente le emissioni tossiche. In ogni caso non c'è confronto: le piante sono in grado di assorbire anidride carbonica fino a 9 volte di più rispetto ai potenziali vantaggi ottenuti dai biocarburi.
Il World Resources Institute calcola che il bioetanolo emette, dalla semina alla marmitta, 85,3 grammi di anidride carbonica contro i 94 della normale benzina: un bilancio energetico tutt´altro che esaltante. Noi siamo contrari all'espansione in Italia di questo tipo di biocarburante non sostenibile. Saremmo invece favorevoli ai biocarburanti di seconda generazione. Ossia ai combustibili ottenuti tramite la lavorazione di materiale ligneocellulosico anziché gli attuali prodotti derivati da oli e cereali. Si tratta di studi, ricerche, esperimenti che si stanno facendo in Germania, Usa, Inghilterra, e consistono, in parole povere, nell´estrazione di materiale ligneocellulosico dagli alberi senza danneggiare suolo e radici. Non è una impresa che si può proporre a Gavio perché una raffineria dei biocarburanti di seconda generazione costa di più di una centrale di bioetanolo, quindi Gavio non guadagnerebbe tutto e subito.
Eppoi Gavio attualmente ha problemi di liquidità. L'Impregilo è in crisi finanziaria, è accusata di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato per gli utili illecitamente realizzati nella gestione dei rifiuti in Campania. È stata sottoposta dal Tribunale di Napoli a sequestro cautelare che potrebbe arrivare all