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Tecno-mobs revolution


di: Alessio Mannuccci

It has to start somewhere
It has to start sometime
What better place than here
What better time than now
All hell cant stop us now

SMART MOBS

Moltitudini Intelligenti

Howard Rheingold esordì quando Internet stava ancora per esplodere, quando ancora nessuno sapeva cosa fosse una e-mail, quando la bolla finanziaria della net-economy stava per gonfiarsi, per spiegare al mondo il concetto di “virtual community”. Intellettuale sui generis e schizoide frequentatore di forum, mud e di ogni pertugio socialmente interessante della Rete, Rheingold torna oggi, a distanza di oltre sei anni, a vele spiegate cavalcando l'onda della prossima rivoluzione tecno-socio-comunicativa mediata dalle comunicazioni di massa senza fili.

“Smart Mobs”, oltre che un libro, è anche il nome del blog personale dell'autore, dove si collega ogni giorno per scrivere e scambiare idee e opinioni con i suoi numerosissimi lettori. Secondo le tesi di Rheingold, la nuova forma della rete, composta da dinamiche e interrelazioni sociali, è pronta a prendere il sopravvento. Continueranno ad esistere e faranno fortuna sulla rete soprattutto quelle imprese e iniziative che saranno in grado di facilitare la comunicazione tra le persone.

RESHAPING THE MEDIASCAPE

Eli Pariser, il ragazzo newyorkese coordinatore internazionale del movimento pacifista online contro la guerra in Iraq (www.9-11peace.org), tra i fondatori di MoveOn.org, il movimento info-attivista online che utilizza l'email e i messaggi istantanei per organizzare proteste internazionali di dimensioni galattiche, è solo un assaggio di come stia cambiando il “mediascape” delle relazioni sociali e della partecipazione estesa alla politica.

Già Manuel Castells (autore di “Galassia Internet”) aveva decretato che la Rete sarà sempre di più la trama della nostra vita, la base della forma di organizzazione della società, della politica, della cultura. Se nel 1995 le persone che avevano accesso a Internet erano 16 milioni, nel 2005 saranno un miliardo e entro il 2010 raddoppieranno ancora. La potenza delle reti informatiche può e deve essere sfruttata in tutto il suo potenziale rivoluzionario.

Rheingold considera per esempio i salva-schermi che milioni di utenti di computer utilizzano per donare l'energia risparmiata alla ricerca di vita intelligente nell'universo, o per trovare una cura per il vaiolo (www.grid.org), come esempi ulteriori di smart mobs in azione. Come anche i servizi anarco-comunisti resi dalle reti p2p come Gnutella o Kazaa che sono veri e propri ritrovi virtuali.

Nel saggio trova spazio anche l'analisi delle tecnologie di cooperazione e condivisione, così come dello sviluppo di nuovi modelli di misurazione della reputazione. Non solo 3G, SMS, wireless e sistemi di rilevazione satellitare, insomma, ma anche l'open source, il p2p, i weblog, tutti segnali dell'emergere di una nuova forma di “intelligenza diffusa” in grado di modificare lo stato attuale delle relazioni sociali ed economiche. A questo punto urge la cosiddetta “e-democracy”, la democrazia elettronica, ovvero: bisogna mandare al potere le “moltitudini intelligenti”.

Come?

Rheingold non azzarda pronostici, né profezie. L'unica certezza che offre è che “il futuro prossimo è plasmabile”. Conoscenza, attenzione e azione possono indirizzarlo su una prospettiva proficua per tutti.

FLASH MOB
Immediatismo di Massa

Manhattan, 3 giugno 2003, ore 19.00. Duecento persone si presentano al reparto arredamento di Macy's per acquistare un fantomatico “tappeto dell'amore”. Attimi di panico tra i commessi e poi, il nulla. Bastano solo dieci minuti e la folla, così come è apparsa, scompare.

Osaka, 15 giugno. Centinaia di ragazzi si danno appuntamento per ricostruire il combattimento tra Neo e l'agente Smith di “Matrix Reloaded”. I passanti sbigottiti assistono all'estemporanea ricostruzione della scena più famosa del film, interpretata da giovani nerovestiti che si affrontano a colpi di kung fu acrobatico e poi fuggono.

Roma, 24 luglio. In 300 si presentano in una libreria della centralissima via del Corso e chiedono gli inesistenti “Galateo secondo Alvaro Vitali” e “Pinocchio 2 la vendetta”. Il tam tam telematico è partito dal sito di Marco, alias J.Jack Flash. Le sue indicazioni erano chiare: «Alle 19.00 trovatevi in via del Corso, fra il McDonald's e via della Frezza. Incontrerete una persona con un cappello che ha stampata sulla visiera una M bianca e che ha in mano un mazzetto di fogli. Avvicinatelo e chiedetegli “M come Mob?”. Vi consegnerà un foglietto con le indicazioni operative. Imparatelo a memoria e mettetevelo in tasca. Alle 19.15 fatevi trovare all'entrata del posto designato e iniziate l'animazione. Siate creativi, tenendo presenti le linee guida impartite. Alle 19.25 disperdetevi. Nessuno deve rimanere nel luogo stabilito dopo le 19.27.

“Flash Mob”, ovvero “mobilità istantanea”: è ormai un'espressione entrata nel vocabolario del Web. Partorito nella Grande Mela, il fenomeno in poco meno di 6 mesi è diventato planetario. Da New York ad Amsterdam passando per Osaka e Mosca, ovunque vengono organizzati improvvisi raduni in cui centinaia di persone si materializzano in un luogo pubblico, danno sfogo a performance insensate e, in silenzio, si volatilizzano nel nulla. Tutto avviene nel giro di pochi minuti, proprio come in un flash, sotto gli sguardi attoniti dei presenti.

Il Global Flash Mob, lo scorso 25 ottobre, solo 24 ore dopo il primo e-mob, ha coinvolto 82 città in tutto il mondo in mobilitazioni all'insegna del non-senso. Perfino in Siberia, lo scorso 19 settembre si è svolta una Flash Marathon che ha visto un gruppo di buontemponi nell’ordine, chiedere: «qualcosa di assurdo» in un negozio di dischi, ordinare un prodotto «non sintetico» in un magazzino di abbigliamento, leggere flemmaticamente un giornale in una farmacia e, per finire, ballare in una via del centro di Omsk.

Ma come nasce un flash mob?

Chi meglio di J.Jack Flash, l'ideatore dell'happening romano, può spiegarlo?

Gli ingredienti della ricetta sono semplici: e-mail, organizzazione semi-invisibile, luoghi pubblici, brevi periodi di tempo, istruzioni precise, sincronia perfetta. Le coordinate del raduno (luogo, ora e eventuale abbigliamento da adottare) vengono comunicate tramite posta elettronica. Non c’è nessun leader, chiunque può farsi promotore dell’iniziativa. Il tutto avviene nella massima segretezza: il biglietto con le istruzioni precise sull’azione da svolgere viene consegnato solo sul luogo prestabilito. Il gesto da compiere deve essere innocuo, legale, rapido, divertente e concludersi con un grande applauso. Terminato l'evento ci si disperde e nessuno ha contatti con gli altri partecipanti.

Ma che senso ha? Nessuno. Questa è l'essenza dei flash mob. Lo scopo è quello di creare «non-eventi in non-luoghi».

L'inventore del fenomeno sarebbe un certo Bill, 28enne newyorkese. Il suo intento, come da lui stesso affermato, era quello di condurre un esperimento sociologico: «Riflettevo sulle folle che vanno a vedere gli spettacoli e volevo vedere cosa succedeva eliminando lo spettacolo e lasciando la folla. È La gente il vero spettacolo».

TECHNO-POPULAR REVOLT

Non solo semplice divertimento dunque ma una vera rivoluzione techno-popular. Howard Rheingold ha dedicato diverse pagine di Smart Mobs alla rivolta del gruppo “People Power II” che a Manila, nel 2001, rovesciò il presidente Estrada organizzando dimostrazioni mediante sms: «Noi siamo la txt generation» proclamava un messaggio che ha fatto il giro della gioventù filippina.

Dell'enorme potenziale di Internet nella mobilitazione delle masse è convinto anche Gary Trudeau, maestro delle strip di satira politica e sociale negli Stati Uniti, che lo scorso settembre ha dedicato le sue vignette all'organizzazione di un flash mob di supporto a Howard Dean, il candidato democratico alle primarie presidenziali americane.

La reazione dei flashmobbers è stata istantanea: altruistic mob, singer mob, love mob, political mob, mob di ogni tipo. Per i flashmobbers italiani il punto di riferimento è diventato flashmob.fantasmaformaggino.it che si dichiara «osservatorio sulla scena dei flash mob». Un entusiasmo globale, a conferma del fatto di come le autostrade informatiche possano stabilire anche un rapporto “reale” con il territorio, la socialità e un tempo libero restituito alla gioiosa creatività.

ANTI-MOB PROJECT

Il fenomeno, sempre in movimento, ha partorito anche i suoi anticorpi. Sono nati anti-mob, flash mugging e trash mob. L’Anti Mob Project ha lo scopo di creare un happening “al contrario”. Se il flash mob vuole concentrare più gente possibile in un luogo pubblico, il suo fratello eversivo vuole produrre il vuoto. L'obiettivo? Creare un'atmosfera «drammatica e deserta» ed «esprimere il proprio dissenso verso il mondo». Il sogno proibito degli organizzatori è «svuotare la Stazione Centrale di New York alle cinque del pomeriggio».

Meno impegnato il flash mugging, variante “vandalica” del fenomeno. Gli adepti, fomentati on line da novelli arruffapopolo, fanno di tutto per disturbare i flashmobbers “convinti” e l'organizzazione degli eventi. I mob-sovvertitori vengono meno alle direttive, rubano portafogli e telefonini dalle tasche della gente impegnata a manifestare, importunano, generano caos. Si potrebbe definire “mob-boicottaggio”, ma in realtà, si tratta sempre di goliardate.

FLASH MOB MARKETING

È la fine di settembre e l’attesa per il nuovo flash-mob-evento è alta, quando fa la sua apparizione il primo contro-volantino telematico nella storia del flash mob. Il messaggio anonimo è chiaro: nell'organizzazione dell'incontro milanese è coinvolta una grande compagnia telefonica che conta sulle adesioni dei partecipanti per raccogliere indirizzi di posta elettronica. Nessun invito esplicito al boicottaggio dell'iniziativa, solo molto disappunto. Quanto basta perché il mondo dei flashmobbers si fermi a riflettere.

I numerosi blog che ospitano i commenti del popolo dell'happening giocoso, iniziano ad animarsi. Le parole si fanno pesanti, i toni si accendono. La conferma del dubbio circolato per giorni in Rete arriva dalle pagine di fantasmaformaggino.it. Ale, uno dei tanti membri della comunità dei flashmobbers, rivela di aver scoperto che il portale della compagnia telefonica in questione pubblicizza effettivamente l'evento. E il dibattito esplode. Tra i partecipanti c'è chi non usa mezzi termini. Come La dark che scrive: «Tim ha rubato per i suoi scopi di lucro un evento che appartiene alla gente».

Le riflessioni sulla possibile contaminazione dei rapporti tra marketing e flash mob sono iniziate contemporaneamente al fenomeno. Hanno attraversato lo spazio libero dei blog “impegnati”, da Indymedia al francese Le Village, per poi lambire il terreno delle società di consulenza delle aziende, per lo più americane. Mondi distanti che si sono interrogati su un unico tema: che fine fanno le mailing list dei partecipanti? Chi le usa? Quanto è concreta la possibilità che vengano vendute per scopi commerciali?

Gli organizzatori dei raduni si dichiarano in totale buonafede. «Gli indirizzi di posta elettronica dei partecipanti restano segreti», dicono e, per sottolineare la genuinità del loro impegno, denunciano fenomeni di commercio non autorizzato di gadget ispirati al fenomeno. «C'è sempre qualche avvoltoio pronto a sfruttare commercialmente la creatività altrui» è il messaggio-fotocopia contenuto sui siti dedicati al flash mob di tutto il pianeta.

VIRAL MARKETING

ll principale nemico della spontaneità del flash mob è il cosiddetto “viral marketing”, strategia che usa strumenti di tecno-comunicazione innovativi a fini commerciali. Nonostante il nome minaccioso, si tratta di un sistema pienamente legale.

Per comprenderne le basi, basta leggere quanto afferma Mark Redetzke, guru del settore, che sulle pagine di Clickz.com, esalta la «forza virale» del passaparola che precede ogni flash mob. Una forza che dipende dalla capacità persuasiva del messaggio che contiene ora, luogo e “performance” stabilita per l'appuntamento.

L'anonimo organizzatore dell'evento milanese creato in partnership con la web community TIMC@fé, afferma che «l'idea del flash mob era piaciuta subito, tanto che è stata sposata in toto». Poi, per cautelarsi da ulteriori accuse: «Il flash mob può essere paragonato ai programmi open source che non appartengono a nessuno e che sono patrimonio comune, tutti possono migliorarli e farli loro».

GUERRILLA MARKETING

In alternativa o anche in sovrapposizione al “viral marketing” è emersa la “Guerrilla Marketing”, unire cioè agli eventi flash-mob anche delle tattiche di comunicazione guerrigliera per disorientare e rovesciare i meccanismi mass-mediali corporativi. L'idea originale di Jay Conrad Levinson (http://www.gmarketing.com/) è stata ripresa dal Marketing di Guerriglia proposto da Andrea Natella (http://www.guerrigliamarketing.it): “l'arte di ottenere il massimo risultato con il minimo degli investimenti”, e come nella guerriglia non si hanno tante regole da rispettare perché l'obiettivo e l'azione vengono prima di tutto.

Il Marketing di Guerriglia conosce i meccanismi memetici di diffusione delle informazioni (“viral marketing”) e ne tiene conto nella costruzione delle notizie e degli eventi, ma conosce anche il ruolo centrale che in questo processo ancora giocano i mezzi di comunicazione tradizionali. Un esempio è stata l'operazione portata a termine a Riccione, nell'estate del 2001: per la promozione del turismo sulla riviera, la Regione Emilia Romagna ha puntato su una campagna tradizionale che ruotava intorno allo slogan “Vacanze a Ufo” attraverso immagini di omini verdi e dischi volanti. La campagna, il cui sottotesto era “Siamo in grado di accogliere qualsiasi tipo di turista”, ha utilizzato il classico media-mix di cartellonistica, inserzioni sulla carta stampata, spot televisivi e radiofonici, eventi sul territorio (una simpatica mappa della città per extraterrestri, un festa dal sapore alieno nella piazza principale, gadget, pieghevoli ecc.).

Il Marketing di Guerriglia si è inserito in questo contesto mettendo in scena un falso atterraggio Ufo nei pressi dell'Acquafan, disegnando nottetempo tre grandi cerchi con dell'acido e gestendo in modalità “ghost” i rapporti con la stampa fornendo interviste a testimoni e ufologi. Il risultato ottenuto è stata un'altissima visibilità sulla stampa (prime pagine sui tre quotidiani locali, su quasi tutta l'emittenza radio e tv locale, quindi sulla stampa nazionale fino ad arrivare a un servizio su un telegiornale nazionale), la perfetta coerenza con la programmazione strategica e la presenza sul luogo dell'atterraggio di tanti turisti curiosi.

Quando il Comune di Riccione ha raccontato la vera storia dell'Ufo oltre a ottenere ulteriore visibilità ha avuto modo di rilanciare la campagna di promozione turistica confermando la propria immagine di comune trasgressivo e di tendenza.

FLASH DRIVE-IN

Un altro esempio di Marketing Guerrigliero è il “Flash Drive-In”, una via di mezzo tra un flash mob e un drive-in: “gratuito, nomade e irregolare”. La notizia è stata fatta circolare su internet per una settimana e solo 36 ore prima dell'inizio della proiezione sono stati comunicati il luogo e il titolo del film. Particolare il modo in cui è stato diffuso l'audio: utilizzando un piccola emittente “pirata” che ha trasmesso il segnale in FM sulle autoradio degli spettatori.

Il film, proiettato il 5 maggio in un parcheggio di Roma in anteprima, era “Nema Problema” di Giancarlo Bocchi, nelle sale a partire dal 7 Maggio. Secondo il regista “il mondo della distribuzione cinematografica somiglia a quello dell'informazione. È difficile trovare spazi indipendenti e bisogna sempre sottostare ai diktat della grande distribuzione. Il Flash Drive In è un esperimento innovativo per verificare nuove forme di fruizione cinematografica”.
http://www.flashdrivein.net

ILLEGAL ART SHOW

Animati dallo stesso spirito di guerriglia nomade temporaneamente autonoma, gli Illegal Art Show, una “irruzione della creatività nello spazio pubblico metropolitano”. Un'altra invenzione del “culture-jamming” anarco-freak americano importata con successo anche in Italia, prima a Milano e poi a Roma.

Raduni spontanei aperti a chiunque voglia sperimentare e mettersi in discussione, a chi è interessato all'arte o alla sua dissoluzione, a chi vuole trasformare spazi pubblici asociali in qualcosa di diverso, a chi è curioso o a chi semplicemente ha voglia di esperienze non convenzionali.
http://www.illegalartshow.com/

WI-FI BEDOUIN

Il progetto “wifi.Bedouin” di Julian Bleecker è qualcosa di veramente geniale. Di cosa si tratta? Un network mobile indossabile, sconnesso dalla rete globale. Costituito essenzialmente di un laptop posto in uno zainetto, provvisto di una antenna per comunicazioni wi-fi, un controllo remoto palmare e un software che nel complesso generano una isola connettiva in movimento.
L'innovazione stà nel paradigma, nell'idea di concepire il tutto come un server piuttosto che un client. In pratica te ne puoi andare in giro col tuo bel wifi.bedouin, fornire anche l'accesso ad una rete locale, e poi magari mixare il tutto collegandoti a internet. Il sistema offre molte possibilità creative.

Di default, insieme a tipiche applicazioni di networking come una chat, un Blog e l'iTunes Music Streaming, presenta anche due sorpresine come "SSID Stories", una serie di storielle animate in flash che appaiono quando meno te lo aspetti, e “Geo URL”, una serie di contenuti inaspettati che costituiscono una parodia dei siti più popolari. Ad esempio Google.com si presenta come Perry S