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La nave della morte
La nave della morte


r.s. a cura della redazione ECplanet

Otto vittime tra cui 3 bambini ad Abidjan: rivolta contro il governo costretto alle dimissioni.

La UE: ora il giro di vite sullo smaltimento delle scorie.

Rifiuti proibiti scaricati dall'Europa in Africa: 85 mila intossicati.


SOLFURO DI IDROGENO - Tra i veleni che la nave “Probo Koala” ha scaricato c'è il solfuro di idrogeno, un gas che odora di uova marce e crea problemi al sistema respiratorio.

MERCAPTANS - sono sostanze molto volatili che causano nausea e problemi al sistema respiratorio. In un ambiente chiuso possono provocare anemia.

L'ACQUA - una parte dei rifiuti sarebbero stati scaricati in mare, creando un inquinamento della catena alimentare e la possibile presenza di veleni nell'acqua.

19 agosto - La Probo Koala scarica illegalmente in Costa d'Avorio tonnellate di sostanze tossiche provocando finora 8 morti e 85 mila intossicati.

14 settembre - La casa del direttore del porto della capitale viene saccheggiata e incendiata. Il governo sotto accusa è costretto alle dimissioni, la nave sparisce dalle coste.

17 settembre - Si apre un'inchiesta. Finiscono in carcere due dirigenti francesi della compagnia olandese Trafigura che aveva noleggiato l'imbarcazione.

27 settembre - La Probo Koala viene bloccata da Greenpeace nel porto di Paldiski, in Estonia. L'UE promette nuove regole sul trasporto di sostanze pericolose.

Barricate di protesta nella capitale, l'auto del ministro dei Trasporti assaltata dalla folla e il governo costretto a rassegnare le dimissioni, due dirigenti della multinazionale Trafigura (una corporation svizzera con sede fiscale in Olanda) nelle carceri di Abidjan, un giro di vite legislativo annunciato dal commissario europeo all'Ambiente. Lo scandalo dei rifiuti tossici in Costa d'Avorio, con 8 morti e 85 mila richieste di assistenza medica, ha causato un terremoto politico senza precedenti: per la prima volta le navi dei veleni hanno provocato l'azzeramento del vertice istituzionale di un paese. E hanno riportato il calendario a metà degli anni ottanta, quando le barche cariche di rifiuti tossici facevano la spola tra i porti dei paesi industrializzati e le coste africane creando un'onda di risentimento che non si è ancora placata. Anche perché, nonostante l'approvazione della Convenzione di Basilea che regolamenta i movimenti internazionali di rifiuti pericolosi, le ecomafie continuano a controllare lo smaltimento illegale.

Il disastro di Abidjan comincia il 19 agosto scorso, quando la Probo Koala - un cargo battente bandiera panamense, di proprietà della società norvegese Celtic Legend Shipping Inc, noleggiato dalla Trafigura - attracca nel porto della capitale della Costa d'Avorio. La nave è autorizzata a scaricare 581 tonnellate dei rifiuti in un'unica discarica. Invece i barili di sostanze pericolose si moltiplicano e invadono 11 luoghi. Assieme alle sostanze tossiche arrivano i problemi sanitari: nausee, vomito, irritazione agli occhi, problemi respiratori. Le richieste di soccorso diventano migliaia e scatta l'allarme. Il governo annuncia il reclutamento di mille medici per far fronte all'emergenza. Le discariche vengono chiuse e i rifiuti ordinari riempiono le strade sostituendo un nuovo problema al vecchio problema.

Nel giro di pochi giorni il quadro sanitario si aggrava. Quando si arriva a 3 bambini e 5 adulti morti, a 23 ricoveri e a 85 mila richieste di intervento medico, si scatena la rivolta. La casa del direttore del porto viene saccheggiata e incendiata. Alla periferia di Abidjan le barricate bloccano il traffico e un'auto riceve un trattamento speciale. A bordo c'è il ministro dei Trasporti Innocent Anaky Kobenan: viene afferrato, malmenato e trascinato di peso sul luogo dove è stato depositato il carico di veleni, perché possa dare una valutazione diretta della situazione. Il governo, frutto di un precario equilibrio raggiunto dopo una fase di guerra civile, non regge a una simile pressione: il presidente della Costa d'Avorio, Laurent Ghagbo, lo scioglie e nomina un esecutivo di unità nazionale.

E mentre gli arresti non si fermano, si cerca di capire cosa effettivamente contenessero i barili scaricati illegalmente. Secondo la Trafigura si tratta di una mistura poco pericolosa derivante dal lavaggio delle cisterne della nave. Ma secondo la procura olandese la Probo Koala era una vera e propria raffineria di petrolio in navigazione che tra maggio e giugno ha trasformato 70 mila tonnellate di benzina. La Probo Koala aveva tentato di scaricare il suo carico mortale nel porto di Amsterdam il 2 luglio, racconta Roberto Ferrigno, un consulente di Greenpeace che da vent'anni studia le rotte dei veleni.

Algesiras. di spagnolo porto nel sostato anche abbia che sembra convenienti: più soluzioni ricerca alla salpare decide dollari, mila 300 oltre regolare, smaltimento dello costo del informato nave, della capitano il poi.

Alla fine è arrivata a Abidjan e, affidandosi a Tommy, una società locale, ha scaricato centinaia di tonnellate di rifiuti tossici. Due attivisti di Greenpeace si sono incatenati alla Probo Koala, ora ormeggiata in Estonia, per impedirne la fuga. Una vicenda particolarmente imbarazzante per la Costa d'Avorio che ha giocato un ruolo rilevante nella campagna condotta dall'Organizzazione per l'Unità africana per arrivare, nel 1991, alla Convenzione di Bamako: un accordo che, dando un'interpretazione restrittiva degli accordi di Basilea, pone un divieto secco di importazione di rifiuti pericolosi. Questo divieto continua ad essere aggirato dai nuovi pirati dei rifiuti che praticano lo smaltimento in doppio petto, ricorda Enrico Fontana, responsabile dell'Osservatorio ambiente e legalità della Legambiente. Tramontata la stagione delle carrette del mare da caricare e affondare in mare aperto, ora è arrivato il turno delle partite di contaminati mimetizzate in carichi dall'apparenza ordinaria.

Autore: Antonio Cianciullo
Fonte: La Repubblica del 3 ottobre 2006




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