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redazione ECplanet

L'aumento delle temperature “è un' emergenza ambientale, economica e sociale di prima grandezza”, sarebbe “sciagurato sottovalutare questo allarme”, ma “la risposta della comunità' internazionale, dell'UE e dell'Italia è ancora troppo timida”. A parlare è il ministro dell'ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, in un momento in cui l'Italia è in piena allerta per il caldo record di questo inverno con il dicembre più bollente dal 1860 e una natura che risponde con fioriture precoci e comportamenti anomali da parte degli animali.

Sul tappeto non solo il nodo ambientale, ma anche economico e sociale, legato al turismo e all'agricoltura. “La crisi nel settore del turismo invernale e i problemi per il settore agricolo, che peraltro rischiano di causare un grosso impatto anche sui consumatori, rappresentano un campanello d'allarme che sarebbe irresponsabile sottovalutare”. “La priorità dell'Italia - ha insistito - è contrastare l'emergenza climatica attraverso una svolta sui temi energetici e una maggiore tutela del territorio”.

Il capogruppo dei Verdi alla Camera, Angelo Bonelli, ha quindi annunciato che chiederà la convocazione di un Consiglio dei ministri e un dibattito parlamentare 'dedicati unicamente a questo tema, con l'obiettivo di adottare provvedimenti strutturali di contrasto all'emergenza clima'. “Alcune scelte dell'Italia vanno riviste, come la realizzazione delle centrali a carbone, che sono il vero nemico del clima. Servono provvedimenti su politiche energetiche, trasporti ed edilizia: le notizie sull'aumento delle temperature e sull'emergenza siccità indicano - ha concluso Bonelli - che non abbiamo più tempo da perdere”.

È d'accordo anche l'opposizione: “Ci sono tutti i presupposti perché il Governo cominci a prendere in considerazione l'ipotesi di dichiarare lo stato di calamità naturale e di approvare un decreto legge che permetta di intervenire a favore di questi settori”, ha detto il capogruppo di Forza Italia in Commissione Finanze, Gioachino Alfano. Se persisterà l'attuale situazione e se soprattutto non ci saranno piogge e nevicate abbondanti, per l'agricoltura italiana sarà un vero e proprio tracollo. Oltre alla perdita di molte produzioni, anche i riflessi per l'economia nazionale saranno fortemente negativi. Incombe, quindi, minaccioso lo spettro del 2003, quando, proprio a causa della siccità, si persero circa 5 miliardi di euro.

Il grido di allarme viene dalla Confederazione Italiana Agricoltori: il grano ha già raggiunto dimensioni che solitamente si riscontrano in marzo-aprile; gli alberi da frutta (susini, albicocchi, mandorli, ciliegi, peschi) sono in fiore con circa due mesi di anticipo. Le mimose in alcune regioni sono in piena fioritura. Cosa che normalmente avviene tra fine febbraio e inizio marzo. Per il riso il rischio siccità è in agguato.

E gli effetti di questa temperatura mite si fanno sentire anche sugli animali da allevamento. In particolare, le mucche producono meno latte rispetto al normale. Tutta l'agricoltura italiana è, dunque, in stato di allarme. Dal Piemonte alla Sicilia, è - afferma la CIA - uno scenario surreale per questo periodo dell'anno che, oltre che dal freddo, dovrebbe essere contraddistinto da copiose nevicate in montagna e anche in pianura. Le precipitazioni nevose sono, infatti, indispensabili, non solo per la gioia degli sciatori, ma soprattutto per ricreare i bacini montani, rafforzare le falde acquifere e alimentare torrenti e fiumi, fondamentali per irrigare le campagne.

Un altro elemento allarmante è rappresentato dalle possibili gelate che potrebbero verificarsi nelle prossime settimane. Questo provocherebbe seri danni soprattutto alla frutta e a tutti gli ortaggi che si producono a campo aperto. I cambiamenti climatici - sottolinea la CIA - stanno alterando i cicli stessi dell'agricoltura: temperature in aumento, modifica radicale delle precipitazioni (che determinano disastri e alluvioni, senza irrigare), riduzione della risorsa acqua, con lo spostamento sempre più a Nord di produzioni tradizionali, l'erosione dei terreni, in particolare quelli montani e collinari. Conseguenze che richiedono interventi incisivi e politiche mirate. Altrimenti andremo incontro ad un disastro annunciato.

“Fiumi, laghi e bacini dal Nord al Sud Italia si trovano al di sotto delle medie storiche degli ultimi cinquanta anni su livelli che fanno temere il rischio siccità per la prossima stagione primaverile se non interverranno al più presto precipitazioni o nevicate abbondanti”. È questo l'allarme lanciato dalla Coldiretti sulla base di un monitoraggio sulla situazione idrica del Paese dal quale emerge che, rispetto alla media storica, il livello idrometrico del Lago di Como a Malgrate si trova 10 centimetri al di sotto, quello di Garda a Peschiera, 30 centimetri, quello del Lago di Iseo a Sarnico, ben 40 centimetri...

Lo stesso fiume Po a Ponte Lagoscuro - ha sottolineato la Coldiretti - è già sceso ad un livello di -5,65 metri, mentre lo scorso anno, il primo di agosto, in piena crisi idrica, era arrivato ad un minimo di -7,41 metri. Difficoltà si registrano anche nelle regioni del Mezzogiorno come in Calabria dove - ha riferito ancora la Coldiretti - rispetto allo scorso anno si registra una minore disponibilità idrica (del 30%) con forti preoccupazioni per il futuro delle coltivazioni ortofrutticole.

Anche in Molise - ha continuato la Coldiretti - il livello attuale delle acque dell'invaso del Liscione è di 111 metri rispetto ai 122 dello stesso periodo dello scorso anno, con una distanza di soli 18 metri dal livello dell'adduttore per l'acqua potabile e di 20 da quello per l'irrigazione, e con una riduzione di 70 milioni di metri cubi di acqua rispetto all'anno precedente. La situazione critica è aggravata dal fatto che soprattutto al nord si sta prolungando la mancanza di acqua, con meno di un terzo delle normali precipitazioni in novembre e dicembre, con l'impossibilità per i terreni di ripristinare le riserve idriche indispensabili per i prossimi mesi, quando le colture avranno bisogno di irrigazione.

Si tratta di una situazione preoccupante con la prospettiva concreta di una indisponibilità di adeguate quantità di acqua per le persone, l'energia e l'agricoltura dove si rischia di superare il miliardo di danni causati da siccità, caldo e maltempo nel 2006. Servono dunque - ha concluso la Coldiretti - interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali del piano irriguo nazionale previsto dalla finanziaria, campagne di informazione ed educazione sull'uso corretto dell'acqua, un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca ed innovazione per lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico come l'arachide sperimentata dalla Coldiretti.

Lo smog torna a salire. Domenica scorsa, le polveri sottili hanno superato la soglia di guardia in tutta la provincia. A Milano, la media giornaliera è stata di 59 microgrammi al metro cubo, appena al sopra del limite (50 microgrammi) scelto per l'inquinante dannoso alla salute. In città, così, i giorni consecutivi con il Pm10 oltre la soglia di guardia sono 11. E non sono previsti miglioramenti. La cappa di alta pressione, che tiene lontane piogge e venti, resiste. Soltanto domani passerà sui cieli della Lombardia una breve perturbazione: le piogge - se ci saranno - saranno comunque limitate alla parte più meridionale della regione. «Per questo, nel corso della giornata di mercoledì, le concentrazioni degli inquinanti tenderanno dapprima ad aumentare per poi calare lievemente», recita il bollettino dell'Arpa.

Per ripulire l'aria, insomma, servirà ben altro. Dall'inizio dell'anno soltanto in due giornate (2 e 3 gennaio) le polveri sottili sono rimaste al di sotto della soglia di guardia. Avanti di questo passo, il bonus di 35 superamenti all'anno fissato dall’Unione Europea sarà bruciato in poco più di un mese (Milano ne ha già consumato quasi la metà). Succede così ogni anno, gennaio è uno dei mesi più critici per lo smog. Legambiente rilancia: «Proponiamo di sperimentare il divieto alla circolazione dei camion più inquinanti sulle autostrade dal 25 febbraio. Quel giorno si deve bloccare il traffico in tutta la Pianura Padana - dice Andrea Poggio -. Un camion Euro 0 inquina come decine di auto. E anche il governo deve fare la sua parte: da mesi attendiamo il decreto di omologazione dei filtri antiparticolato per i camion».

Nel frattempo, in America, dove il governatore Schwarznegger ha decretato lo stato di emergenza in California a causa dell'improvvisa ondata di gelo, il Presidernte Bush ha dichiarato lo stato di emergenza anche in Oklahoma. Il bilancio finora è di 30 morti, incidenti, trasporti bloccati e scuole chiuse. Lo stato più colpito è proprio l'Oklahoma, dove tre persone sono morte per ipotermia dopo essere rimaste troppo a lungo all'aperto. Inoltre, la violenta tempesta di ghiaccio ha lasciato 100mila persone senza energia elettrica e bloccato le strade del Paese.

Il ghiaccio ha provocato un tragico incidente: un minivan, sbandando sul ghiaccio, è andato a sbattere contro un autocarro. Nell'impatto sono morte sette persone. Il Presidente Bush ha dichiarato lo stato di calamità naturale, chiedendo aiuti federali per le operazioni di emergenza. Lo stato d'emergenza è stato proclamato anche in Missouri, dal governatore Matt Blunt. Dopo che una tempesta di neve e il gelo ha privato dell'energia elettrica 300mila persone, causando gravi danni all'intero sistema economico. Migliaia di persone sono rimaste isolate. La Guardia Nazionale è tutt'ora impegnata a ripulire le strade dagli alberi caduti e dalle linee elettriche crollate. I soccorritori girano casa per casa a portare viveri, medicinali, coperte.

Nel Michigan e nel New England sono caduti almeno trenta centimetri di neve. In Texas il maltempo ha ucciso due persone e ha paralizzato il sistema dei trasporti. David Magana, dirigente dell’aeroporto internazionale Dallas-Fort Worth, ha reso noto che sono stati annullati un terzo dei voli in programma. A Phoenix, in Arizona, il gelo ha fatto saltare le tubature dell’acquedotto e l'acqua ha invaso i ricoveri dei senza tetto. La follia del clima si è fatta sentire anche in California. A Los Angeles, il termometro è sceso a 2,2 gradi centigradi, cosa che non accadeva da settant'anni, gettando nel panico gli abitanti abituati da sempre a gennai miti. Le delicate coltivazioni di agrumi, colpite dal gelo, sono in pericolo. Intorno a San Diego, nella California meridionale, sono caduti 30 centimetri di neve, accompagnati da bufere. San Francisco è arrivato a 0 gradi. Sacramento è -5, sul lago Tahoe si è scesi addirittura a 20 gradi sotto.

Data articolo: febbraio 2006

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