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redazione ECplanet

Diritti collettivi

La diffusione della musica online rimane al centro dello scenario digitale dei nostri giorni. E il relativo dibattito si va (giustamente) ampliando fino a comprendere diritti degli utenti e innovazione tecnologica, futuro dell'arte e comportamenti sociali, strettoie legali e potentati industriali. Un calderone in continua ebollizione dove, pur nella diversità di posizioni, è cruciale stimolare la partecipazione dei vari soggetti e l'interesse pubblico. Motivo per cui tra i recenti eventi statunitensi va segnalato l'incontro, presso la New York Public Library, di Lawrence Lessig, professore alla Stanford University, Jeff Tweedy, leader della rock band Wilco, e Steven Johnson, editor per Wired Magazine, in veste di moderatore.

Sotto il titolo “Who Owns Culture ?” (“Chi possiede la cultura ?”) la discussione si è focalizzata sul file-sharing musicale, il libero scambio in rete di files musicali, ma non solo, ribadendo la questione più importante: chiunque navighi online ha diritto al download dei prodotti culturali ivi disponibili. Secondo Lessig, la criminalizzazione del file-sharing avrà “effetti inibitori sulla creazione culturale”, citando casi di tecnologie passate (quali radio, videoregistratori e via cavo) che hanno portato a modifiche legislative per riequilibrare l'ambito del consumo individuale e dell'innovazione tecnologica, contro il potere delle elite industriali.

Tweedy ha parlato di sana “disobbedienza civile”, grazie al quale la sua band ha raggiunto un'improbabile successo. Nel 2001, infatti, nel bel mezzo di un tour, il suo gruppo, i Wilco, si sono ritrovati senza casa discografica e senza denaro, sull'orlo dello scioglimento. Poi, quando hanno deciso di distribuire il nuovo singolo, “Yankee Hotel Foxtrot”, sul Web, il successo è stato immediato, consentendo ai Wilco di tornare in pista alla grande. Un boom che li ha portati poi a un contratto con Nonesuch Records e a un successo anche di vendite, con punte fino a 500.000 copie. Il download libero e gratuito ha stimolato, anziché diminuito, l'interesse generale e i relativi acquisti di quegli album. Un trend comune a molte altre band vecchie e nuove, come pure accade per altri 'artefatti culturali' del nostro tempo, libri cartacei in primis.

Ma gli artisti cosa ne pensano? È noto come parecchi contestino il suddetto modello, che in generale funziona per nomi poco noti, ma non per i musicisti affermati. Infatti, secondo Tweedy, quelli che più si lamentano del file-sharing “sono quelli che hanno talmente tanti soldi da non meritare ulteriori pagamenti”. Lessig ha insistito sul fatto che “la libertà di remix, non solo delle parole ma della cultura” si è dimostrata centrale nella creazione di imprevedibili opere d'arte, dai tempi di Shakespeare a recenti rifacimenti quali il “White Album” dei Beatles.

Auspicando l'ampliarsi del movimento di riforma sul copyright, un 'articolo apparso su Campus Progress, testata online dedicata ai campus universitari, dal titolo “Art is Not a Load of Bread” (L'arte non è un filone di pane), insiste sul fatto che “bisogna riconoscere la realtà dell'impossibilità di bloccare Internet” e quindi la legge dovrebbe adattarvisi. Concludendo con un altro dato incontrovertibile, ripreso da una battuta di Tweedy: “[Il download] continuerà ad esistere, è impossibile arrestarne l'ondata”. Questa notizia è stata divulgata dal periodico “apogeonline news”.

Istituzioni culturali citate nell'articolo:

Lawrence Lessig

CampusProgress.org




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