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di: Alessio Mannucci

Secondo la teoria di Henry Niman, titolare della compagnia biotech Recombinomics, le ricombinazioni genetiche che portano il virus dell'influenza a continue mutazioni sono riconducibili ad un processo detto di “ri-assortimento”, che secondo lui può essere monitorato. Mentre secondo la stragrande maggioranza degli esperti, invece, è impossibile prevedere le future mutazioni del virus. “Non c'è modo”, dice Dave Daigle, dei Centers for Disease Control (CDC) che fanno parte dei centri di sorveglianza della WHO specializzati nella prevenzione di epidemie influenzali.

Niman, che di certo non è disinteressato, non è tuttavia un novellino. Nei suoi 27 anni di carriera ha conseguito brillanti risultati nella “Monoclonal Antibody Technology”, una tecnologia che consente ai ricercatori di crescere ingenti quantità di anticorpi (usati nei vaccini e nella ricerca contro il cancro) in laboratorio. Niman sostiene che integrando la conoscenza dei percorsi di migrazione degli uccelli con le informazioni dei database genetici e quelle relative all'età e alla localizzazione geografica dei pazienti, si possa pervenire ad una stima del ri-assortimento genetico del virus. Anche se è solo una teoria, ancora tutta da sperimentare.

“È vero che nel virus dell'influenza che colpisce gli umani, il cui genoma è stato sequenziato, le nuove varianti sono create da un ri-assortimento e non da ricombinazione”, ha detto il Dr. Erich Hoffmann, del St. Jude Children's Research Hospital di Memphis, nel Tennessee. Hoffman fa parte di un team che ha identificato un gene coinvolto nella trasformazione del virus dell'influenza. I National Institutes of Health (NIH) stanno sfruttando la scoperta per sviluppare un vaccino di nuova generazione.

Ma esistono anche casi più rari, documentati, ad esempio in Cile e in Colombia, di mutazione mediante ricombinazione. La differenza è che, nel caso di ri-assortimento il materiale genetico resta lo stesso, cambia solo l'ordine dei fattori, mentre nel caso di ricombinazione subentrano nuovi geni. Niman crede che la ricombinazione sia avvenuta e avvenga perlopiù nel virus proveniente dagli uccelli, che si è ibridato con quello umano.

Conosciuto in codice come H5N1, il virus dell’influenza aviaria ha ucciso più di 100 milioni di uccelli e almeno 42 umani (circa tre-quarti degli infetti). Contiene 8 geni in grado di riassemblarsi scambiandosi con geni umani. Si teme che possa causare un'epidemia paragonabile a quella del 1918, capace di uccidere milioni di persone.

Secondo Niman, nel momento in cui il virus attacca un gene umano, il sistema immunitario in teoria dovrebbe riconoscerlo e neutralizzarlo. Ma proprio grazie alla ricombinazione, dice Niman, il virus si è evoluto fino a incorporare un gene ibrido, in parte umano e in parte aviario. Per questo motivo riesce ad infettare sia uccelli che umani, mantenendo un alto tasso di mortalità.

Niman sta ora studiando un caso di infezione di maiali emerso nella Corea del Sud che potrebbe dimostrare l'evidenza di ricombinazione. Le sequenze genetiche del virus, che lo scorso ottobre sono state inserite nel database genetico pubblico GenBank, mostrerebbero infatti la presenza di un gene ibrido. Ciò che preoccupa maggiormente è che il segmento umano sembra derivi da un virus del 1933, relativo a quello del 1918, contro cui il sistema immunitario umano potrebbe rivelarsi inconsistente. La WHO e il governo sud-coreano hanno dichiarato che la sequenza potrebbe essere frutto di un errore commesso in laboratorio (gli errori cominciano ad essere un po’ troppi, ndr). Questa notizia è stata divulgata dal periodico “Wired News”.

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

Recombinomics - Elegant Evolution

Access Excellence @ the National Health Museum

National Institutes of Health (NIH)

FIC , flu in china & flu information centre

GenBank


E-mail: Alessio Mannucci




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