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Referendum popolare sugli OGM
Referendum popolare sugli OGM


di: Alessio Mannucci

LA COMMISSIONE EUROPEA APPROVA 4 NUOVI OGM
(25-10-2007)

Lo scorso giugno, i ministri dell'Agricoltura dell'Unione Europea, scatenando aspre polemiche e facendo gridare alla fine dell'epoca biologica, avevano approvato un nuovo regolamento che consente di etichettare come “bio” anche i prodotti che contengono lo 0,9% di OGM da contaminazione accidentale. Una rivoluzione rispetto la precedente soglia dello 0,1%, il cosiddetto “zero tecnico” (perché al di sotto di questa percentuale gli OGM non sono rintracciabili).

Subito è scattato l'allarme per i prodotti trasformati come riso, dolci, cereali, marmellate e snack, cioè tutti quelli derivati da mais e soia provenienti dai mercati extraeuropei (come USA, Cina e Argentina): è proprio durante l'importazione, infatti, che gli ingredienti naturali possono essere accidentalmente contaminati da quelli transgenici, per esempio se vengono caricati sulla stessa nave. “Purtroppo, il Consiglio UE non ha dimostrato quella sensibilità che ci saremmo augurati”, commentava il ministro per le Politiche agricole Paolo De Castro, che a Lussemburgo si è battuto per non fare passare il regolamento insieme a Belgio, Grecia, Ungheria e Polonia. “Con questa scelta i ministri hanno tradito le indicazioni dell'Europarlamento sulla necessità di avere una soglia di tolleranza pari allo 0,1%”, denunciavano Monica Frassoni, co-presidente dei Verdi a Strasburgo, riferendosi al parere non vincolante espresso dell'Assemblea. Posizione a cui hanno fato eco tutte le associazioni, da Legambiente alla Coldiretti, secondo cui il nuovo regolamento comunitario “ignora la volontà dei cittadini europei”.

Più recentemente, la Commissione europea ha autorizzato definitivamente il commercio di nuovi OGM: una varietà di barbabietola da zucchero ('H7-1) e di tre varietà di mais (il 1507xnk603 e il 603xmon810 e il 59122, chiamato anche Herculex Rw) destinati all'alimentazione umana e animale. Sulla questione, i 27 Stati membri non sono riusciti ad ottenere una maggioranza né favorevole né contraria e con questa decisione termina la lunga procedura di autorizzazione. La Commissione ha stabilito che queste varietà transgeniche potranno essere importate in Europa da Monsanto, Pioneer e Dow AgroSciences, ma non potranno essere coltivati sul territorio europeo. Una scelta duramente contestata dai governi e dalle associazioni anti-OGM che hanno accusato Bruxelles di avere ignorato l'opposizione della maggior parte delle capitali.

Dal 2004, sono 15 i nuovi OGM autorizzati nella UE per l'importazione mentre nessun OGM è stato autorizzato per la coltivazione. Anche se la Commissione non si è ancora pronunciata sull'approvazione o meno della coltivazione della “superpatata” biotech prodotta dalla Basf. L'eventuale sì alla coltivazione della patata Basf “Amflora” rappresenterebbe davvero una vera rivoluzione nei confronti della politica europea nei confronti degli OGM. Su questa varietà di patata infatti gravano ancora seri dubbi sulla sua sicurezza in quanto potrebbe causare una resistenza dell'organismo agli antibiotici.

Attualmente, l'UE non si è ancora data delle regole contro la contaminazione accidentale delle culture biologiche da parte di quelle geneticamente modificate. Il commissario UE alla Salute, Stavros Dimas, con il sostegno di molte capitali, Roma e Parigi in testa, sta bloccando la decisione con una serie di richieste di accertamenti sui rischi per i consumatori. Mario Capanna, presidente della Fondazione Diritti Genetici, ha affermato: “Ancora una volta la Commissione Europea decide di autorizzare la commercializzazione di un prodotto OGM nonostante la maggioranza dei Paesi membri abbia espresso la propria contrarietà. È un fatto molto grave. Questa decisione dimostra in modo evidente come alcuni tecnocrati si sostituiscano nella decisione alla volontà dei popoli europei».

Il ministro italiano delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, ha sottolineato che insieme ad un numero crescente di colleghi farà di tutto per spingere la Commissione a tornare sui suoi passi. Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell'Ambiente, sostiene che il via libera della UE dimostra ancora una volta “l'urgenza di riformare profondamente il sistema di autorizzazione degli OGM”. Secondo Ludger Fischer, responsabile del tavolo agroalimentare della UE, vi sono altri alimenti OGM che possono entrare nella nostra alimentazione, magari attraverso una pizza. Spiega l'esperto che non basta affidarsi all'etichetta: “La farina di granturco non ha OGM approvati in Europa e quindi ha pochi obblighi di etichettatura. Il lievito è quasi tutto OGM, per aumentarne il potere di lievitazione e anche in questo caso non vi sono obblighi di etichettatura. Per quanto riguarda il formaggio, potrebbe contenere enzimi OGM ma, siccome sono distrutti nel processo produttivo, non c'è l'obbligo di dichiararlo in etichetta. Per quanto riguarda invece additivi del gusto, enzimi e acidi di soia, sono stati approvati dall'UE e il produttore ha l'obbligo di riportarlo nell'etichettatura. L'olio – conclude Fischer – è un punto delicato. Gli olii di colza e di soia hanno una grande produzione OGM a livello mondiale, mentre in Europa non vengono prodotti ma è consentita importazione ed esportazione”.

Tutto questo avviene nonostante il “Protocollo di Cartagena”, entrato in vigore nel 2003, che si rifà direttamente all'Articolo 19 della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) e al Principio di precauzione così come definito all'Articolo 15 della Dichiarazione di Rio sull'ambiente e lo sviluppo, riconosca la necessità di indagare a fondo i potenziali rischi associati agli organismi geneticamente modificati, al fine di garantire un elevato livello di protezione - con particolare riferimento alla diversità biologica - e assegni alle Parti della Convenzione il compito di assumere le necessarie misure legali, amministrative e politiche al fine di prevenire eventuali rischi.

LIBERI DA OGM: DOSSIER SULL'EFSA
(01 novembre 2007)

La Coalizione “ItaliaEuropa - liberi da OGM” denuncia scarsa indipendenza negli studi dell'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). Nei suoi primi cinque anni di attività, l'EFSA non ha mai esercitato le funzioni assegnatele di autorità scientifica indipendente nella valutazione del rischio sanitario e ambientale degli OGM.

“L'EFSA - ha dichiarato Capanna - come emerge dal dossier che abbiamo appena realizzato dal titolo “OGM, tutta la verità sull'EFSA”, non esegue una valutazione indipendente del rischio, non svolge ricerche di laboratorio, sottovaluta evidenze di rischio, adotta procedure poco trasparenti, impegna gran parte dei fondi europei con cui viene finanziata in semplici ricerche bibliografiche e in viaggi. Ciò è tanto più grave per il fatto che i pareri dell'EFSA sono sempre risultati determinanti nelle decisioni che hanno permesso alla Commissione Europea di autorizzare, a più riprese, la commercializzazione per uso alimentare in Europa di 12 OGM”.

AUMENTANO GLI OGM IN EUROPA
(31/10/2007)

E così, nonostante tutti i divieti, le contrarietà, gli allarmi e il diffuso scetticismo, secondo EuropaBio, l'associazione delle industrie europee di biotecnologia, «in Europa negli ultimi 12 mesi abbiamo assistito ad un incremento massiccio del 77% della superficie coltivata a colture geneticamente modificate. Il raccolto di mais GM ha raggiunto gli oltre 1.000 chilometri quadrati».

Davanti a questa crescita, EuropaBio ha chiesto di poter ampliare ulteriormente le coltivazioni, in particolare di mais Bt, e una più celere approvazione di più di 60 altre colture «bloccate tra gli arretrati» a livello europeo. Il mais Bt è l'unica coltura OGM finora autorizzata nell'UE: è resistente alla piralide del granturco, una larva di tarma che colpisce circa il 25% del mais dell'UE e agevola la diffusione di funghi potenzialmente tossici, ma elimina anche altri insetti benefici. Il mais Bt è autorizzato in otto paesi UE, compresi 21 mila ettari in Francia, dove però il presidente Nicolas Sarkozy ha appena sospeso tutte le coltivazioni di prodotti OGM.

Johann Vanhemelrijck, segretario generale di EuropaBio, ha detto in un'intervista che «se la valutazione del rischio dà il via libera sulla sicurezza del prodotto, quest'ultimo dovrebbe ricevere un'approvazione quasi automatica» ed ha chiesto ai responsabili delle politiche di basare le loro decisioni sulle ricerche scientifiche in maniera più affidabile. «Solo così le società continueranno a investire nella ricerca. Non è possibile continuare a chiedere alle aziende di contribuire per due terzi al 3% dell'obiettivo di Lisbona per la ricerca se non si consente la commercializzazione dei prodotti che scaturiscono da tale ricerca». Secondo EuropaBio «l'impiego di mais Bt aumenta la competitività, contribuisce a ridurre le emissioni di CO2 e fa bene ai consumatori, perché consente di ingerire meno tossine da fungo presenti sul grano danneggiato dall'insetto».

Marc van Montague, uno dei pionieri dell'ingegneria genetica sulle piante, dice: «la resa maggiore garantita dalle colture GM si rivelerà presto necessaria per alimentare la popolazione mondiale in crescita e soddisfarne il fabbisogno energetico. Gli scienziati hanno già creato molte altre soluzioni che potrebbero essere importanti per i consumatori, per l'ambiente e per i paesi in via di sviluppo». Esisterebbero già colture OGM resistenti alla siccità. «Ma in assenza della struttura economica non possiamo commercializzare tali prodotti. Verranno comunque coltivati in alcuni paesi e gli altri finiranno per seguirne l'esempio, perché se gli agricoltori e l'industria ne vedranno gli effetti, questa scienza diventerà inarrestabile».

Una tesi che sembra smentita non solo da numerosi esperti ed agricoltori ma anche dai risultati del progetto europeo “Quality Low Input Food” (QLIF), secondo cui, frutta, verdure e latte biologici «potrebbero essere più nutrienti rispetto ai cibi prodotti non biologicamente e contenere più elevate concentrazioni di antiossidanti che si ritiene riducano il rischio di patologie cardiache e cancro», esattamente il 40% in più dei prodotti coltivati non biologicamente, il latte biologico conterrebbe addirittura il 60% in più di antiossidanti e di acidi grassi dall'effetto benefico. Si tratta del più grande progetto di ricerca mai realizzato sui vantaggi dell'agricoltura e dei cibi biologici. Il coordinatore del progetto, Carlo Leifert, dell'università di Newcastle (Regno Unito), ha sottolineato che «mangiare alimenti biologici è equivalente a ingerire una porzione supplementare di frutta e verdura al giorno. Adesso ci sono sufficienti prove a dimostrazione dei maggiori benefici presenti nel biologico. Pertanto, chiediamo all'Agenzia per la Sicurezza Alimentare (FSA) di riconoscere e ammettere pubblicamente i vantaggi nutrizionali del cibo biologico prodotto con sistemi agricoli biologici gestiti in modo corretto».

Il progetto QLIF, finanziato con 18 milioni di euro nell’ambito del sesto programma quadro dell'Ue è stato realizzato da un consorzio di 31 centri di ricerca, imprese e accademie europee e dei Paesi vicini ed è basato sull'approccio “dal produttore al consumatore”. Per Leifert occorre «esplorare i meccanismi sottesi grazie ai quali i metodi biologici, al contrario di quelli non biologici, producono concentrazioni così elevate di nutrienti benefici». Per 4 anni i ricercatori della Newcastle university hanno allevato bestiame e coltivato frutta e cavolfiori, lattuga, carote, patate e grano, in terreni agricoli a coltivazione biologica e non in Europa ed hanno poi confrontato gusto e qualità nutrizionali. I risultati contrastano con quanto detto dalla FSA del governo britannico: «I consumatori possono anche scegliere di comprare alimenti biologici in quanto li ritengono più salutari e nutrienti dell'altro cibo in commercio. Tuttavia, la valutazione degli attuali dati scientifici non conferma questa tesi».

ECOCIDIO

La più importante agenzia statale americana per il controllo sui cibi e sui farmaci, la Food And Drug Administration, ha approvato i cibi modificati geneticamente malgrado le morti che avevano causato e gli avvertimenti dei suoi stessi scienziati sui gravi rischi che essi comportano.

Perché è avvenuto tutto questo ?

Durante l'amministrazione Reagan, quando l'economia degli Stati Uniti aveva seri problemi e c'era un grosso squilibrio negli scambi commerciali, molti esperti erano alla ricerca di aree attraverso il cui sviluppo si poteva rilanciare l'economia USA e, in particolare, l'esportazione. All'epoca, la giovane tecnologia della bioingegneria era uno dei settori più promettenti. È stata quindi emessa una direttiva per tutte le Agenzie federali, come l'FDA, l'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente (EPA) e il Dipartimento di Agricoltura: promuovere al massimo l'industria biotecnologica e facilitare l'introduzione dei nuovi prodotti sia negli USA che nei paesi esteri. Questo tipo di politica fu spinta moltissimo anche sotto la presidenza di Bush e poi di Clinton.

Nel maggio 1998, l'Alliance for Bio-Integrity, una coalizione di scienziati, leaders religiosi e consumatori, ha fatto causa alla Food and Drug Administration per ottenere test obbligatori di sicurezza e l'etichettatura dei cibi geneticamente modificat, perché si riteneva che la politica dell'FDA fosse scientificamente scorretta e moralmente irresponsabile. La Corte Federale ha quindi obbligato l'FDA a consegnare all'avvocato dei querelanti le 44.000 pagine del suo archivio interno. L'analisi di questi documenti ha dimostrato che l'agenzia ha violato la legge americana su cibo, medicine e cosmetici permettendo che i cibi geneticamente modificati fossero introdotti sul mercato senza essere sottoposti a sperimentazioni, generalmente riconosciuti sicuri da esperti pseudo-qualificati.

In seguito, l'FDA ha ammesso di aver operato sotto una direttiva volta a favorire l'industria biotech americana sulla base del presupposto che i cibi bioingegnerizzati sono essenzialmente uguali agli altri. Tesi oggi rivelatasi del tutto infondata poiché la bioingegneria, alterando l'attività cellulare, può condurre alla produzione di tossine inaspettate, allergeni e sostanze cancerogene. La Dott.ssa Linda Kahl, funzionario dell'FDA, incaricata di sintetizzare tutte le affermazioni degli scienziati dell'agenzia, ha affermato che l'agenzia stava “cercando di far entrare un piolo quadrato in un buco rotondo”. Inoltre, il Dott. Jim Maryanski, Coordinatore della Biotecnologia dell'FDA, ha riconosciuto che, nella comunità scientifica in generale, non c'è alcun consenso sulla sicurezza dei cibi modificati geneticamente che dovrebbero essere sempre sottoposti a speciali test, inclusi i test tossicologici.

L'FDA dunque, per promuovere l'industria biotech, non solo ha ignorato gli avvertimenti dei suoi stessi scienziati sui rischi specifici dei cibi manipolati geneticamente, ma ha nascosto le prove della pericolosità di tali cibi, mentendo spudoratamente in una dichiarazione ufficiale: “L'agenzia non è a conoscenza di alcuna informazione che dimostra che i cibi derivanti da questi metodi nuovi differiscono dagli altri cibi in alcun modo significativo o uniforme...”.

L'avvocato Druker ha affermato che, se fosse stata detta la verità, nessun cibo manipolato geneticamente sarebbe potuto entrare negli anni 92/95 nel mercato americano che poi li ha esportati in Europa e in tutto il mondo e la popolazione mondiale non sarebbe stata esposta a questo grave rischio. Si può parlare di “ecocidio legalizzato”. (articolo è tratto dal libro “DOSSIER OGM - Pericoli e danni causati da semi e cibi transgenici” edito a cura dell'Associazione S.U.M. - Stati Uniti del Mondo).

Anche L'EFSA (European Food Safety Authority) sapeva dei pericoli per la salute causati dal mais Mon 863 della Monsanto. Ma decise di liquidare la questione con un'alzata di spalle: «non hanno rilevanza biologica». E questo anche se erano propri gli studi eseguiti dalla stessa Monsanto a provare che il Mon 863 causava malformazioni nei topi usati come cavie. Nel 2002, insieme alla richiesta di autorizzazione per l'entrata del Mon 863 nel mercato UE, «tutta la documentazione scientifica - si legge nella nota firmata Monsanto - è stata prodotta integralmente alle autorità competenti inclusa l'EFSAa. Alcuni paesi membri hanno chiesto approfondimenti e Monsanto ha risposto a tutte le richieste integrative tra il 2003 e il 2004. Il 2 aprile 2004 EFSA ha dato parere favorevole».

Il caso Mon 863 scoppiò in Francia già nella primavera del 2004. Fu l'organizzazione ambientalista Comité de recherche et d'information indépendentes sur le géenie Génétique (Crii-Gen), presieduta dall'ex ministro all'ambiente Corinne Lepage, a far scoppiare il caso, rendendo pubbliche le conclusioni dello studio fatto dalla Monsanto che dimostravano come il Mon 863 producesse malformazione e riduzione dei reni oltre che modificazioni della composizione del sangue nei topi da laboratorio. Già allora fu chiesto a Monsanto di rendere noto per intero il contenuto del lungo dossier di oltre mille pagine che descriveva l'esperimento, e proprio come oggi, Monsanto si rifiutò appellandosi al segreto industriale. L'agenzia francese per la sicurezza sanitaria degli alimenti, però, comandò ad una commissione scientifica nazionale (CGB) di occuparsi della questione. Guarda caso, la CGB, si comportò proprio come l'EFSA: prima ammise che lo studio Monsanto evidenziava «significative differenze» tra i ratti alimentati con mais tradizionale e quelli alimentati con il Mon 863, ma un anno dopo fece marcia indietro. Sulla base un nuovo studio, ancora di Monsanto, realizzato in un laboratorio scelto dalla Monsanto e addirittura utilizzando un altro tipo di mais. Clamoroso, tanto che le polemiche sulla decisione non unanime all'interno della CGB finirono su Le Monde e il Mon 863 destò perplessità persino in Germania, paese che pure è delegato dall'UE a portare avanti la pratica di autorizzazione.

In seguito, anche Greenpeace-Italia ha chiesto alle autorità competenti di rendere pubblico integralmente il famoso dossier: Monsanto si è categoricamente rifiutata ed è ricorsa in tribunale. «È difficile non dubitare dell'imparzialità di EFSA - commentò Luca Colombo di Greenpeace - è sempre favorevole agli OGM, i suoi giudizi si basano su studi compiuti dalle aziende che dovrebbero essere esaminate e si limitano ad un verifica letterale, mai sperimentale. Il tutto in un clima di forte pressione delle multinazionali». Ivan Verga di Verdi Ambiente e Società per questo ha chiesto un'indagine della commissione UE sull'operato di EFSA e la senatrice dei Verdi Loredana de Petris ha ribadito l'importanza di una «ricerca scientifica pubblica e indipendente». Mnetre Legambiente, Coldiretti e CIA chiedono il rispetto del principio di precauzione.

In conclusione, i rappresentanti italiani a Bruxelles non hanno dato parere favorevole all'introduzione del Mon 863 nel mercato comunitario. L'Inghilterra invece ha votato sì. Nonostante ben tre studi sui quattro commissionati dal governo britannico in questi anni abbiano bocciato gli OGM, ha vinto la linea Blair, da sempre favorevole agli OGM e ben disposta verso gli interessi dei giganti agroalimentari americani.

REFERENDUM POPOLARE SUGLI OGM

Risulta sempre più evidente come la globalizzazione portata avanti da Stati e società multinazionali favorevoli alla produzione di OGM, del tutto estranea agli interessi dei cittadini, sia in grado di condizionare con efficacia e tempestività, tramite corruzione, concussione, controllo dei mass-media, le scelte della Comunità Europea ad ogni livello.

Il risultato è che, nonostante la contrarietà diffusa presso l'opinione pubblica, sono state introdotte sul territorio coltivazioni dli OGM che producono un inquinamento irreversibile, una volta introdotti nell'ambiente, di tutte le aree agricole. Di questo inquinamento irreversibile parla anche la Direttiva 2001/18/CE, del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001: “gli organismi viventi immessi nell'ambiente in grandi o piccole quantità per scopi sperimentali o come prodotti commerciali possono riprodursi e diffondersi oltre le frontiere nazionali, interessand