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Rapporto sviluppo disumano 2006
Rapporto sviluppo disumano 2006


di: Alessio Mannucci

Secondo il Rapporto sullo Sviluppo Umano 2006 , dedicato in particolare alla crisi idrica globale, commissionato dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), oggi, nel mondo, 1,1 miliardi di persone non hanno possibilità di accedere in modo regolare ad acqua pulita e in 2,6 miliardi non hanno accesso a servizi igienico-sanitari adeguati. Per questi motivi, ogni anno muoiono di diarrea 1,8 milioni di bambini (dei paesi poveri naturalmente).

È la seconda maggiore causa di mortalità infantile a livello globale: nel 2004, ha fatto sei volte più vittime di tutte le guerre e i conflitti in atto nel mondo. Inoltre, la raccolta dell'acqua da pozzi spesso lontani dai villaggi toglie 4 ore al giorno alle donne africane e 443 milioni di giorni di scuola vanno persi per malattie legate all'acqua. Senza contare che quasi il 50% di tutte le persone che vivono nei paesi in via di sviluppo soffre di un problema sanitario causato da carenze idriche e igienico-sanitarie.

L'acqua è un bene primario che i benestanti dei paesi ricchi pagano pochissimo e i poverissimi dei paesi poveri tantissimo. A Nairobi, dove è in corso la conferenza sui cambiamenti climatici, si arriva al paradosso che un litro di acqua potabile viene pagata fino a dieci volte di più in uno slum piuttosto che in uno degli hotel di lusso o in uno dei quartieri residenziali della stessa città.

Le famiglie più povere del Salvador, del Nicaragua e della Giamaica spendono in media più del 10% del loro reddito per l'acqua. Mentre nella ricca Inghilterra - dove certamente i guadagni sono mediamente centinaia, migliaia di volte più alti - chi spende più del 3% del reddito familiare per l'acqua è considerato un «povero». L'acqua non è certo un bene di lusso nell'Upper West Side di Manhattan ma lo è invece tra le case di lamiera della poverissima bidonville di Quito, in Ecuador, dove abitano un milione e mezzo di persone ma non arriva nemmeno un tubo di fognatura o di rete idrica.

Ma di chi è la colpa ? Questo il Rapporto ONU non lo dice.

Secondo Stefano Pettinato, dell'ufficio di New York dell'UNDP, “la crisi idrica e igienico-sanitaria frena la crescita economica: l'Africa subsahariana perde ogni anno il 5% del Prodotto interno lordo, cifra di gran lunga superiore a quello che la regione riceve in aiuti. Tuttavia, gli investimenti di 10 miliardi di dollari che sarebbero necessari per raggiungere il settimo degli obiettivi del Millennio”, cioè dimezzare entro il 2015 il numero di persone prive di accesso all'acqua potabile sicura, genererebbero benefici economici calcolabili in 38 miliardi di dollari l'anno”.

È dunque un problema di investimenti. Investimenti che vanno in una sola direzione: quella delle banche, delle multinazionali, della globalizzazione. Investimenti che vanno ad arricchire le tasche di pochi, mentre i molti muoiono di Aids, di fame e di diarrea. Esiste in tutto il mondo un movimento che si batte contro la privatizzazione delle acque, contro l'affidamento delle reti idriche a gestioni privatistiche, di mercato, delle risorse idriche nazionali, attraverso aziende multiutility come Acea, Hera, Asm, Amga o anche colossi come Genèrale des Eaux, Suez environment, Veolia, appoggiati dalla Banca Mondiale.

Ma di questo, il rapporto ONU non parla. Piuttosto, si raccomanda a tutti i governi di andare al di là dei vaghi principi costituzionali e di elaborare leggi che garantiscano il diritto degli esseri umani a un approvvigionamento idrico sicuro e accessibile, fisicamente ed economicamente. Proponendo anche un parametro standard di diritto minimo relativo all'acqua: almeno 20 litri di acqua pulita al giorno da garantire a ogni cittadino, e a titolo gratuito per quelli troppo poveri per pagare.

A prezzi di mercato, 20 litri garantiti al giorno significano un costo di circa 1 euro ogni due mesi a persona. Peccato che in molti paesi poveri la maggior parte della popolazione che non ha accesso all'acqua potabile non ha neppure due euro (un dollaro) al giorno per sopravvivere.

Questi 20 litri di razione minima di acqua da garantire a tutti - dice l'ONU - sono un obiettivo da raggiungere attraverso strategie di riduzione della povertà e di pianificazione del bilancio come: estendere le «tariffe sociali» che consentono alle famiglie povere di avere accesso a una quantità minima di acqua a un prezzo molto basso o gratuitamente. Cioè, in definitiva, aumentare gli investimenti a favore dei poveri.

Ma chi glie lo spiega alle multinazionali che si sono comprate le risorse idriche mondiali ?

SVILUPPO DISUMANO

Stilata in base all'Indice di Sviluppo Umano (ISU), la graduatoria mondiale sullo sviluppo umano è guidata quest'anno dalla Norvegia, seguita da Islanda e Australia. L'Italia è 17a, davanti al Regno Unito (18), Spagna (19) e Germania (21). Ultimi in classifica Sierra Leone e Niger. L'ISU valuta lo stato dello sviluppo umano usando come parametri l'aspettativa di vita, l'alfabetizzazione della popolazione adulta e il tasso di scolarità a livello primario, secondario e terziario, e il reddito.

Le statistiche mettono in evidenza come il divario tra paesi ricchi e paesi poveri sia enormemente e drammaticamente cresciuto: lo sviluppo (dis)umano rimane infatti fermo al palo nell'Africa subsahariana, principalmente a causa dell'effetto devastante dell'Hiv/Aids sull'aspettativa di vita che nell'Africa subsahariana è più bassa oggi di quanto non fosse trent'anni fa. Nei 31 Paesi che stanno in fondo alla classica, 28 dei quali si trovano nell'Africa subsahariana, una persona può sperare di vivere in media solo 46 anni, 32 in meno dell'aspettativa di vita media nei paesi a sviluppo umano avanzato.

La situazione è invece migliorata nell'Europa centrale e orientale, nei Paesi dell'ex Urss, nell'Asia orientale e meridionale. I Paesi al vertice e al fondo della classifica 2006 sono gli stessi del 2005. I norvegesi sono 40 volte più ricchi degli abitanti del Niger, e vivono quasi il doppio. Inoltre, vantano un tasso di scolarità quasi universale a livello primario,secondario e terziario, contro un tasso di scolarità del 21% in Niger.

A livello planetario, il reddito combinato delle 500 persone più ricche del mondo, attualmente è superiore a quello dei 416 milioni di persone più povere.

E lo chiamano sviluppo umano.

novembre 2006

Siti correlati all'articolo:

CRBM Campagna per la Riforma della Banca Mondiale

UNDP United Nations Development Programme

Forum italiano dei movimenti per l'acqua

Ripubblicizziamo l'acqua

Portatori d'Acqua

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E-mail: Alessio Mannucci




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