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Una discarica chiamata Somalia
Una discarica chiamata Somalia


di: Alessio Mannucci

Un rapporto dell'Unep (l'agenzia delle Nazioni Unite per la Protezione dell'Ambiente) denucia il pericolo di catastrofe in Somalia, diventata una vera e propria “pattumiera ambientale”. «Voci insistenti parlano di navi che scaricano rifiuti davanti alle coste somale - dicono dalla sede distaccata dell'Unep a Ginevra - ma nessuno è mai andato a verificare, anche se sappiamo che si rischia una catastrofe ambientale di proporzioni enormi».

Da tempo la Somalia viene indicata come una delle possibili destinazioni di scorie avvelenate. Il Paese dalla fine del 1990 è in uno stato perenne di guerra civile, in mano a bande armate, sempre in lite tra loro, che controllano fette di territorio più o meno grandi. È difficile muoversi e viaggiare: il rischio di essere attaccati è continuo.

Da Ginevra, un funzionario, che chiede con insistenza di restare anonimo, commenta: «Sappiamo perfettamente che ormai il traffico dei rifiuti tossici è in mano al crimine organizzato. Lo smaltimento a regola d'arte nei Paesi occidentali costa 250 dollari a tonnellata, in Somalia solo 2,5 dollari. Si può immaginare l'ingente guadagno che c'è dietro questo business. Sappiamo di navi che arrivano davanti alle pescosissime coste del Corno d'Africa e scaricano di tutto. I contenitori che si incagliano sulla costa sono una minima parte di quelli che giacciono in fondo al mare. Il pericolo è soprattutto lì. E non si tratta solo di materiale tossico, ma anche di rifiuti radioattivi, quelli delle centrali nucleari, ma anche quelli più semplici degli ospedali».

Ma com'è che materiale così pericoloso cade in mano mano al crimine organizzato?

«Elementare - spiega l'uomo dell'Unep - dato che non esistono controlli. Molte società di smaltimento non sono altro che semplici intermediari che a loro volta consegnano il materiale da eliminare ad altre compagnie senza scrupoli. Queste si procurano il certificato di messa a dimora a regola d'arte da governi corrotti, fantasma o inesistenti, come quello della Somalia, un Paese dove regna l'anarchia da 14 anni. È un gioco da ragazzi e i guadagni sono enormi. Quando i container e le cisterne, logorati e corrosi, si sfasceranno e rovesceranno nel mare somalo il loro micidiale contenuto, sarà la catastrofe. Forse è già troppo tardi».

Fonte: www.corriere.it

E-mail: Alessio Mannucci




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