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Prigionieri di Guantalamo
Prigionieri di Guantalamo


a cura di Nuovi Mondi Media

QUELLO CHE IL MONDO DEVE SAPERE

di Michael Ratner e Ellen Ray

“Se questo libro non spaventerà le persone fino a spingerle ad agire, nient'altro potrà riuscirci”- John R. MacArthur.

Un Presidente oltre i limiti della legge di Anthony Lewis

La domanda scuote le coscienze di tutti noi, a prescindere dalle nostre ideologie e opinioni politiche: come hanno potuto uomini e donne americani trattare i prigionieri iracheni tanto crudelmente e godere della loro umiliazione ?

Ci raccontano che i vertici militari hanno fallito, che i comandanti sul campo sono stati disattenti: agli ufficiali del Pentagono non importava nulla, così il lato peggiore della natura umana ha avuto libero sfogo. Ma dietro questi terribili episodi si cela qualcosa di molto più profondo. Si tratta di una cultura basata sulla scarsa considerazione della legge, del rispetto della legge solo quando fa comodo.

In questi ultimi anni, il Presidente Bush ha più volte ribadito in modo chiaro la sua visione secondo la quale la legge deve piegarsi a ciò che egli considera “necessità”. La sicurezza nazionale, come la definisce lui, prevale sul rispetto del diritto internazionale. La Costituzione deve cedere il passo a nuove violazioni della libertà degli americani.

Un chiaro esempio di ciò è il modo in cui sono trattati i prigionieri della baia di Guantanamo (Cuba). La Terza Convenzione di Ginevra stabilisce che qualsiasi controversia relativa allo status di un prigioniero debba essere giudicata da un “tribunale competente”. L'esercito americano ha messo a disposizione molti di questi tribunali per i prigionieri catturati nel 1991 durante la Guerra del Golfo. Ma il signor Bush ha rifiutato di attenersi alla Convenzione di Ginevra, decidendo che tutti i prigionieri di Guantanamo erano “combattenti fuorilegge”: non soldati regolari, ma spie, terroristi e via dicendo.

Ora la Corte Suprema sta valutando se i prigionieri possano rivolgersi ai tribunali americani per contestare lo status di “fuorilegge”. La posizione dell'Amministrazione Bush non poteva essere più drastica nel sostenere che, riguardo a questo argomento, il Presidente è la legge: “Il Presidente, in qualità di comandante in capo, ha stabilito in via definitiva che i detenuti di Guantanamo non hanno diritto allo status di prigionieri di guerra ai sensi della Convenzione di Ginevra”.

La violazione della Convenzione di Ginevra e il rifiuto di lasciar esaminare il caso ai tribunali sono costati cari all'immagine degli Stati Uniti nella comunità mondiale dei giuristi – proprio quei giudici e quegli avvocati appartenenti a società che, tradizionalmente, hanno sempre considerato gli Usa un esempio di “Stato di diritto”. Lord Steyn, un giudice del più alto grado della magistratura inglese, lo scorso autunno ha condannato pubblicamente la posizione dell'Amministrazione su Guantanamo, sottolineando che i tribunali americani rifiutavano persino di ascoltare le denunce di tortura fatte dai prigionieri.

In quel momento, l'idea che a Guantanamo si praticasse la tortura mi sembrava remota. Dopo le rivelazioni degli ultimi mesi possiamo essere certi che sia così? Anziché un paese che rispetta la legge, oggi l'America appare come un paese che proclama alti ideali di legalità, specificando poi che valgono per tutti... tranne che per se stessa. Quest'idea è stata rafforzata dalla determinazione dell'Amministrazione Bush nell'affermare che gli americani non devono essere soggetti al nuovo Tribunale Penale Internazionale, che dovrebbe punire i genocidi e i crimini di guerra. Negli Stati Uniti la paura del terrorismo – piuttosto comprensibile dopo l'11 settembre – ha portato a drastici allontanamenti dalla normale consuetudine legale.

Secondo quanto scoperto dall'ispettore generale del ministero della Giustizia, dopo l'11 settembre cittadini stranieri arrestati per strada di punto in bianco, e sospettati di essere terroristi, furono sottoposti ad abusi fisici e umiliazioni da parte dei secondini, e il Ministro della Giustizia John Ashcroft non si scusò pubblicamente – un atteggiamento che costituiva un chiaro messaggio. All'interno degli Stati Uniti, l'allontanamento più drastico dalla legalità che abbiamo sperimentato è stata la pretesa del Presidente Bush di poter etichettare un qualsiasi cittadino americano come “nemico combattente”, e di conseguenza di poterlo tenere recluso in isolamento a tempo indefinito, senza alcun capo di accusa, senza essere processato e senza aver diritto a un avvocato difensore.

Ancora, i legali del Presidente hanno sostenuto fermamente che l'ultima parola in merito spetta a lui, praticamente senza possibilità di controllo da parte di giudici e avvocati. C'è stato un passaggio shock nel discorso alla nazione del Presidente Bush del 2003, quando ha detto che oltre 3.000 presunti terroristi “sono stati arrestati in vari paesi. E molti altri hanno avuto un destino diverso. Mettiamola così: non rappresentano più un problema per gli Stati Uniti”. Ciò che emerge da tutto questo è un atteggiamento generalizzato: il fatto che rispettare la legge significhi dimostrarsi deboli di fronte al terrorismo.

Ma il rispetto della legalità non è una forma di debolezza: sin dall'inizio ha rappresentato la grande forza degli Stati Uniti. I nostri leader si allontanano da questo dovere morale a rischio loro e nostro, per una ragione che il magistrato Louis D. Brandeis (giurista statunitense – Louisville 1856-Washington 1941. Avvocato a Boston, vivamente impegnato nella causa della giustizia sociale, NdT), espresse in modo memorabile 75 anni fa. “Il nostro governo è un maestro potente e onnipresente,” scrisse. “Nel bene e nel male, attraverso il suo esempio insegna alle persone. Il crimine è contagioso. Se il governo diventa un criminale, alimenta il disprezzo per la legge; invita ogni uomo a ignorare le leggi e fare ciò che vuole”.

INDICE

Prefazione

Un Presidente oltre i limiti della legge
di Anthony Lewis

Introduzione dell'intervistatrice
di Ellen Ray

Introduzione dell'intervistato
di Michael Ratner

Capitolo 1

Guantanamo e lo strapotere dell'esecutivo
Perché esiste Guantanamo
Il coinvolgimento del Center for Constitutional Rights
La fine della legalità
Lo strapotere dell'esecutivo
I nemici combattenti

Capitolo 2

Abusi e torture
La “Convenzione Contro la Tortura” delle Nazioni Unite
Il viaggio verso Guantanamo
Gli interrogatori
La restituzione

Capitolo 3

Testimonianze e dettagli dei casi
False confessioni
Guantanamo come modello per l'Iraq
Gli inglesi
Gli afghani e i pachistani
I bambini

Capitolo 4

Le commissioni militari e la Corte Suprema
Le commissioni
La Corte Suprema e Guantanamo
Conclusioni

Capitolo 5

Le altre gabbie del terrore
di Christian Benna e Fabio Cintolesi
Afghanistan
Pakistan
Iraq
Abu Ghraib
Proteggere i terroristi
Al Jafr - La gabbia fantasma nel deserto giordano
Diego Garcia - Il “Campo della Giustizia”
Rapire il “terrore”

PRIGIONIERI DI GUANTANAMO
Quello che il mondo deve sapere
traduzione di Mauro Gurioli pagine 230, € 16,5

Acquistabile da Nuovi Mondi Media




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Ultima modifica = (07-03-2005:18:22)  EDIT ARTICLE Nr. 16770  





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