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redazione ECplanet

FIORI NEL FANGO

L'operazione “Fiori nel fango 2” ha portato all'emissione di 32 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone tra Lazio, Toscana e Sicilia accusate di pedofilia e violenza su minori. Tra gli arrestati ci sono avvocati, medici, farmacisti, militari e anche insegnanti. Si tratta di persone dalla vita assolutamente normale che svolgono lavori altrettanto consueti e che sono single o hanno una regolare famiglia con bambini. Unico particolare in comune: la passione sessuale per i minorenni.

Li hanno svegliati all'alba: quasi tutti erano in casa (all'appello ne mancano solo 5) alcuni in contesti familiari “normali”, accanto a madri, mogli, figli, che in un momento hanno conosciuto la terribile verità. Commercianti, liberi professionisti, impiegati pubblici fra i 35 e i 60 anni, accusati di aver abusato fisicamente di piccoli rom. Gli incontri avvenivano a Valle Giulia. Le vittime, una decina di bimbi di cui il più piccolo ha undici anni, sono tutti rom “ceduti”, a volte nemmeno consapevolmente, dalle loro famiglie ai loro aguzzini, che li facevano prostituire su appuntamento. Tra i pedofili c'è anche un sacerdote nigeriano, Georgedenis Onyebuchi Asomugha, detto padre Denis, agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Prato, e un parroco romano. Oltre a 5 militari tra cui anche un carabiniere di 29 anni.

Secondo quanto è emerso dall'indagine, pur di adescare i bambini, i maniaci erano pronti a travestirsi da donne. «Una volta si è fermata una macchina guidata da una donna - ha raccontato uno dei baby prostituti - mi ha fatto salire e mi ha portato a casa. Solo quando ci siamo spogliati mi sono accorto che era un uomo: come donna era perfetta, vestiti, trucco, gesti, tono di voce. Lì per lì mi sono arrabbiato, poi ho deciso di starci lo stesso, tanto mi pagava». Anche altri bambini hanno raccontato di essere stati adescati da clienti vestiti da donna e tra gli arrestati, effettivamente, ci sono anche due travestiti.

Dal racconto dei dieci bambini (che ora sono ospitati in una struttura protetta del comune di Roma) è venuto fuori inoltre che erano spinti a fare sesso tra di loro davanti a un pubblico di adulti (rapporti a due e a tre, sesso estremo) per un compenso che andava dai quindici ai cinquanta euro, ma che spesso si limitava a un panino o una ricarica del cellulare. E anche che i pedofili aspettavano che i bambini crescessero per poter reclutare, a loro volta, altri piccoli da stuprare in una sorta di catena infernale.

I bambini vengono ascoltati per ore, a volte con l´aiuto degli psicologi o degli assistenti sociali del comune. Ancora non si rendono conto dell´orrore che hanno vissuto. Ne parlano con una sconcertante normalità, senza lacrime e senza vergogna.

PEDOFILIA IN FAMIGLIA

La pedofilia e le violenze sessuali sui minori restano reati in prevalenza “familiari”, anche se Internet ha contribuito ad aumentare le possibilità di adescamento. E, nonostante lo sforzo delle autorità di polizia, negli ultimi dieci anni le denunce sono aumentate: un dato che non significa necessariamente un aumento dei reati ma che comunque indica la presenza di un fenomeno tutt'altro che sconfitto.

L'analisi emerge da un convegno sulla pedofilia e sugli altri reati a sfondo sessuale organizzato dalla polizia nella sede della Direzione Centrale Anticrimine (DAC) cui hanno partecipato esperti del settore, magistrati, poliziotti e psicologi. “L'obiettivo - ha spiegato il direttore della Dac, prefetto Nicola Cavaliere - è quello di mettere attorno ad un tavolo esperti e specialisti del settore, per approfondire sempre di più la conoscenza di un fenomeno molto complesso e, purtroppo, sempre attuale”.

Quanto all'aspetto psicologico del fenomeno, lo psicoanalista e sessuologo Mauro Cosmai ha identificato il pedofilo come una persona “con pesanti complessi di inferiorità” capace di comportamenti violenti che “vanno ben oltre la sfera della sessualità”. E mette in guardia: “bisogna smetterla di identificare il pedofilo con il mostro di turno, una persona sola e isolata. Spesso, invece, si tratta di individui che agiscono con una rete alle spalle e che godono non raramente di protezioni, anche a livello politico e religioso”.

TRAFFICKING III

È vero allarme per la tratta di bambini, soprattutto rumeni, provenienti dall'est europeo. ECPAT-Italia, che da tempo collabora con la Moldova e Romania nell'ambito del Progetto “Trafficking III”, mirato a formare forze dell'ordine, operatori sociali e magistratura di quel Paese, afferma che l'emergenza della tratta mirata alla prostituzione sta ormai diventando insostenibile.

Stando ai fatti di cronaca e alle ricerche realizzate da altri Enti i bambini trafficati in Italia sono soprattutto rom e romeni, che i loro stessi connazionali introducono illegalmente nel nostro Paese, e sembrano diretti prevalentemente nelle grandi città del centro-nord come Roma e Milano. ECPAT ritiene che serva una collaborazione strettissima fra i Paesi di origine e destinazione dei minori vittime di tratta.

Il fenomeno è sempre più dilagante. ECPAT-Italia ricorda che, mentre questo accade, non si parla seriamente di una sommersa e per ora misconosciuta problematica: il drammatico aumento dei clienti italiani che, per nulla timorosi delle leggi molto severe approvate in questi ultimi anni e di cui ECPAT è stata promotrice, cerca bambini prostituti sempre più giovani e sempre più scopertamente.

Fonti: Corriere Canadese, Ansa, Espresso / novembre 2006

Istituzione umanitaria citata nell'articolo:

Ecpat-Italia - End Child Prostitution, Pornography And Trafficking

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