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La tossicità del fullerene
La tossicità del fullerene


di: Enrico Loi

Scienziati della Southern Methodist University, guidati dalla dottoressa Eva Oberdörster, hanno divulgato i risultati di una ricerca per confermare i danni cerebrali ai pesci provocati dal fullerene (C60), una nanoparticella di carbonio con elevate proprietà elettriche, farmaceutiche e commerciali; ha la forma di un pallone da calcio e si diversifica da altre tipologie di carbonio, come ad esempio la grafite e il diamante, per le modalità in cui sono legati gli atomi. Le dimensioni delle particelle di fullerene sono migliaia di volte più piccole di un capello umano.

Lo studio riveste molta importanza in quanto avvalora ufficialmente per la prima volta la pericolosità del fullerene in una specie acquatica con il rischio di avere i medesimi effetti pure su soggetti umani esposti alle nanoparticelle. Inoltre, è la prima volta in cui si attesta come le nanotecnologie, che potrebbero in futuro essere impiegate in diverse applicazioni nell'ambito della componentistica delle celle a combustibile e in impianti per la somministrazione di farmaci, possono anche presentare dei rischi latenti e soprattutto poco compresi.

Gli scienziati hanno esposto in un acquario da 10 litri nove pesci persico a una dose di 0,5 parti per milione di un particolare tipo di fullerene solubile. Trascorso un periodo di 48 ore, il fullerene aveva danneggiato seriamente il cervello dei pesci; le analisi che consistevano nel misurare il grado di perossidazione lipidica di campioni di tessuti cerebrali stabilirono un danno pari a 17 volte più altro rispetto ai pesci non esposti. I risultati dello studio sono stati presentati in California nel corso del simposio nazionale dell'American Chemical Society ad Anaheim.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

Southern Methodist University




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