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redazione ECplanet

“Un grembo. Non un deposito chimico”.

Le analisi del sangue condotte da Greenpeace su 5 volontarie in gravidanza hanno rivelato la presenza di contaminanti come ftalati, ritardanti di fiamma e muschi artificiali, impiegati quali additivi nei beni di consumo. I risultati sono stati pubblicati nel rapporto “La Chimica in Grembo”, presentato a Roma. “È la dimostrazione dell'inefficacia del sistema attuale di regolamentazione delle sostanze chimiche e dell'impossibilità di gestire e controllare in modo adeguato i composti particolarmente pericolosi”, ha dichiarato Vittoria Polidori, responsabile della Campagna Inquinamento Greenpeace, una delle volontarie che si sono sottoposte alle analisi del sangue. “Oggi abbiamo l'opportunità di cambiare le cose. È in corso di revisione all'Unione Europea la normativa sulle sostanze chimiche, definita REACH (Registrazione, Valutazione ed Autorizzazione delle Sostanze Chimiche) che, se opportunamente rinforzata, potrà fornire lo strumento utile alla nostra tutela”.

TOXIC LOBBY

REACH è però ostacolata da una potente lobby che ha indebolito gradualmente il testo originariamente proposto, divenuto una delle proposte di legge più dibattute nella storia dell'UE. Nel rapporto, sempre di Greenpeace, chiamato “Toxic Lobby”, si denuncia come l'industria chimica sta tentando di distruggere REACH, spaventando e ingannando i politici, creando un clima di paura sui costi economici e la perdita dei posti di lavoro.

La tedesca BASF, in particolare, ha cercato di mobilitare governi extraeuropei come gli Stati Uniti contro il REACH, finanziando nel 2005, solamente in Germania, 235 politici. “La mancanza di responsabilità e trasparenza penalizza una proposta di legge che difende l'interesse pubblico. Non è accettabile che i politici diventino dei lobbisti dell'industria chimica”, ha commentato la Polidori.

Il rapporto compara i costi di REACH (0,2 miliardi d'euro l'anno) alle vendite annuali dell'industria chimica (586 miliardi d'euro, ovvero 2.790 volte di più del costo di REACH). L'industria chimica è ipocrita: mentre pretendeva di non poter sostenere i costi del nuovo regolamento, cresceva senza sosta. BASF ha aumentato le vendite del 14%, arrivando così a 47,2 miliardi d'euro, il ricavo netto è aumentato del 50%, ovvero di 3 miliardi d'euro.

Greenpeace chiede di adottare l'obbligo di sostituzione dei composti dannosi per l'uomo e per l'ambiente quando alternative più sicure siano già disponibili. “Ftalati, ritardanti di fiamma e muschi artificiali sono sostanze persistenti, bioaccumulabili e potenzialmente tossiche, capaci di attraversare la placenta. Sono state trovate anche nel sangue del cordone ombelicale e nel liquido amniotico e possono mettere a rischio lo sviluppo del feto” sostiene il dottor Giuseppe Latini, direttore dell'Unità Operativa Neonatologia all'Ospedale “Perrino” di Brindisi, “l'impatto sul sistema ormonale può giocare un ruolo critico nel controllo della crescita nei primi stadi di vita e quindi causare effetti irreversibili sullo sviluppo del bambino. Alcune patologie possono svilupparsi solo diversi anni dopo l'esposizione chimica: anche se il danno potrebbe insorgere ad uno stadio precoce, le conseguenze sanitarie sarebbero percepibili solo in fase adulta”.

Fonte: Greenpeace / Maggio 2006

Rapporto di Greenpeace citata nell'articolo:

Rapporto Toxic Lobby

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