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The Chernobyl effect
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di: Alessio Mannucci

“Sono morti ? Oppure questa è la fine del mondo ? Morbida rugiada su pallide foglie. Ma ora non importa sapere chi ha colpa, quale il motivo, il cielo ribolle soltanto di corvi... E ora - niente suoni, nessun odore. E non più pace in questo mondo. Qui, abbiamo amato... Ora un’eterna separazione regna sulla Terra bruciata”.

(La notte del 25 aprile 1986 era calda. Una donna, a Prypiat, non riesce a prendere sonno. Esce sul balcone per respirare un po’ di aria primaverile. E all’improvviso, vede innalzarsi un bagliore che illumina la notte: a tre chilometri di distanza, proprio di fronte a lei, il reattore della centrale nucleare di Chernobyl è esploso. Da quel momento per Lyubov Sirota, un’insegnante di lettere, e suo figlio Sasha, la vita non sarà più la stessa. Subito dopo l’incidente tutti e due si ammalano gravemente per l’alta dose di radiazioni a cui sono stati esposti. Lui si riavrà. Per lei invece, le cose vanno diversamente: la sua salute peggiora di giorno in giorno, è sempre più debole e stanca. Ma decide di cominciare a scrivere poesie, per testimoniare quello che lei e tutti gli abitanti di Prypiat hanno vissuto. Oggi Lyubov Sirota passa la maggior parte del tempo in ospedale: ha cataratte e un tumore al cervello, un effetto a lungo termine delle radiazioni).

La nube tossica sprigionata dalla rottura di un reattore nucleare, a Chernobyl, il 26 aprile 1986, ucciderà ancora 4.000 persone. È quanto afferma il più importante e autoritario studio sul noto disastro nucleare. Le radiazioni hanno già causato 4.000 cancri alla tiroide tra i più giovani - 9 sono già morti - e contaminato più di 200.000 chilometri quadrati europei. Inoltre, lo stress causato dall'evento ha causato gravi problemi mentali alle popolazioni dei paesi colpiti.

Queste le sconcertanti conclusioni del rapporto realizzato dal Chernobyl Forum, formato da più di 100 scienziati, otto agenzie ONU e i governi di Russia, Bielorussia e Ucraina. Un totale di 586.000 persone contaminate - 200.000 lavoratori, 116.000 evacuati nelle zone strettamente circostanti, 270.000 residenti nei centri colpiti - più 50, tra medici e soccorritori, che hanno risentito delle radiazioni.

Anche se, come sottolineato dal rapporto, è molto difficile stabilire il numero preciso di vittime a distanza di tanto tempo. Oltre le radiazioni, suggerisce il rapporto, l'altro grande danno è stato quello alla salute psichica delle popolazioni colpite, rimaste fortemente traumatizzate. Secondo l'esperto Michael Repacholi della World Health Organization (WHO), lo stress subito ha portato l'insorgere di comportamenti avventati come il consumo di cibi contaminati, l'aumento sproporzionato del consumo di alcol e tabacco, e anche una “frenetica e promiscua attività sessuale”.

Un altro esperto del WHO, Keith Baverstock, ha dichiarato che la vita delle popolazioni residenti nelle aree colpite è stata “permanentemente seccata”. Baverstock si è anche mostrato alquanto scettico sull'effettiva veridicità dei dati forniti dal rapporto, che potrebbero essere stati “revisionati” dall' International Atomic Energy Agency (IAEA), attualmente impegnata nella promozione dell'energia nucleare.

RAPPORTO GREENPEACE

Il disastro di Chernobyl è stato descritto come “la peggiore catastrofe tecnologica della storia umana”. Circa 9 milioni di persone sono state colpite, centinaia di migliaia gli evacuati che non torneranno più nelle loro case, migliaia i bambini contaminati che tuttora vivono in aree fortemente contaminate. “Prima, quando gli amici di mia madre venivano a trovarla, ridevano e parlavano per lo più di politica e di arte. Dopo, le loro conversazioni si concentravano sempre di più sulle malattie dei loro bambini e deli guai delle famiglie dei loro amici e conoscenti” (Alexsandr Sirota, bambino di 9 anni al tempo dell'incidente).

Solo nel 1993, l'IAEA riconobbe i difetti progettuali del reattore tipo RBMK, e le carenze nella sua gestione, cancellando l'ipotesi dell' “errore umano” come causa dell'incidente. Il rilascio di radioattività dal reattore n.4 di Chernobyl è stato circa 200 volte superiore alle esplosioni di Hiroshima e Nagasaki messe insieme. In tutto, sono state seriamente contaminate aree in cui vivevano 9 milioni di persone: 3 in Russia, 3,5 in Ucraina e 2,5 in Bielorussia, per un totale di 160.000 kmq. In Bielorussia, il 30% del territorio nazionale è contaminato dal Cesio-137. Il Governo della Bielorussia ha valutato che i costi economici totali che dovrà sopportare fino al 2015 ammontano a 370.000 miliardi, 21 volte l'intero PIL del 1991; nel 1995 la spesa dovuta alle conseguenze di Chernobyl è stata di 4043 miliardi di rubli, il 13,5% del bilancio statale. I fondi richiesti nel 1995 dal Ministero per Chernobyl in Ucraina erano di 2,3 miliardi di dollari; ne sono stati reperiti circa un terzo.

L'analisi più dettagliata dei costi economici di Chernobyl è stata condotta dal prof. Yuri Koryakin, economista che dirigeva a suo tempo l'Istituto di Ricerca e Sviluppo di Ingegneria Energetica dell'URSS, e riportata dal Wall Street Journal nel 1990. Tra il 1986 e il 2000 i costi totali sarebbero di 170-215 miliardi di rubli dell'epoca, pari a 20 volte le valutazioni fino ad allora circolate. Secondo l'Unicef, in Bielorussia, tra il 1990 e il 1994, vi è stato un forte aumento di varie patologie tra i bambini: del 43% ai danni del sistema nervoso e sensoriale, del 28% al sistema digerente, mentre i problemi al tessuto connettivo, alle ossa e ai muscoli sono aumentati del 62%.

Senza contare i cosiddetti “liquidatori”: 800.000 persone che furono impiegate, ognuna per poche decine di secondi, per spegnere l'incendio, sottoposte a dosi elevate di radiazioni. Secondo le stime di una organizzazione non governativa - la Chernobyl Union - circa il 10% sono invalidi al lavoro, mentre il Ministero per la Difesa Civile della Russia sostiene che il 38% dei liquidatori presenta gravi problemi di salute. Il Ministero della Sanità dell'Ucraina, nel 1993, rese noto che il 60% delle morti tra i liquidatori erano dovute alle dosi di radiazione assorbite a Chernobyl (questa quota è salita al 77% nel 1994).

Anche se il “mostro” di Chernobyl è stato chiuso nel 2000, tra cerimonie ufficiali e riprese televisive in puro stile sovietico, nonostante la gravità degli effetti sulla salute pubblica sanitari e gli aiuti finanziari pervenuti nell'ex URSS, non vi è stato alcun miglioramento della sicurezza nucleare mondiale. Anziché finanziare programmi di efficienza energetica e di sviluppo di fonti alternative, la maggior parte delle risorse sono ancora dirette, massicciamente, verso il nucleare.

Istituzioni correlate all'articolo:

WHO - World Health Organization

International Atomic Energy Agency (IAEA)




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Ultima modifica = (17-09-2005:03:26)  EDIT ARTICLE Nr. 19650  


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