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redazione ECplanet

Nuovi studi americani lanciano l'ennesimo preoccupante allarme sullo scioglimento dei ghiacci del Polo Nord. Anticipando di parecchio quanto già ipotizzato sui cambiamenti climatici, si prevede un completo scioglimento dei ghiacci dell'Artico già nell'estate del 2040.

A fare questa ipotesi sono autorevoli scienziati del National Center for Atmospheric Research che hanno studiato i cambiamenti verificatisi nella coltre ghiacciata a partire dal 1870 fino ai nostri giorni. I dati emersi, attraverso simulazioni al computer e confermati dalle osservazioni dirette, rivelano che negli ultimi trent’anni si è verificato un marcato arretramento dei ghiacci. Successive simulazioni compiute per capire l'andamento dei prossimi anni mostrano che se le emissioni di CO2 persisteranno, i ghiacci attraverseranno periodi di relativa stabilità seguiti da improvvisi ritiri. Dai risultati ottenuti, gli studiosi ritengono che entro il 2040 il ghiaccio esisterà solo vicino alle coste settentrionali del Canada e della Groenlandia. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Geophisical Research Letters.

Nel frattempo, i ghiacciai del Tibet si stanno scogliendo al ritmo di 131,4 chilometri quadrati all'anno. Il monito è arrivato dall'ultimo rapporto del China Geological Survey Bureau. Se non si interverrà drasticamente contro il riscaldamento del pianeta, avvertono gli esperti, altri 13 mila chilometri quadrati di ghiaccio potrebbero sciogliersi entro il 2050, alterando l'equilibrio idrico della regione. Dall'altopiano del Qinghai-Tibet, che ha un'estensione di 88.715 chilometri quadrati e un'altezza media di circa 4 mila metri, scendono infatti diversi grandi fiumi asiatici sulle cui sponde vivono centinaia di milioni di persone. La riduzione complessiva dell'acqua potrebbe avere grosse conseguenze ambientali ed economiche. Per questo gli studiosi auspicano che il rapporto possa spingere il governo cinese ad adottare speciali misure di protezione dell'area.

Per quanto riguarda l'Italia, invece, la glaciologa Augusta Cerutti ha reso noto che negli ultimi anni i ghiacciai del Monte Bianco si sono ritirati di circa 25-30 metri. L'esperta ha sottolineato che il massiccio del Monte Bianco “é meno sfortunato, per la sua altezza, di altre montagne in quanto vi sono maggiori possibilità di deposito della neve”. Ciò che desta maggiore preoccupazione è lo scioglimento del permafrost (la porzione di terreno che presenta per almeno due anni consecutivi una temperatura media annua inferiore a 0 gradi centigradi) sia in termini di effettiva presenza, sia in relazione ai processi di instabilità dei terreni e degli ammassi rocciosi che possono essere attivati in ragione del riscaldamento globale in atto.

Aumentando le temperature, il permafrost, che funge da “cemento” nelle fessure e nelle cavità delle montagne, si scioglie provocando così “i crolli delle rocce che non hanno più il “collante” che le tiene unite”. Se la temperatura aumenterà con i ritmi attuali, nel 2100 la Valle d'Aosta non avrà più ghiacciai. Un'altro gruppo di scienziati europei del progetto DAMOCLES (Developing Arctic Modeling and Observing Capabilities for Long-term Environmental Studies), lo scorso dicembre, durante un meeting in Germania, avevano annunciato che, a causa del riscaldamento globale, i ghiacci dell'Oceano Artico potrebbero scomparire interamente entro il 2080.

Data articolo: febbraio 2007

Istituzioni scientifiche citate e correlate all'articolo:

National Center for Atmospheric Research

DAMOCLES - Understanding climate change in the Arctic

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