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Intelligent design Theory
Intelligent design Theory


di: Alessio Mannucci

140 anni dopo la pubblicazione delle “Origini della Specie”, di Charles Darwin, la teoria dell'evoluzione è più che mai materia di dibattito e scontro tra gli scienziati. Il Discovery Institute di Seattle, nelle persone di Stephen Meyer, professoree alla Palm Beach Atlantic University's School of Ministry e direttore del Discovery Institute's Center for Science and Culture, e Jonathan Wells, un biologo molecolare neo-darwinista autore di “Icons of Evolution”, si è fatto promotore recentemente della teoria dell' “Intelligent Design”, secondo cui, la vita biologica funziona in modo troppo complesso per essere spiegata solamente con la selezione naturale. Evidentemente essa deve essere il frutto di un “intelligent designer”.

Fu il “fisicissimo” Anassagora, ad avanzare nell'antica Grecia l'idea di un “intelletto divino” (nous). Per le sue teorie, Anassagora venne incriminato nel 432 con l'accusa di “asebeia” (empietà) poiché confutavano la natura divina dei corpi celesti, implicando anche la negazione dell'esistenza degli dèi. Secondo Anassagora, l'essere non è immobile né privo di determinazioni, bensì una totalità che originalmente prende avvio da una mescolanza (migma) in cui si trovano i principi, un numero infinito di semi (spermata), di particelle qualitative infinitamente divisibili che, proprio attraverso la loro combinazione, la loro unione, costituiscono le cose.

Il nome di “omeomerie” con cui si definirono queste particelle similari, parti omogenee, deriva dalla definizione di Aristotele (in De generatione I, 1, 314 a 18). La nascita è una riunione, una mescolanza di queste parti, la morte una separazione, una disgregazione delle stesse. “In ogni (cosa) c’è una particella di ogni (cosa)” , il tutto è in tutto, ossia in ciascun elemento si rinvengono le frazioni minutissime delle parti omogenee di altri futuri elementi che si generano dal primo, come esplica Lucrezio (99-53 a.C.) nel De rerum natura I 830 ss.: “Dapprima, quando egli parla di omeomerie delle cose,/ è evidente che ritiene che le ossa derivino da particelle minute/ di ossa, e da particelle minute/ di viscere nascono le viscere, e che il sangue è formato/ da gocce di sangue tra di loro molto coese/ e che da scaglie auree possa consistere/ l’oro, e la terra concresca da piccole parti di terra,/ e il fuoco dal fuoco, l’umore acqueo dall'umore”.

La suprema organizzazione di questa mescolanza è opera dell'Intelletto (nous). L'identificazione di questo nous con una mente divina trascendente era impossibile; dall'universo di Anassagora sono esclusi qualsiasi intervento di forze esterne e qualsiasi apparizione di fatti miracolosi: tutto è comprensibile e spiegabile, solo che l'uomo si impegna a conoscere, come aveva già scritto nel suo poema Parmenide e come Anassagora stesso ribadirà: “Uno chiedeva perché era preferibile il nascere al non nascere, visto che la vita era piena di tanti mali. Anassagora gli rispose: “Per contemplare il cielo e l'ordine che esiste nell'universo intero”. Ma nemmeno era possibile interpretare l'ordine e le leggi che regolano l'evoluzione dell'universo e delle forme di vita che in esso appaiono - uomo compreso - in senso finalistico, riconoscendo cioè un fine esterno o precostituito del processo: ne sono prova le critiche di Aristotele, in tal senso, ad Anassagora e la delusione di Platone, che avrebbe voluto vedere nel nous qualcosa di più che non una semplice legge meccanica del divenire o l'ordine razionalmente comprensibile insito nelle cose. L'intelletto divino ... generò mediante il Logos un intelletto demiurgo che, essendo dio del fuoco e dell'etere creò sette ministri, quali racchiudono in cerchi il mondo sensibile, e il loro governo è chiamato destino”.

E l'uomo, come fu creato e quale fu la sua primigenia caduta ? “Il Nous procreò l'uomo simile a sé, ed esso si rallegrò come di Suo figliolo. Imperò che egli era bello e portava secco l'immagine di suo padre ... dilettandosi della sua propria forma concedette tutte le sue opere all'uso umano. Ma l'huomo conciosia che considerasse la procreazione di tutte le cose nel suo padre, esso ancora vole fabbricare onde cadde dalla contemplazione del Padre a la sfera della generatione ... [acquisito così il potere dei “sette governatori” l'uomo entra nella sfera demiurgica].

Così definisce il Nous Marsilio Ficino, il filosofo dell'umanesimo platonico e del Rinascimento, col quale intendeva conciliare il cristianesimo. Secondo Platone, i livelli di realtà si creano per ipostasi. L'emanazione più vicina a Dio crea l'intelletto (il nous), quella successiva il principio vitale di ogni cosa (l'anima del mondo). L'ipostasi è quel livello di realtà che si viene a creare a causa della diversa “densità” nell'emanazione divina, più l'ipostasi si allontana da Dio e più il livello di realtà è gerarchicamente inferiore (il mondo terreno è all'ultimo livello, creato ad immagine del mondo divino). Mentre Aristotele, sulla scia di Anassagora, concepì Dio come “pensiero di pensiero”, teoria abbracciata successivamente anche dai creazionisti, coloro che ritengono il tutto nato dall'atto creativo di Dio.

San Tommaso, spiegando la formula aristotelica del Dio come “pensiero di pensiero”, afferma che “Dio pensa se stesso, ma anche il mondo” (“intelligendo se intelligit omnia alia”). Per San Tommaso D'acquino, che fu l'esponente principale della scolastica, la ragione viene in aiuto della fede per dimostrare i suoi dogmi. Enunciando le 5 prove dell'esistenza di Dio, giunge a sostenere che: “Tutte le cose naturali tendono a un fine, tutte le cose naturali hanno un ordine. Ma i fenomeni naturali non hanno una propria coscienza, quindi si evince che dietro a loro debba esistere una intelligenza ordinatrice”, ovvero il NOUS divino.

Secondo il neo-platonico Sant'Agostino, il maggiore filosofo dellla patristica, il processo gnoseologico attraverso cui l'uomo conosce la Verità diventa la prova dell’esistenza di Dio (“ex veritatibus aeternis”). Per Sant'Agostino, la Verità è Dio, ed è costituita dalle idee: le idee “abitano” nella mente di Dio, i suoi pensieri, il suo intelletto. Tornando al dibattitto attuale, troviamo ancora i creazionisti, che continuano a identificare il Nous con il Dio cristiano, mentre i credenti nell' Intelligent Design, platonico- materialisti post-darwinisti e anti-evoluzionisti, preferiscono parlare di scienza. La teoria dell'Intelligent Design è stata introdotta nel 1802 dal filosofo britannico William Paley nella sua opera “Natural Theology”, in cui riprendendo la teoria aristotelica della forma arriva a sostenere che la complessità delle strutture biologiche sfida ogni spiegazione metafisica e rivela la presenza di un “designer intelligente”.

Paley porta l'esempio di una pietra e di un orologio. Così come l'orologio rivela nella sua struttura una composizione di parti atte ad un preciso scopo, ovvero il progetto del creatore, così anche la complessa struttura biologica della materia rivela un disegno. Darwin rispose direttamnte a Paley 15 anni dopo, dicendo che l'evoluzione secondo la selezione naturale può creare l'apparenza di un disegno, ma che un vero disegno non c'è. Paley è riemerso a metà degli anni '90 con l'ascesa della biologia molecolare. Nel libro del 1996 “Darwin's Black Box”, il biochimico Michael Behe della Lehigh University sostiene che la selezione naturale non può spiegare l' ”irriducibile complessità” di meccanismi molecolari come ad esempio il “flagellum” del batterio: un'elica rotante, azionata da un flusso di acido, che il batterio utilizza per nuotare. Il flagellum richiede un numero di parti per funzionare: un rotore, una parte fissa ed un motore. Inoltre, studi genetici hanno mostrato che circa 40 tipi differenti di proteine sono necessari per produrre un flagellum funzionante.

Si è capito cioè che gli esseri viventi sono formati da parti integrate di un sistema ultra-complesso che non và alla ricerca di vantaggi selettivi finalizzati solo alla propria sopravvivenza, ma agisce secondo un “criterio” che rivela una intelligenza in atto. Nel libro “The Design Inference”, William Dembski, un filosofo e matematico alla Baylor University, ha proposto di considerare ogni sistema biologico in termini di “informazione” che è sia “complessa” (altamente improbabile) e “specifica” (al servizio di una particolare funzione) e che non può essere solo il prodotto del caso o della selezione naturale.

Il corpo umano consiste di miliardi di cellule, ognuna di queste costituisce una unità complessa di informazione, la combinazione di tutte le cellule concorre alla struttura e alla funzione di ogni essere umano, che a sua volta concorre insieme agli altri esseri umani alla struttura e alla funzione dell'Umanità nel suo complesso. Behe ha proclamato l'evidenza del “design intelligente” come “uno dei più grandi successi nella storia della scienza”. Ma una volta superato il materialismo darwinista a cosa si arriva? La teoria dell'Intelligent Design riconosce che tutto in natura è frutto di informazione (da informare = dare forma), e che il concetto, l'idea, precede il concreto (teoria delle idee di Platone). Stabilito dunque che una finalità esiste, si tratta ora di capire qual'è, ovvero qual'è il senso di questo “disegno intelligente”, che continua a sfuggire ad ogni progresso.

E-mail: Alessio Mannucci




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N.B.: gli eventuali indirizzi di recapito presenti nell'articolo possono cambiare senza che la redazione di ECplanet ne venga a conoscenza.
Ultima modifica = (07-10-2004:07:14)  EDIT ARTICLE Nr. 14540  


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