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a cura del CNR

È il cibo preferito dei bic, batteri idrocarburoclastici, che grazie ai loro lauti banchetti sono in grado di ripulire il mare dal petrolio. Questo processo, noto come bioremediation, è l'oggetto degli studi dell'Iamc, Istituto per l'ambiente marino costiero, del Cnr di Messina che ora punta agli oceani. Grazie alla bioaugmentation

La loro missione è pulire il mare dal petrolio. Sono Alcanivorax, Oleiphilus, Thalassolituus e Oleispira, la nuova squadra di operatori ecologici scoperta dai ricercatori dell'Iamc, Istituto per l'ambiente marino costiero, del Cnr di Messina. Un lavoro che svolgono con soddisfazione visto che per eliminare l'oro nero, semplicemente, lo mangiano. Già perché i fantastici quattro spazzini del mare altro non sono che dei batteri mangia-petrolio. “Si tratta di vere e proprie macchine biologiche altamente specializzate”, spiega Michail Yakimov il ricercatore dell'Iamc che coordina il progetto europeo Comode, Communities of marine microrganisms for oil degradation. “Macchine che, in quanto tali, non possono che avere un’elevata affinità verso gli idrocarburi tanto da utilizzarli come fonte di sostentamento”. Un felice banchetto, scientificamente chiamato bioremediation, soprattutto se si pensa alle sue conseguenze. “Il risultato, infatti”, continua Yakimov, “è la biodegradazione dei composti recalcitranti con produzione di biomassa autoctona, acqua e gas”.

Insomma, per ripulire il mare dopo un disastro ecologico come quello causato dalla nave Prestige il 13 novembre scorso in Galizia, oltre agli interventi di tipo fisico, come il trasferimento delle sostanze contaminanti, o chimico, con l'utilizzo cioè di prodotti ad azione disperdente, la squadra Iamc – Cnr potrebbe dare un significativo contributo al recupero delle risorse ambientali. “I nostri esperimenti”, riprende la parola Yakimov, “hanno mostrato che, in presenza di nutrienti, i Bic, ovvero i batteri idrocarburoclastici, rispondono in maniera tempestiva all'input di petrolio diventando, in 10/15 giorni, la popolazione batterica predominante”.

I ricercatori del Cnr, in seguito al monitoraggio di diverse aree costiere siciliane, oltre ad aver isolato i nuovi ceppi batterici sono riusciti anche a coltivarli in laboratorio. “Attualmente sono in programma esperimenti di bioaugmentation”, conclude Yakimov, “che verranno effettuati aggiungendo all'ambiente naturale densità opportune di batteri Bic. Questo ci permetterà di osservare l'eventuale accelerazione dei processi naturali di biodegradazione del petrolio su media scala”. Dopo aver ripulito il mare, il Cnr punta ora agli oceani.

Scheda

Che cosa: studio sui bic, batteri idrocarburoclastici, e sui processi di bioremediation e bioaugmentation
Chi: Iamc, Istituto per l’ambiente marino costiero, del Cnr di Messina
Per informazioni: Michail Yakimov, ricercatore dell’Iamc,
Istituto per l’ambiente marino costiero del Cnr di Messina
Phone: +39 090/669003
Mobil: +39 347/1362221
E-mail: iakimov@ist.me.cnr.it




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