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di: Alessio Mannucci

L'azione si svolge in un vecchio e dilapidato ospedale in cui mancano strutture, medicinali, facilities e staff. L'ospedale è pervaso dall'agonia e la sofferenza dei pazienti lo strain di dottori e infermiere ha raggiunto il limite. La negligenza di un dottore causa la morte di un paziente e lo staff dell'ospedale, preso dal panico, decide di nascondere il fatale errore. Dei paramedici portano nell'ospedale un nuovo paziente infettato da un virus che ha prodotto orribili deformazioni dei suoi organi interni. I dottori tentano di fermare il virus, ma il paziente infetto riesce a scappare attraverso il sistema di ventilazione sottoponendo l'intero ospedale al rischio di contagio. Sarà l'inizio di una spirale di morte.

Fantasia o realtà ?

Morire in ospedale per un'infezione contratta durante il ricovero. Capita ogni anno a 7.000 persone, mentre sono 700 mila i pazienti che contraggono infezioni durante la degenza, quasi tutte evitabili. I dati sono emersi dall'indagine “Inf Nos 2” realizzata con la consulenza scientifica dell'Istituto per le Malattie Infettive - Spallanzani - di Roma. L'ultima ricerca fu fatta nel 1983. Più di vent'anni fa la percentuale di infezioni era del 6,8%, oggi è del 6,7%.

Numeri invariati e in linea con i paesi industrializzati.

I morti per infezioni sono quanti quelli degli incidenti stradali. Una vera e propria epidemia il cui costo sociale è di circa 100 milioni di euro. “La causa principale è dovuta al fatto che i medici si lavano poco le mani, una volta ogni 5 pazienti”, sostiene Giuseppe Ippolito, direttore dell'Istituto Spallanzani

(Ansa 24 maggio 2005)

Da un lato la vita all’interno di un ospedale tetro e decadente, all’interno del quale si muovono tirocinanti e medici in cerca di fama; dall’altro una serie di malati colpiti da patologie del tutto differenti tra loro. Ed è proprio la prima malata a condurci all’interno del difficile percorso filmico. Una patologia colpisce il sistema cerebrale, e la donna colpita crea immagini attraverso la propria mente, dunque non percepisce la realtà, ma la proiezione di ciò che il suo cervello produce. È lo specchio (che nella simbologia nipponica è legata allo spirito) a permettere la visione di queste inquietanti presenze.

Ma se la donna malata è simbolo di percezione distorta della realtà, chi può dire qual è la vera percezione del reale ? Una dottoressa indica una mela rossa: quella mela rimane tale anche se illuminata da diverse fonti di luce. Siamo noi che abbiamo la percezione del rosso, una percezione che può non corrispondere alla realtà. C’è poi un’altalena, posta in un parco davanti l’ospedale. Si muove lentamente, silenziosamente, e con un doppio andamento. Forse un primo approccio alla duplicità del reale ? Probabilmente un modo per comunicare che esistono almeno due realtà, quella oggettiva e quella percepita.

Quando irrompe nell'ospedale-lager, dopo l'occultamento del cadavere di un uomo morto per errore medico, un altro malato, infetto, inizia il delirio totale. Il virus si propaga, medici ed infermiere ne rimangono vittime. L'incubo si fa tangibile, la “cosa” assume i contorni dello splatter. Ma nulla è casuale. Le immagini più crude del sangue verde e delle morti atroci ci traghettano verso l’enigma centrale.

Il dottor Akai e gli altri medici tentano di comprendere le ragioni della diffusione del virus: si tratta di un virus mentale che stravolge la percezione della realtà. L’occhio della telecamere, quale sguardo sul reale e quale strumento di percezione, si apre e si chiude, dal rosso al verde, dall'incubo alla realtà.

("Kansen" in it."Infection", Masayuki Ochiai, Giappone, 2004, recensione a cura di Endrio Martufi, centraldocinema.it)

INF NOS 2, che fa seguito a INF NOS 1 del 2001, è partito nel 2002 e si è concluso nel 2004. Nell'arco di due anni sono state effettuate quattro indagini, della durata di un giorno ciascuna, che hanno fornito altrettante fotografie delle infezioni ospedaliere nei reparti italiani. Sotto esame speciale le aree della medicina, della chirurgia e delle unità di terapia intensiva. Ogni anno si stima che le 450-700 mila infezioni contratte negli ospedali italiani generino 4,5-7 mila morti. Se si assumono, come sostegno, i dati di uno studio di Atlanta (USA), secondo cui il 30% di queste infezioni ospedaliere sono evitabili, ogni anno nel nostro paese sarebbe possibile prevenire 135.000-210.000 infezioni e 1.350-2.100 decessi.

La prevalenza di queste infezioni è risultata molto variabile a seconda del reparto di rilevamento: si passa dal 5,5% dei reparti di medicina al 34,2% delle unità di terapia intensiva. E l'aumento di prevalenza è direttamente proporzionale alla durata del ricovero. In particolare, la prevalenza delle infezioni ospedaliere nei pazienti ricoverati in terapia intensiva per oltre 10 giorni arriva a sfiorare il 60% e si attesta intorno al 10% tra i pazienti ricoverati in area medica e chirurgica. Questo dato può avere una duplice chiave di lettura: se da una parte prolungare la degenza in un ambiente a rischio espone ad un maggior rischio di infezioni, d'altro canto, un'infezione contratta in ospedale allunga i tempi di ricovero di una media di 5 giorni.

Le procedure che maggiormente espongono al rischio di contrarre un'infezione durante il ricovero sono: l'uso dei cateteri vescicali (se protratto oltre 10 giorni, l'impiego di cateteri vascolari, soprattutto in area critica, espone i pazienti ad una sepsi nel 7,3%dei casi); in area chirurgica, l'uso di drenaggi aperti, che sembra comportare un maggior rischio di infezione rispetto a quelli chiusi. Uno dei fattori di rischio, ancora nel 2005, rimane... lo scarso lavaggio delle mani.

E-mail: Alessio Mannucci




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