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Rifiuti tossici e ambiente
Rifiuti tossici e ambiente


a cura della redazione GT

Scienziati trovano la soluzione

Fino ad oggi fare un accostamento fra materiali tossici e ambiente sarebbe stata una follia. I rifiuti tossici, infatti, non solo non sono amici dell’ambiente ma lo distruggono con gravissime ripercussioni per tutti gli esseri viventi. Grazie ad una importante scoperta fatta da un team di scienziati irlandesi, però, per il nostro pianeta si prospetta un futuro ecologico. I ricercatori Kevin O'Connor e Patrick Ward, del Department of Industrial Microbiology dell'University College di Dublino, hanno infatti isolato un batterio capace di convertire quasi qualsiasi rifiuto tossico in plastica sicura e biodegradabile.

Nello specifico, hanno detto gli scienziati, questo microscopico alleato, sfrutta lo stirene, una sostanza tossica, scarto dell'industria del polistirene, e rende possibile la produzione di una tipologia di plastica ecologica denominata Pha o “poli-idrossialcanoato”. Il batterio in questione è reperibile in natura praticamente ovunque. Non vi sono sorgenti calde o fondali oceanici dove non se ne trovino traccia. Addirittura spiegano gli esperti, possono essere individuate anche sulle rocce solide e nei succhi gastrici.

Simili ai famosi batteri mangia petrolio, si differenziano da questi ultimi perché in grado di generare come scarto delle loro attività un prodotto utile. “Questi microrganismi – spiega O’Connor - disintossicano lo stirene e ce lo restituiscono come plastica verde”. Lo stirene, presente in vari tipi di scarico industriale, da origine, soltanto negli Stati Uniti, a qualcosa come 20mila tonnellate di rifiuti pericolosi. Provoca disturbi respiratori, astenia, e può avere pesanti ripercussioni sul sistema nervoso e sul cervello di animali ed esseri umani.

“Attualmente – commenta Ward - gli scarti vengono trattati iniettandoli nel terreno, spargendoli nei campi o bruciandoli in appositi inceneritori per produrre energia, processo che determina peraltro l'aumentare delle emissioni. Tutti usiamo quotidianamente la plastica. La troviamo dovunque, dalle carrozzerie delle macchine ai bicchieri usa e getta. Ne produciamo, utilizziamo e buttiamo milioni di tonnellate ogni anno. La lentezza di decomposizione del polistirene fa sì che questa sostanza rimanga nel nostro ecosistema anche per migliaia di anni”. Per risolvere il problema, e salvaguardare così la nostra salute, i ricercatori irlandesi puntano su una particolare specie di batterio, lo Pseudomonas putida, presente in natura nel suolo e che si nutre di stirene, trasformandolo in un bioreattore che produce carbonio ed energia.

Con una serie di esperimenti gli scienziati hanno isolato una variante specifica, denominata “CA-3”, che converte lo stirene in un polimero di plastica, il Pha appunto, che funge da riserva energetica. “Lo stirene - precisa poi O’Connor - viene completamente trasformato in Pha, e nel processo si elimina quindi tutto il materiale inquinante. La plastica prodotta da questi batteri è un polimero elastico, con un’ampia gamma di possibili applicazioni sia industriali che commerciali. Può essere usato nelle protesi mediche, nelle strumentazioni per la manipolazione dei tessuti biologici, nei cerotti, nelle confezioni per medicinali, nei rivestimenti del cartone e nei materiali plastici resistenti al calore”.

“Al momento stiamo lavorando in piccolo – hanno detto i due ricercatori che hanno annunciato la loro scoperta in occasione del 155esimo raduno della Society for General Microbiology, tenutosi al Trinity College di Dublino - ma stiamo incominciando anche a elaborare colture in scala per vedere di allargare il raggio d'indagine. Questo tipo di tecnologia in futuro andrà progressivamente affermandosi. Sviluppo sostenibile e produzione pulita sono la chiave del domani che ci aspetta. Questi batteri potrebbero aiutarci non solo a limitare i danni derivanti dalle nostre attività, ma addirittura a prevenirli all'origine”.

In collaborazione con la redazione GT




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