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redazione ECplanet

Decine di senza terra e di contadini ridotti in povertà hanno piantato le loro tende a Muthana, il sito di armi chimiche che nel passato ha prodotto migliaia di tonnellate di precursori chimici, gas nervini e gas mostarda. Muthana era il più grande sito di produzione e stoccaggio di armi chimiche in Iraq e agli ispettori delle Nazioni Unite sono stati necessari tre anni per sbarazzarsi delle munizioni per la guerra chimica Migliaia di tonnellate di agenti chimici, tra cui gas mostarda, Sarin, Tabun e VX sono stati bruciati nella struttura di 25 kmq.

Migliaia di bidoni si trovano ancora là, alcuni pieni e altri vuoti. Ma i rischi non hanno trattenuto Widha Al-Shamari dal trasferirsi là e coltivare parte della sua terra con pomodori, cetrioli, cipolle ed altre verdure. “È una terra disabitata. Ora non appartiene a nessuno, ed è arabile e fertile, e molto buona per l'agricoltura”, dice Shamari, uno dei coltivatori del posto. Alla domanda se avesse timore che il luogo fosse ancora contaminato e che i barili contenessero ancora agenti chimici, Shamari risponde: “Abbiamo spinto tutti i barili da parte ed ne abbiamo usati alcuni per separare le nostre zone. Nessuno ci ha detto nulla sui pericoli. Nessuno ha obiettato alla nostra presenza qui”. I soldati statunitensi hanno eretto dei checkpoint lungo la strada asfaltata che conduce al sito, che si trova a circa 75 chilometri a nord di Baghdad.

“Siamo contadini e non abbiamo una terra per noi. Siamo venuti qui per evitare la fame. Viviamo in una miseria degradante”, dice la moglie di Shamari, in piedi davanti ad una decrepita casa di fango. Il luogo è senza elettricità ma i coltivatori hanno loro pompe a gasolio che usano per estrarre l'acqua da un fiume vicino. Mohammed Al-Jubaisi, i suoi fratelli ed i cugini sono qui da più di un anno. “Non penso che il luogo sia ancora pericoloso. La terra è sana. È così fertile, molto meglio di qualunque altra terra avessi coltivato prima”, dice Jubaisi, 54 anni.

Ma non tutti sono d'accordo con Jubaisi.

Ali Khazraji, un contadino che è fuggito qualche mese fa in un villaggio vicino, ha una tragica storia da raccontare. “Eravamo là (a Muthana) quasi un anno fa. Mio zio ha preso un barile e, dopo averlo pulito, lo ha usato per immagazzinare l'acqua dolce. Alcuni giorni più tardi, la pelle e parte della carne sulle sue mani hanno cominciato cadere”, dice. Khazraji racconta che ha accompagnato suo zio ad un ospedale a Bagdad e che gli ci sono voluti tre mesi per riprendersi.

Gli scienziati iracheni mettono in guardia sulle conseguenze di lasciare incustoditi gli ex siti di armi nucleari, chimiche e biologiche. “Questa è una questione pericolosa che deve essere risolta immediatamente”, dice il Dottor. Khalaf Faris, professore di chimica all'Università delle Scienze nella vicina città di Samarra. “Se questi contadini non vengono allontanati e vanno avanti con la loro coltivazione, c'è un elevato rischio per loro e per i consumatori dei loro prodotti di sviluppare il cancro ed altre malattie pericolose”, afferma. Le truppe statunitensi non avevano e non hanno messo in sicurezza nessuno degli ex siti di armi irachene dopo la loro invasione del 2003. L'impianto di Muthana, come molte altre imprese militari e civili, è stato saccheggiato subito dopo l'invasione.

Saleh Mahdi, del Ministero dell'Agricoltura, dice che le autorità sono informate dei rischi connessi al vivere nel luogo e coltivarlo. “Abbiamo pubblicato parecchi avvertimenti a questo proposito. I coltivatori di Muthana sono abusivi e trasgressori della legge. Ma manchiamo dei mezzi per applicare la legge. Non abbiamo neanche una macchina per andare là e dire loro di andarsene”, conclude.

FontI:

www.osservatorioiraq.it
Peacelink.it
http://www.azzaman.com/english/index.asp?fname=news2005-12-7129.htm (18.12.05)

Traduzione di Paola Mirenda




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