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r.s. a cura della redazione ECplanet

Le nuove rotte dei veleni partono dall'Europa e dagli Stati Uniti e costeggiano la costa occidentale dell'Africa, o passano per il canale di Suez, fino a raggiungere i paesi emergenti dell'Asia: località che fino ad ieri erano meta degli scarichi illegali ma che oggi, nel nuovo quadro del boom industriale dell'Estremo oriente, potrebbero essersi trasformate in fonti di emissione di partite illegali di rifiuti tossici.

Lo smaltimento clandestino ormai è arrivato a fatturare record, 15 miliardi di euro a livello globale: una crescita esponenziale rispetto al debutto di questi traffici, a metà degli anni ottanta. Il primo episodio rilevante di smaltimento di rifiuti pericolosi in Paesi non Ocse è stato quello della nave Khian Sea che, nel 1986, scaricò su una spiaggia Haitiana 4 mila tonnellate di ceneri di rifiuti urbani di Filadelfia. Inizialmente la nave avrebbe dovuto liberarsi del carico alle Bahamas ma, dopo il rifiuto delle autorità locali, iniziò un viaggio di 16 mesi che la portò a toccare Repubblica Dominicana, Honduras, Panama, Bermuda ed Antille Olandesi.

Nel gennaio 1988, la nave riuscì a disfarsi di parte del carico, in totale 14 mila tonnellate, ad Haiti. In seguito cercò senza successo di liberarsi del resto dei bidoni in Senegal, Marocco, Yugoslavia, Sri Lanka e Singapore. Nel 1997 Greenpeace, assieme a gruppi locali haitiani, ottenne che la città di Filadelfia si riprendesse le ceneri che furono poi smaltite nel 2002 in una discarica statunitense, 16 anni dopo la partenza della Khian Sea.

Fonte: La Repubblica / ottobre 2006




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