COPERTINA
Macchine spaziali (p.te 12) - 40420 -2-5
 SCIENZA   TECNOLOGIA   ASTRONOMIA   SALUTE   ECOLOGIA   VARIE   <<POSTA>> 
  Comunicazioni   |   Formulari POSTA   |

Ricerca

Nano inquinamento 5
10 megalopoli a effetto serra
Mega nuvole avvelenate...
Pesticidi killer
La propagazione dello smog
Polveri sottili e nanoparticelle
Pacific Trash Vortex
Inquinamento in Cina
Nano inquinamento 4
Inquinamento killer 4
Biodisel e bioetanolo
Inquinamento killer 3
Inquinamento killer 2
Incenerimento della Bayer
Nano-inquinamento 3
La città infiammabile
I danni delle scie chimiche
Spazzatura elettronica
Mal'aria 2006
Aree inquinate e salute
Il peso dell'uomo
Bayer, esplosione da fosgene
Aria inquinata nelle scuole
La nave della morte
Nuove discariche dei gas killer
Inquinamento plastico
Nafta verso il Mediterraneo
Inquinamento aereo
Siti industriali a rischio
Aumenta il CO2 dagli USA
Gli uragani scatenano i maremoti
Allarme smog in Italia
Estinzione update
Nano-inquinamento 2
Ambiente Italia 2006
Toxic 100 update
Nano-inquinamento
Stato di emergenza
Terremoti alleati dei gas serra
Agricoltura chimica
Il boomerang del biodiesel
Orche tossiche
Inquinamento in alta quota
Global murder
TOXIC 100
The Chernobyl effect
Amianto, un nemico invisibile
Mediterraneo: allarme mercurio
Anche l'idroelettrico sporca
Rifiuti tossici e ambiente
Inquinamento: 10mila morti l'anno
I costi reali del petrolio
Il pianeta morente
Mappa dell'inquinamento globale
Una pattumiera nucleare
The corporation (parte 2)
CO2 e oceani
Inquinamento killer
Una discarica chiamata Somalia
Un frutto su due è contaminato
USA: lo scandalo del mercurio
Aria irrespirabile
La tossicità del fullerene
La costa è inquinata?
La Esso inquina
Computer e l'ambiente
Allarme pesce al mercurio
Il fiume più velenoso del mondo
Erbe medicinali inquinate
No alle fumigazioni aeree
Chimica e natura...
Petrolio, e sai cosa mangi
Salmone chimico
SOS per i coralli caraibici
Mediterraneo altamente inquinato
Il metano nell'atmosfera
Le navi inquinano troppo
La Convenzione di Rotterdam
Mar Caspio da salvare
Centrali a turbogas dannose
Nave mangiapetrolio
Stop all'amianto per l'Asia
Più siccità meno metano
Aerosol prodotti dall'uomo
La lavatrice è piena di zeoliti !
Regole per le sostanze chimiche
Vietnam inquinato dagli USA
Il metil bromuro
USA: blocca trattato sul mercurio
R.Ceca: impianto di alluminio
Usa ostacola accordo sul mercurio
L'ozono ritorna minacciosamente
Alberi radioattivi
Città come camere a gas
I satelliti per l'inquinamento
L'arsenico in Bangladesh
L'idrogeno pulito
Artico: emergenza inquinamento
Arsenico nei laghi statunitensi
Effetto serra e siccità
Vestiti tossici
Sensibilità chimica
Mucche a dieta
Le diossine
La plastica è nociva
La fuliggine
L'acqua in italia
Inquinare di meno risparmiando
I segreti dell'industria chimica
Distruttuori endocrini
Distributori pericolosi
Detersivi pericolosi
Co2 catturata
Cibo per animali
Futuro postumano (parte 4)
Futuro postumano (parte 4)


di: Alessio Mannucci

L'UOMO OLTRE L'UOMO

“Ogni uomo è libero di fare tutto ciò che non limita la libertà di altri. Il divenire cyborg è un progresso decisivo nell'evoluzione della specie, frutto della razionalità e non del caso” (Riccardo Campa, presidente dell'AIT, Associazione Italiana transumanisti).

In Italia, come in tutti i Paesi avanzati, sono in atto ricerche su robotica, intelligenza artificiale e biotecnologie e, nel contempo, dibattiti intercattedra, che coinvolgono filosofi e sociologi, sulle implicazioni etiche del divenire postumano. Per fare qualche esempio, il progetto “Babybot” dell'Università di Genova, ovvero il tentativo di costruire un umanoide in grado di apprendere e acquisire gradualmente una coscienza, è apprezzato a livello internazionale; La Sapienza di Roma ha organizzato il seminario “Il Postumano Nelle reti”. Non pochi interventi dimostrano apertura verso le tematiche transumaniste.

L'Ait sta cercando di creare una rete di crionicisti, per dare la possibilità di essere ibernati in sospensione crionica (ibernazione, per chi vuole preservare un cervello funzionante in attesa che la medicina progredisca, ndr). I nostri amici americani lo possono già potuto fare. Ait si batte per nuovi diritti individuali, che chiamano “diritti tecnologici”, appellandosi alla liberal-democrazia: “ogni uomo è libero di fare tutto ciò che non limita la libertà di altri”. In “Our Posthuman Future” (trad. it. “L'Uomo oltre l'Uomo Le Conseguenze della Rivoluzione Biotecnologica”, Mondadori, Torino, 2002), Francis Fukuyama elabora la sua prospettiva sulle biotecnologie, imperniandola attorno al concetto di natura umana: “La natura umana esiste, è un concetto pregnante e ci ha fornito un elemento di continuità nella nostra evoluzione come specie. Insieme alla religione, rappresenta ciò che definisce i nostri valori fondanti. La natura umana attribuisce la forma e stabilisce i confini dei tipi possibili di regime politico, quindi una tecnologia abbastanza potente da rimodellare ciò che siamo può dar luogo a conseguenze perniciose per la democrazia liberale e per la stessa natura della politica… Negli ultimi cento o duecento anni, però, tra gli intellettuali e gli accademici di filosofia questo concetto è caduto in disgrazia”.

Fukuyama allude al “pregiudizio contemporaneo contro il concetto di natura umana” e alla possibilità che le biotecnologie ce la facciano perdere: “Ma in che cosa consiste questa essenza umana che potremmo rischiare di perdere ? Per un fedele potrebbe essere un dono divino, la scintilla con cui nascono tutti gli esseri umani. Da un punto di vista laico, invece, si potrebbe trattare di qualcosa che appartiene alla natura, cioè le sue caratteristiche tipiche condivise da tutti gli esseri umani in quanto tali. In fin dei conti questa è la posta in gioco nella rivoluzione biotecnologica”, e con essa la stessa base del senso morale umano. Secondo Fukuyama, la struttura genetica dell'uomo rappresenta non una forma che ci determina in un solo modo (determinatio ad unum), ma una forma che schiude un campo di possibilità, un ventaglio di linee aperte, e che verrà orientato e ulteriormente determinato dalla libera attività del soggetto. Il soggetto naturale non può essere ricondotto al determinismo genetico di chi sostiene che noi “siamo i nostri geni”, gradino estremo di un processo riduzionistico che dapprima riduce l'essere a corpo, e successivamente il corpo al genoma.

Il concetto di natura umana non-ontologico e non-universalistico, ma di tipo esclusivamente storico-culturale, è esposto al grave pericolo di poter lasciare ai potenti di turno il potere di stabilire cosa è la natura umana. Dopo aver procalmato nei suoi precedenti lavori la “fine della storia”, e la “distruzione del mondo”, Fukuyama proclama ora la “fine della politica”. In particolare, si chiede in che modo si possa continuare a parlare di politica nei termini in cui fino ad oggi siamo stati avvezzi a fare, all'interno di un mondo che si pone nella condizione di abbandonare non solo teoricamente, ma anche praticamente, l'idea stessa di “una natura umana”. Questo perché, come sostiene lo stesso autore nelle ultime pagine del libro: “finora la libertà politica ha significato il diritto di perseguire le finalità stabilite per noi dalla natura”.

Che ne sarà, dunque, della società liberale, se l'uomo culturale e tecnologico si sostituirà a quello naturale ?

“Al contrario di coloro che divinizzano la natura, dichiarandola qualcosa di sacro e di intoccabile, i laici sanno che il confine fra quel che è naturale e quel che non lo è dipende dai valori e dalle decisioni degli uomini. Nulla è più culturale dell'idea di natura… i criteri per determinare ciò che è lecito e ciò che non lo è non possono in alcun modo derivare da una pretesa distinzione tra ciò che è naturale e ciò che naturale non sarebbe” (“Manifesto di bioetica laica”, Il Sole-24 ore, giugno 1996).

Al di là dell'uso equivoco del termine ‘natura’, in questo testo si sottrae al concetto di natura ogni oggettività e normatività, sostenendo che essa sia totalmente culturale, e dipendente soltanto dalle scelte e dai valori degli uomini. Il problema del rapporto fra natura e cultura è dunque segato alla radice. Poiché la natura umana è in ipotesi, un costrutto culturale e storico, non esisterà nulla di naturale e nulla di innaturale, ma tutto sarà relativo, convenzionale e storico: secondo Fukuyama siamo dinanzi ad una forma esplicita di “nichilismo delle essenze”. In una intervista condotta da Gianni Riotta, pubblicata sul Corriere della Sera del 10 ottobre 2005, Fukuyama dichiarava: “Trovo ripugnante l'idea di considerare malleabile la natura umana, plasmandola al volere delle élites. Abbiamo imparato che l'ingegneria sociale provoca milioni di vittime, e temo che lo stesso possa accadere per l'utopia di modificare il comportamento umano in laboratori (...) le ingegnerie di laboratorio rischiano di cambiare la carta dei diritti”.

Se siamo tutti uguali per la legge, ma alcuni di noi sono in grado di comprare per i figli al momento della nascita qualità formidabili, intelligenza, memoria, salute, in provetta, non cambierà la costituzione materiale ?

Fukuyama rifiuta l'idea di uomini e donne che migliorino in provetta il loro destino: «Mi oppongo all'ingegneria genetica per la stessa ragione per cui mi oppongo al fascismo e al comunismo. Trovo ripugnante l'idea di considerare malleabile la natura umana, plasmandola al volere delle élites. Abbiamo imparato che l'ingegneria sociale provoca milioni di vittime, e temo che lo stesso possa accadere per l'utopia di modificare il comportamento umano in laboratorio, manipolando per esempio l'aggressività di certi individui. Quindi ok curare i malati, no a migliorare la personalità dei sani (...) Per me un uomo migliorato in laboratorio è come un atleta dopato, andrebbe squalificato. E si immagina che succederebbe di un'umanità che fa la corsa all'altezza, tutti alti tre metri ? Alle Olimpiadi vincerebbero non i migliori atleti, ma i migliori laboratori genetici. Guardi alla nostra società, e guardi soprattutto all'Italia. La vita media toccherà presto gli 80 anni, ma per tanti anziani che vita è ? Li teniamo in case di riposo senza famiglia, soggetti a demenza senile, Alzheimer, perché abbiamo allungato la vita e non sappiamo battere questi morbi. E quando in Italia solo pochi tra di voi avranno famiglia che Paese sarà ? Allora temo il distacco tra una scienza che va avanti e una società che rincorre, relegando all'infelicità e all'isolamento tanti di noi».

Negli Stati Uniti questa frattura si colma di psicofarmaci, tanto diffusi da essere perfino prescritti nelle scuole medie, per controllare la vivacità degli scolari. Ora gli effetti collaterali di depressione e i casi di suicidio preoccupano, ma fino a poco tempo fa il Prozac sembrava un chewing gum: «La tentazione di controllare la natura umana è forte per via genetica e fortissima per via chimica. E investe i più giovani. Si dimentica che non tutto è innato, è inutile modificare il nostro codice genetico se poi non modifichiamo l'ambiente, la cultura, intorno a noi. Il destino di ogni individuo è segnato dalle sue caratteristiche personali, ma anche dalla società e dalla famiglia in cui cresce».

CITIZEN CYBORG

Fukuyama ha parlato anche come consigliere di George Bush e membro del Comitato presidenziale di bioetica. Ha parlato, insomma, a nome di quanti si preoccupano di porre limiti alle applicazioni delle biotecnologie. E che vede schierati sulla trincea opposta i transumanisti: talebani delle biotecnologie, estremisti della manipolazione dell'umano. I quali ricambiano l’attacco dei «neoconservatori» americani («la cricca bioconservatrice» come la chiamano loro) accusandoli di oscurantismo. James Hughes, insegnante di politica sanitaria al Trinity College di Hartford, Connecticut, direttore esecutivo della World Transhumanist Association, ha dichiarato: “La cricca bioconservatrice di Bush avrà pochissima influenza sullo sviluppo delle tecnologie che migliorano la condizione umana. Tutti gli sforzi dei repubblicani in questo senso sono destinati al fallimento perché viziati da una contraddizione: non si può al tempo stesso essere ultraliberisti in economia e mettere vincoli alla ricerca scientifica e tecnologica. La vera opposizione, semmai, può venire dai fondamentalisti cristiani. Penso anche alla riflessione di un accademico vaticano, Manfred Lutz, dopo il recente ricovero del Papa: ha detto che 'nella malattia, nel dolore, nella vecchiaia, nella morte si può percepire la verità della vita in maniera più chiara'. Ebbene, questa è la visione del mondo che noi combattiamo”.

Hughes ha da poco pubblicato anche un libro - “Citizen Cyborg perché le società democratiche devono rispondere alla futura riprogettazione dell'essere umano” - in cui traccia le linee guida per la penetrazione del transumanesimo nell'agenda politica dei paesi occidentali. Scartati i due estremi del “bio-luddismo” e del “transumanesimo libertario” (Extropy), Hughes indica la via del “transumanesimo democratico”: “L'approccio democratico al transumanesimo - scrive Hughes - sostiene che per realizzare il miglior futuro postumano possibile, dovremo fare in modo che le tecnologie necessarie siano sicure e a disposizione di tutti”. Solo così riusciremo a conciliare il sistema democratico con il diritto individuale alla “libertà morfologica” e al pieno controllo del proprio corpo.

Come dice Nick Bostrom, il fondatore della World Transhumanist Association, la Casa Bianca dovrebbe preoccuparsi piuttosto di «aumentare i fondi per la ricerca mirata all'estensione della durata della vita e allo sviluppo di strategie terapeutiche e tecnologiche mirate a migliorare la memoria, la capacità di concentrazione e le altre capacità umane». I transumanisti non hanno dubbi di rappresentare il progresso: chiamano i loro nemici «bioluddisti», cioè persone che vogliono sabotare la ricerca tecnologica così come i luddisti della rivoluzione industriale sabotavano le macchine. A chi li accusa di andare contro la natura, i transumanisti replicano che è esattamente quello che vogliono fare: «Interferire con la natura non è qualcosa di cui vergognarsi. Non esiste ragione etica per cui non dovremmo interferire con la natura per migliorarla». Come dice Riccardo Campa, «non è natura solo un prato in fiore. Natura è anche malattia, invecchiamento, morte. Noi ci impegniamo per contrastare questi aspetti della natura. Del resto, anche il cardiopatico con un bypass è transumano».

C'è chi, come Jürgen Habermas - “Il futuro della natura umana” - fà notare che la questione si iscrive pienamente nel campo della biopolitica: come ha notato Foucault infatti, al vecchio potere di vita e di morte del sovrano sui suoi sudditi si sostituisce oggi il potere di “lasciar vivere o di respingere nella morte”. Oggetti del potere divengono dunque la nascita e la morte, la riproduzione e la malattia, e tutto ciò che ha a che fare con le modalità biologiche dell'esistenza individuale nella società. Habermas la chiama “eugenetica liberale”, quella del nostro presente biotecnologico. Come ha notato N. Agar, “mentre la vecchia genetica autoritaria cercava di modellare i cittadini a partire da un unico stampo centralizzato, la caratteristica rilevante della nuova genetica liberale è la neutralità dello stato. Una volta messi a conoscenza dell'intero ventaglio delle terapie genetiche, i genitori del futuro potranno far riferimento ai loro valori per scegliere quali migliorie dare ai loro bambini”. Il rischio, avverte Habermas, è quello di un “imprigionamento” dell'umanità futura da parte dell'umanità presente.

Altri articoli correlati:

Futuro postumano (parte 1)

Futuro postumano (parte 2)

Futuro postumano (parte 3)

E-mail: Alessio Mannucci




VERSIONE STAMPA  VERSIONE STAMPA     INVIA QUESTA NOTIZIA AD UN AMICO


N.B.: gli eventuali indirizzi di recapito presenti nell'articolo possono cambiare senza che la redazione di ECplanet ne venga a conoscenza.
Ultima modifica = (26-12-2006:14:25)  EDIT ARTICLE Nr. 28305  


Mailing List
Richiesta iscrizione

Mailing List
Richiesta cancellazione



Copyright © 1997 - 2008 ECplanet - tutti i diritti riservati , disclaimer
Admin PPK-Webbased Content Management System (C) by PPK-Webprogram