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Free culture vs. copyright
Free culture vs. copyright


di: Alessio Mannucci

Il Congresso USA si appresta a votare l' “Intellectual Property Protection Act” - HR2391 - che consentirà la persecuzione degli utenti dei networks peer-to-peer, e in generale di tutti quei prodotti considerati criminali per infrazione del copyright. La legge colpirà anche il “fair use”, il principio che consente l'uso di piccoli samples di opere altrui.

Il decreto riguarda anche altre “misure” di protezione del copyright come il “Piracy Deterrence and Education Act” - HR4077 - volto a colpire chi infrange il copyright offrendo la distribuzione al pubblico attraverso i media elettronici. Misura che potrebbe essere applicata perfino al popolare Apple iTunes.

La legge include il già tristemente famoso “Pirate Act” - S2237 - che dà il potere al Dipartimento di Giustizia di perseguire legalmente la piratera hi-tech. Ad esempio, se qualcuno si recasse in un cinema con la sua mini-cam per registrare una copia pirata del film in proiezione potrebbe rischiare fino a tre anni. Tra gli oppositori, oltre al movimento del free software e della free culture, si stanno schierando diverse associazioni (lobby) legate all'industria dell'elettronica di consumo che verrebbe penalizzata non poco.

Paradossalmente, dunque, i principali alleati della lotta per le libertà digitali si stanno rivelando i produttori stessi della tecnologia usata dai pirati. È un effetto “catastrofico” della globalizzazione che stà mandando in crisi il sistema liberale-tenocratico. Se la risposta dello Stato è di tipo autoritario-totalitario, quella dell'industria è combattuta tra la sua patologica ricerca del profitto e dell'innovazione, che ha bisogno del liberalismo, e il processo di globalizzazione del consumo hi-tech che produce inevitabilmente degli “effetti collaterali”.

Fonte: Wired News

E-mail: Alessio Mannucci




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