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The corporation (parte 2)
The corporation (parte 2)


di: Alessio Mannucci

I 50 stabilimenti energetici più inquinanti al mondo appartengono a corporazioni che finanziano la campagna anti-inquinamento dell'amministrazione Bush. Un tipico paradosso della pseudo-democrazia.

È quanto riporta uno studio condotto da due organizzazioni no-profit, la Environmental Integrity Project (EIP) e la Public Citizen in base ai dati forniti da istituti come la Environmental Protection Agency (EPA) e la Toxics Release Inventory (TRI). Il rapporto “America's Dirtiest Power Plants: Plugged into the Bush Administration” documenta come siano notevolmente aumentate tra il 2002 e il 2003 le emissioni nell'atmosfera di mercurio, anidride solforosa e anidride carbonica e di conseguenza anche i rischi di attacchi di asma e malattie polmonari.

Lo studio ha stilato una classifica delle 50 maggiori compagnie inquinanti per ognuna delle diverse tipologie di emissioni. Siccome molte compagnie sono entrate in più di una e perfino in tutte e tre le classifiche, la lista ha totalizzato 89 power plants. Di queste 89, solo 47 sono state denunciate o investigate dall'EPA per aver violato il Clean Air Act. Dal 1999, le 30 compagnie che possiedono la maggioranza degli 89 stabilimenti più “sporchi” di tutta l'America hanno contribuito con 6.6 milioni di dollari alla campagna presidenziale di Bush e del Republican National Committee. “Non è un caso che il Clean Air Act (una legge in vigore dal 1977 per regolare le emissioni inquinanti) proprio in questi giorni sia stato preso d'assalto”, ha dichiarato Eric Schaeffer, che ha fondato la EIP dopo aver abbandonato nel 2002 il suo posto alla EPA per protesta contro i continui soprusi in materia di protezione ambientale.

Già nel 1998, l'EPA aveva lanciato l'allarme sull'inquinamento da mercurio e sulla necessità di individuare, quantificare e regolamentare le emissioni industriali. Indicazioni confermate recentemente dal rapporto della National Academy of Sciences davanti al Congresso degli Stati Uniti. Il mercurio è un elemento presente in alcuni minerali, ma quello prodotto soprattutto da inceneritori e centrali elettriche a carbone, che emettono in totale 48 tonnellate di mercurio all'anno, è uno degli inquinanti più pericolosi in quanto tende ad accumularsi negli organismi e lungo la catena alimentare, il ché rende pressoché impossibile controllarne la dispersione nell'ambiente.

È una sostanza neurotossica, che può danneggiare il sistema nervoso, specialmente nei feti e nei bambini, e che agisce su cuore, reni e sistema immunitario, sia nel caso di avvelenamenti acuti che cronici; può essere assimilato per inalazione di vapori o per ingestione di cibi. Per l'uomo il rischio maggiore è proprio quello alimentare, rappresentato per lo più dal consumo di pesci e crostacei. La Food and Drug Administration americana ha consigliato ad alcune fasce della popolazione di limitare il consumo di pesce, e ciò ha fatto crescere ulteriormente le preoccupazioni del settore della pesca.

L'amministrazione Bush invece ha proposto un sistema di certificati di emissioni per il mercurio che, secondo il governo, porterebbe ad una riduzione del 70% entro il 2018. Questo sistema di certificati ha funzionato bene per il biossido di zolfo, che causa le piogge acide. Ma un simile sistema è del tutto inadeguato per il mercurio.

Il biossido di zolfo è leggero, e viaggia per lunghe distanze: gli impianti elettrici nel Midwest possono causare piogge acide nello stato del Maine (a nord est degli USA). Per cui un limite nazionale totale di emissioni ha un senso. Invece il mercurio è pesante: in gran parte precipita al suolo vicino la fonte di emissione. Il risultato è che gli impianti elettrici a carbone in stati come la Pennsylvania e il Michigan creano delle Chernobyl chimiche dove il rischio di avvelenamento da mercurio è molto alto.

Con il sistema di certificazione, le compagnie compreranno i “diritti di inquinamento” piuttosto che ridurre le emissioni. E così, mentre migliaia di bambini nasceranno con gravi problemi neurologici, gli inquinatori potranno fare un bel “respiro” di sollievo (possino ammazzà....)

THE CORPORATION

Basato sul best-seller di Joel Bakan “The Corporation: The Pathological Pursuit of Profit and Power”, il film-documentario “The Corporation”, già vincitore di prestigiosi premi come quello del Sundance Festival, annunciato come “the next big thing” dopo “Bowling For Columbine” di Michael Moore, si scaglia proprio contro le istituzioni corporative e i suoi impatti criminali sul pianeta, alternando illuminanti interviste a personaggi come Noam Chomsky, Michael Moore, Howard Zinn, Milton Fiedmann e molti altri, e reportage d'assalto nei retroscena dello spettacolo corporativo.

Realizzato da Mark Achbar, già co-direttore nel 1992 del film-documentario “MANUFACTURING CONSENT: NOAM CHOMSKY AND THE MEDIA” che dipingeva i mass-media come vere e proprie “fabbriche del consenso”, insieme a Jennifer Abbott e lo stesso Joel Bakan, si è già conquistato il supporto del movimento Corporate Social Responsibilty, che da tempo si batte per un'etica sociale e responsabile delle corporazioni.

Quello delle corporazioni, potenti entità economiche, finanziarie, scientifiche e industriali, multi-trans-nazionali, che sguazzano nel neo-liberismo e nella globalizzazione, è oggi una vivida, drammatica e pervasiva presenza nella vita di ognuno. Come in passato la Chiesa, la Monarchia, il Partito, la “corporazione” oggi è senza dubbio l'istituzione dominante.

CAPITALISMO PSICOPATOLOGICO

La “corporazione” è emersa come “persona legale” a metà dell'Ottocento, imbevuta di una personalità di puro egotismo, e da allora la sua ascesa è stata irresistibile.

Per meglio esplorare i meandri di questa oscura personalità, gli autori hanno scelto di usare criteri psico-diagnostici come quelli in vigore presso la World Health Organization (L'Organizzazione Mondiale della Salute): è risultata altamente “anti-sociale”, completamente auto-referenziale, ego-maniaca, amorale, insensibile e profondamente disonesta; infrange ogni standard sociale e legale, nonché umano; non prova sensi di colpa, si accanisce contro i lavoratori, gli animali e l'ambiente, ma riesce a simulare qualità umane come l'empatia, la compassione, l'altruismo.

In conclusione, ci troviamo di fronte ad evidenti sintomi di capitalismo psicopatologico.

Una malattia purtroppo incurabile.

E-mail: Alessio Mannucci




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