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Commercio di organi
Commercio di organi


di: Alessio Mannucci

Tokyo, 1996: la città odora di morte. Una banda di bosozoku pesta a sangue un uomo, il cui corpo viene abbandonato vicino all'ospedale. Da una porta laterale fa capolino un tizio in camice, che carica il cadavere sulla macchina e s'avvia verso un deposito dismesso. Tosaka e Numata, due poliziotti che sorvegliano il posto, sospettano qualcosa di grave, decidono di entrare sostituendosi a due delinquenti che sono attesi dai complici. Nel magazzino si espiantano organi per il contrabbando: quando Tosaka si rende conto che il ragazzo è ancora vivo, cerca di bloccare l'operazione chirurgica, svelando così la propria identità e quella del collega. Ne segue una rissa, dalla quale Numata, pur drogato – perché gli è stata iniettata una dose massiccia di stupefacenti – riesce a sottrarsi. Tosaka, ferito alle gambe, rimane lì. Il collega, fuggendo, ascolta le disperate urla di dolore dell'amico.

Lo sbirro mutilato è tenuto in vita grazie allo stato di simbiosi con una pianta cui è costretto. Il collega quasi impazzisce nella frenetica ricerca del compagno: è sospeso da ogni incarico e allontanato dalla polizia. I colleghi non lo aiutano (perché ha un pessimo carattere) e sua moglie viene stuprata. I cattivi sono fratello e sorella: l'uno evirato, l'altra accecata, e per di più dalla stessa mano, quella della madre. Quest'ultima, massacrando i figli, ha cercato vendetta sul marito traditore, quasi fosse una Medea orientale.

Improvvisamente, da dietro una finestra, un giardiniere complice degli omicidi si masturba. Sullo sfondo, l'immensa e anonima Tokyo dei sobborghi poveri, degli homeless, dell'abiezione, con i baretti che sono buchi infernali pieni di violenza e manovalanza yakuza. Poi i sottopassaggi, che ai lati hanno lo scolo delle fogne, dove ci si ammazza a colpi di katana. E i bambini, che vengono ritrovati nei parchi, nei boschi o nel fiume, buttati come spazzatura, con le gambe aperte e il cuore ben in vista...

(“Organ”, Kei Fujiwara, Giappone, 1996, recensione di Massimiliano Spanu, tratto da "Mattanze di celluloide giapponese", http://www.fucine.com)

Su ebay, qualche tempo fa, qualcuno aveva messo all'asta “un rene perfettamente funzionante” precisando che i compratori avrebbero dovuto “sostenere tutti i costi e le spese per il trapianto”. L'offerta, illegale anche per l'ordinamento statunitense, la cui legge federale prevede pene severissime per il commercio di organi, ha tuttavia ricevuto centinaia e centinaia di offerte, con la conseguente impennata del prezzo che, in poche ore, ha raggiunto quota 5 milioni e 750 mila dollari (circa 10 miliardi di lire).

L'intervento dei responsabili della sicurezza del sito, che hanno rimosso il messaggio illegale, non è valso a placare le polemiche che si agitavano attorno alle vendite vietate realizzate quotidianamente online. Il problema è reso particolarmente complicato - anche da un punto di vista giuridico - dalla difficoltà di individuare un responsabile in carne e ossa che facilita i traffici dei cyber-criminali.

Da una parte, i responsabili del sito hanno respinto ogni accusa sostenendo che per loro era oggettivamente impossibile monitorare gli oltre 6 milioni di utenti “abilitati” a compravendere attraverso le pagine di ebay.com e, dall'altra, l'autorità giudiziaria si è scontrata con l'estrema difficoltà tecnica di risalire alle reali generalità del cyber-trafficante.

“Troppo sporco questo… business”: così commentava la comboniana suor Daniela Maccari le notizie riferite da missionarie in Sudan e Mozambico sul traffico di organi di bambini (ottobre 2003). Il corpicino di un bambino sudanese è abbandonato a pochi metri dalla capanna di un campo profughi, alla periferia di Khartoum – scriveva suor Maccari – è senza occhi, senza cuore, senza reni.

La scoperta di corpi mutilati di bambini e uno sbaglio di indirizzo, in questo caso un monastero al posto del presunto centro dello sporco traffico, hanno aumentato i dubbi di Elilda dos Santos, laica consacrata, che nell'ottobre del 2002 aveva scoperto il primo caso: una bambina di 12 anni trovata senza cuore, senza polmoni, senza reni. “La madre si era rivolta alla polizia senza nessun risultato”, riferisce suor Daniela, invitando ad aprire il computer e digitare con qualunque motore di ricerca: “Crianças desaparecidas em Moçambique”.

Il portale www.korazym.org ha ripreso la denuncia delle suore spagnole Serve di Maria (minacciate di morte per aver parlato, sul traffico di organi di bambini in Mozambico) apparsa su un giornale spagnolo. “È in atto un cruento commercio di organi che ha come vittime i ragazzi di strada e i bambini delle famiglie del luogo”, hanno dichiarato le suore, cercando di attirare l'attenzione del mondo occidentale sulla scomparsa misteriosa dei bambini della loro missione. Gli organi sarebbero stati asportati dai corpi dei bambini uccisi, tragica realtà che verrebbe confermata da immagini, video e fotografie riprese da Elida Dos Santos, che vive insieme alle Serve di Maria. La polizia non è intervenuta perché sarebbe implicata nel traffico; le religiose hanno subito diverse aggressioni e minacce di morte da alcuni gruppi armati e la politica locale non ha prestato alcune attenzione alle denunce.

31 marzo 2005. Cina. Nell'Ospedale N° 3 della città di Guangzhou, collegato all'università Sun Yat-sen, i trapianti di fegato vengono effettuati in massima parte con organi prelevati da detenuti giustiziati, ha dichiarato a Radio Free Asia (31/03/2005) un'infermiera dello stesso ospedale, intervistata via telefono, aggiungendo che “si tratta di organi in ottime condizioni”.

“Se l'operazione non presenta complicazioni – ha detto a RFA un funzionario del Centro Trapianti dell'Ospedale N° 3 – il prezzo di un trapianto di fegato può variare tra 200.000 e 300.000 yuan" (24.000 e 36.000 dollari Usa). Ha aggiunto che i pazienti in attesa di un trapianto riescono a ricevere un fegato in appena una settimana, o in un mese nei casi meno fortunati.

Da tempo, le organizzazioni per i diritti umani denunciano il collegamento tra l'alto numero di esecuzioni in Cina e la crescente domanda di trapianti, accusando le autorità di costringere i condannati a morte a firmare autorizzazioni all'espianto. In alternativa, i cadaveri dei giustiziati verrebbero fatti cremare, per non lasciare traccia del prelievo d'organo. Da parte loro, le autorità di Pechino hanno più volte negato l'esistenza di un commercio di organi prelevati da condannati a morte.

Sito correlato all'articolo:

Organs Watch, Berkeley

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E-mail: Alessio Mannucci




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