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redazione ECplanet

Lo scorso anno, lo scienziato russo Serguei Popov, che ha passato almeno due decadi a sviluppare armi biologiche geneticamente manipolate per l'Unione Sovietica, ha attraversato il fiume Potomac per parlare ad una conferenza sul bioterrorismo tenutasi a Washington.

La carriera di Popov, oggi 55enne professore al National Center for Biodefense and Infectious Diseases della George Mason University, è stata del tutto inusuale. Come studente, nella sua città nativa di Novosibirsk, capitale della Siberia, ha prodotto una tesi sulla sintesi del DNA dopo aver consultato le più recenti pubblicazioni in lingua inglese sulla nuova biologia molecolare. Dopo aver conseguito il dottorato, nel 1976, si è unito alla Biopreparat, l'agenzia farmaceutica sovietica che segretamente lavorava allo sviluppo di armi biologiche. Qui, è diventato capo dipartimento di un programma che comprendeva lo sviluppo di armi biologiche geneticamente ingegnerizzate. Quando il programma è stato finanziato, nel 1970, il suo obiettivo era di migliorare i classici agenti del “bio-warfare” per acuire la patogenia e la resistenza a gli antibiotici; negli anni Ottanta, Potov stava già creando nuove specie di patogeni che inducono sintomi sconosciuti nelle vittime.

Nel 1979, Popov ha passato 6 mesi a Cambridge, in Inghilterra, studiando le tecnologie di sequenziamento e sintesi automatici del DNA sviluppato in Occidente. Per farlo andare in Inghilterra, il Comitato Centrale del Partito Comunista sovietico lo fece apparire come uno scienziato ordinario, costruendo attorno alla sua figura una vera e propria leggenda. A seguito della crisi sovietica e della Biopreparat, Popov contattò i suoi amici britannici che gli trovarono un finanziamento della Royal Society, in modo da consentirgli di portare avanti le sue ricerche nel Regno Unito. Il KGB gli permise di lasciare la Russia. Popov non è mai tornato. In Inghilterra ha studiato l'HIV. Nel 1993 si è trasferito al Southwestern Medical Center della University of Texas dove è stato raggiunto da moglie e figli ed è rimasto fino al 2000.

Alla conferenza di Washington il batteriologo Richard Ebright, professore di chimica e biologia alla Rutgers University, ha fatto notare che la promiscua disseminazione di conoscenza biotecnologica e di campioni patogeninei laboratori di bio-difesa in lungo e in largo per gli Stati Uniti rischia di essere preda di organizzazioni terroristiche come al-Qaeda. Secondo Milton Leitenberg, l'attuale ossessione verso la minaccia del bio-terrorismo non ha senso, dato che lo svilupo di armi bio-tecnologiche è sempre stato portato avanti dagli apparati militari degli stati.

È il caso dell'Unione Sovietica, ma non solo. Con la differenza che, mentre in passato queste ricerche venivano portate avanti con enormi costi e difficoltà, oggi sono molto più facili ed economiche. Un equipaggiamento di sequenziamento genetico di seconda mano può essere acquistato su eBay, su Internet si può accedere a numerosi archivi genetici, e si possono acquistare bio-materiali di ogni tipo. Insomma, la liberalizzazione selvaggia incrementa il commercio bio-tecnologico e la diffusione della conoscenza, ormai alla portata di tutti. In teoria, chiunque può costruire un'arma biologica di distruzione di massa.

Autore: Mark Williams
Fonte: Technology Review 13 marzo 2006

Istituzioni scientifiche citate e correlate all'articolo:

National Center for Biodefense and Infectious Diseases

U.S. Army Medical Research Institute of Infectious Diseases

Recombinant virus database

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