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redazione ECplanet

I fisici del Brookhaven National Laboratory usano il Relativistic Heavy-Ion Collider (RHIC) per studiare le collisioni tra particelle subatomiche, sparate in ioni dorati ad altissime velocità, nel tentativo di ricreare le condizioni dell'universo primigenio che si è formato nei microsecondi seguiti al Big Bang.

A quanto pare, ci sono andati molto vicini.

Ad una temperatura superiore al trilione di gradi, gli elementi nucleari della materia ordinaria si trasformano in una forma di materia esotica, uno stato liquido chiamato “quark-gluon plasma” (QGP) che si ritiene abbia contraddistinto il “brodo primordiale” dell'universo alla sua infanzia. “Quando abbiamo raggunto il punto di ebollizione”, racconta JohnCramer, dell'Università di Washington, che ha preso parte agli esperimenti, “necessario a produrre il plasma, c'è stata una violenta esplosione”.

Nella speranza di risalire alle caratteristiche del plasma, formatosi per solo un centomiliardesimo di un trilionesimo di secondo, prima di esplodere, i fisici hanno analizzato le migliaia di particelle, per lo più pioni, tornate allo stato di materia ordinario, con un vecchio metodo di meccanica quantistica, risalente agli anni Cinquanta, il “modello nucleare ottico”, e l'interferometro Hanbury Brown-Twiss (HBT), usato dagli astronomi per misurare le stelle tramite segnali radio. Sono giunti alla conclusione che non si trattava dell'agognato QGP, ma qualcosa di molto simile, che fà ben sperare per gli esperimenti futuri.

immagine: il risultato della collisione di due nuclei realizzata con lo STAR detector del Brookhaven National Laboratory.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

Brookhaven National Laboratory

Brookhaven National Laboratory - collision_movie




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