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redazione ECplanet

CENTRO DI IGIENE MENTALE

“Mi chiamo Antonio e sono matto
sono nato nel '54 e vivo qui da quando ero bambino
Credevo di parlare con il demonio
Così mi hanno chiuso quarant'anni dentro un manicomio”.

Sono alcuni dei versi della canzone vicnitrice del Festival di Sanremo 2007, “Ti Regalerò Una Rosa”, di Simone Cristicchi, nuova leva cantautorale, che ha anche appena pubblicato un libro, “Centro d'Igiene Mentale Un Cantastorie tra i Matti”, edito da Mondadori, frutto di un'esperienza in giro per l'Italia negli ex-manicomi che è confluita anche nel documentario-film “Dall'Altra Parte del Cancello” e nel disco omonimo, di prossima uscita.

Nella canzone che ha vinto il festival, nel finale, il “matto” Antonio annuncia alla sua amata Margherita che porrà fine alla propria vita gettandosi dal tetto. «L'idea l'ho avuta quando nel manicomio di Volterra ho scoperto decine di lettere scritte dagli “ospiti” ai primi del Novecento», spiega il cantautore romano, «l'orrendo regolamento della struttura proibiva che quelle missive fossero spedite, perché i “matti” non dovevano avere contatti con l’esterno. Così loro conservavano per tutta la vita l'illusione di comunicare con i loro parenti, e invece quei messaggi finivano nelle cartelle cliniche».

Molte di queste lettere Cristicchi le ha raccolte nel libro, dove trovano spazio anche molti altri racconti sulle esperienze di viaggio fatte da Simone, dapprima da volontario din un Centro della capitale, e poi nel resto d'Italia. «Ho visto cose che ti segnano, e persone che ti arricchiscono. I manicomi esistono ancora, in maniera residuale e forse non più violenta come una volta. Però è stato sconvolgente scoprire tantee persone abbandonate a sé stesse, ciondolanti nei cortili come degli zombie, imbottiti di caffé per non cedere all’effetto degli psicofarmaci. I loro sguardi raccontavano della subliminale impossibilità di tentare un reinserimento nella società, lontano da quelle strutture che magari li avevano accolti dopo la nascita e gli orfanotrofi, anche se sani [...] Uno psichiatra mi ha detto: “preferirei avere un tumore che una malattia mentale, perché è umiliante, per noi medici il cervello è un libro chiuso”».

Ma c'è di peggio: «Un infermiere genovese mi ha raccontato il segreto dei suicidi di massa dei pazienti, impauriti dal loro destino dopo la legge Basaglia, una norma che ha aperto uno spiraglio, ma non ha cambiato l’atteggiamento di ostilità della gente nei confronti dei matti, quelli che Zavoli chiamava i “nostri fratelli scomodi”. I Santi vedevano Dio, gli individui con problemi psichici venivano martirizzati nei manicomi. Perché il Padreterno, come dico nella canzone, non vuole “questi apostoli”».

ANTI-PSICHIATRIA

“Il manicomio ha la sua ragion d'essere nel fatto che fa diventare razionale l'irrazionale. Infatti quando qualcuno entra in manicomio smette di essere folle per trasformarsi in malato, e così diventa razionale in quanto malato” (Franco Basaglia).

La legge 180, del 13 maggio 1978, meglio nota come “legge Basaglia” (dal suo promotore in ambito psichiatrico, Franco Basaglia), è una nota e importante legge quadro che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Successivamente, la legge confluì nella legge 833/78 del 23 dicembre 1978, che istituì il Servizio Sanitario Nazionale. La legge fu una vera e propria rivoluzione culturale e medica, basata su nuove (e più “umane”) concezioni psichiatriche, promosse e sperimentate in Italia da Franco Basaglia. Prima di allora, i manicomi erano poco più che luoghi di contenimento fisico, i veri e propri lager dove si applicavano pesanti terapie farmacologiche e invasive e pratiche aberranti come l'elettroshock o la lobotomia.

Le intenzioni della legge 180 erano quelle di ridurre le terapie farmacologiche ed il contenimento fisico, instaurando rapporti umani rinnovati con il personale e la società, riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita dignitosa dei pazienti, da seguire e curare amorevolmente. La legge Basaglia proponeva di passare dall'internamento al concetto di cura, superando il concetto di pericolosità del paziente per arrivare a quello di disagio mentale, con un obiettivo di cura seguito da un progetto terapeutico/riabilitativo, cercando di studiare sia l'individuo malato sia il suo ambiente, per risalire all'origine della sofferenza psichica.

Basaglia intendeva superare il manicomio come istituzione di reclusione, fino ad arrivare ai servizi dipartimentali di Salute Mentale, con l'obiettivo di creare una nuova situazione d'assistenza psichiatrica, strutture e nuovi servizi territoriali, a fini preventivi e riabilitativi. La rivoluzione portata dalla legge Basaglia fu il frutto di quella innescata dal movimento dell'Anti-Psichiatria, nato nei primi anni Sessanta (i principali esponenti sono stati Ronald Laing e David Cooper in Inghilterra, Michel Foucault e Félix Guattari in Francia, Franco Basaglia in Italia e Thomas Szasz negli Stati Uniti).

L'Anti-Psichiatria sosteneva che il modello di malattia mentale su cui si basavano i manicomi era fondato su un concetto di violenza e di coercizione teso a inibire il potenziale creativo degli individui - processo che aveva luogo già all'interno della famiglia fin dalla più tenera età - allo scopo di creare sempre nuovi sudditi del “sistema”: consumatori condizionati e oppressi, asserviti alle strutture di ubbidienza al potere. Tutti coloro che provano a ribellarsi a questo ingranaggio, diventando cittadini liberi, vengono etichettati come nevrotici o pazzi.

La famiglia viene dunque individuata dall'Anti-Psichiatria come luogo primario di violenza, non solo tramite abuso sessuale o maltrattamenti, ma anche attraverso il tipo di educazione impartita dai genitori. Il malato di mente veniva visto dall'Anti-Psichiatria dunque come una vittima dell'oppressione sociale, che tenta in tutti i modi di “normalizzarlo”, rendendolo innocuo. In questo senso, la follia viene vista come una forma di trasgressione dalla norma sociale, anche laddove si esprime attraverso l'originalità e la genialità.

Con l'Anti-Psichiatria, la scienza ufficiale viene accusata di concentrare la propria attenzione sulla malattia individuale e sulle sue basi organiche, trascurando l'origine sistemica e sociale dei disturbi psichici. La psichiatria tradizionale viene vista come una funzione necessaria al “sistema” per sopravvivere, attraverso il "trattamento" di tutti i devianti, che vengono esclusi definitivamente dalla vita sociale, grazie all’istituzionalizzazione dei manicomi.

Le “cure” somministrate nei manicomi del tempo (dosi elevate di psicofarmaci, medicinali di nuova invenzione ed ancora in fase di sperimentazione, elettroshock, misure costrittive) vengono così considerate forme di violenza sociale su persone fragili, che avevano già dovuto subire violenze da parte della famiglia e della società per il loro mancato adeguamento al conformismo sociale. L'Anti-Psichiatria si proponeva invece di tutelare i diritti di queste persone, lasciandole libere di esprimersi e di reinserirsi nel tessuto sociale. I manicomi, considerati centri di potere repressivo, oltre che campi di manovre clientelari e serbatoi di voti (grazie al clientelismo delle assunzioni di un numero spropositato di addetti), dovevano dunque essere aboliti.

Così fu in Italia grazie proprio allo psichiatra Franco Basaglia, il quale vedeva nello psicoterapeuta, nell'assistente sociale, nello psicologo di fabbrica, nel sociologo industriale, i nuovi amministratori della violenza del potere, poiché consentivano in realtà il perpetuarsi della violenza globale del sistema ed impedivano di fatto la guarigione dei malati. Lo psichiatra doveva dunque rifiutare il suo ruolo, sottolineare l'origine sociale dei disturbi psichici e impegnarsi politicamente nell'eliminazione delle contraddizioni sociali, per la trasformazione della società. Così sarebbe nata una società più libera e giusta e la malattia mentale sarebbe drasticamente diminuita. La legge n. 180 del 1978, nota come Legge Basaglia, abolì dunque gli ospedali psichiatrici ed istituì i servizi di igiene mentale, per la cura ambulatoriale dei malati di mente.

È grazie all'Anti-Psichiatria che è stato possibile portare all'attenzione dell'opinione pubblica i numerosi casi di abuso e di violenza perpetrati su persone incapaci di difendersi, la ghettizzazione dei malati, il pessimismo terapeutico che li vedeva come persone ormai definitivamente “perse”, che andavano solo sedate ed emarginate, per il bene della società. Con la legge Basaglia, molte persone malate hanno potuto vivere una vita abbastanza “normale”, accanto ai familiari, avendo la possibilità di muoversi liberamente, di lavorare, di essere seguiti a distanza da un équipe terapeutica che si occupava di migliorare, in tutti i modi, la loro esistenza. Purtroppo, però, non tutti i familiari hanno il tempo, la forza, le risorse, per farsi carico dei tanti problemi che sorgono quando qualche familiare si trova in condizioni di disabilità mentale e non sempre i servizi sociali si sono mostrati in grado di sopperire a queste carenze.

Cosa rimane oggi delle vittorie conseguite dall'Anti-Psichiatria ?

Ben poco.

La potente lobby farmaceutica, e psico-farmaceutica, di cui fanno parte medici, psichiatri, neuro-scienziati, politici, imprenditori, chiamata “Big-Pharma”, vorrebbe liberalizzare totalmente il campo, dichiarando definitivamente fallita la legge Basaglia, e cancellarla dal nostro ordinamento, il chè porterebbe alla riapertura dei manicomi, o meglio, delle “case di cura”, private, naturalmente, dove poter sperimentare ignobilmente gli psico-farmaci di prossima generazione. La critica radicale al “sistema” portata dall'Anti-Psichiatria rimane ancora di scottante attualità, basti pensare alla crescita esponenziale delle malattie mentali dagli anni Sessanta ad oggi, mentre “Big Pharma” ci racconta la favola degli straordinari progressi in campo psico-farmacologico, che è sempre più uno straordinario business. Il prezzo, altissimo, che la società stà pagando, e continuerà a pagare, ce lo raccontano ogni giorno le “cronache assassine”.

Data articolo: marzo 2007

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Franco Basaglia - Wikipedia

The Antipsychiatry Coalition

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