Alla fine del 2002 è stato pubblicato il rapporto “Carbonio UK”, curato dall’Istituto per il Cambiamento Ambientale di Oxford e sponsorizzato dal Biffaward, un fondo per cause ambientali. La ricerca, commissionata dall’unità governativa per lo “Studio delle Strategie per i Rifiuti”, affronta il tema della gestione dei rifiuti in Gran Bretagna e l’effetto serra.
Se si considera la quantità totale di gas emessi ogni anno nell’atmosfera inglese, il metano proveniente dai rifiuti in decomposizione, abbandonati nelle varie discariche britanniche, ammonta a circa il 3%.Secondo lo studio britannico ridurre l’effetto serra significherebbe gestire in maniera più efficiente i rifiuti. Al momento l’81% va nelle discariche, l’8% incenerito e solo 11% utilizzato per il riciclaggio o come concime. Il messaggio è chiaro: maggiore attenzione va data alla gestione dei rifiuti bio-degradabili, che dovrebbero essere riutilizzati e non abbandonati nelle discariche, ed all’intervento diretto sull’emissione di metano, che potrebbe essere intrappolato e, se possibile, bruciato. Secondo Tina Fawcett, principale autrice di Carbonio UK, “Tutti dovrebbero responsabilizzarsi di più".
Un altro studio britannico, nel settore del riciclaggio, riguarda il recupero dell'alluminio. Il complesso processo produttivo che consente di ottenere l’alluminio puro dalla bauxite necessita di un enorme quantitativo di energia e di generosi investimenti. Questo spiega perché, negli ultimi decenni, l’alternativa del riciclaggio abbia sollevato l’interesse dell’intera comunità internazionale. «In termini di dispendio energetico, il costo dell’alluminio prodotto mediate riciclaggio si colloca tra il 5 e il 10% del costo sostenuto per produrre il metallo primario», ha spiegato il Dr. Ian Masters dell’Università di Swansea, nel Galles. «Il Regno Unito e numerosi altri Paesi europei dispongono di enormi risorse di alluminio usato, rappresentate principalmente da lattine usa e getta smaltibili in discarica o riciclabili. Rimane il fatto che anche gli impianti di riciclaggio più moderni comportano alti costi di costruzione e gestione, con il risultato che, in un mercato fortemente competitivo, il margine di utile resta esiguo.

Ecco perché anche un minimo passo avanti verso una maggiore efficienza e redditività degli impianti si rivela essenziale. Per questo studio i ricercatori di Swansea hanno concentrato i propri sforzi sull’impianto di riciclaggio ad alta produttività della città IMCO, in grado di gestire 40 000 t di alluminio riciclato al mese. Il lavoro dei ricercatori si propone d’individuare anche la combinazione di processi non solo più efficiente e redditizia, ma anche meno dannosa per l’ambiente.
Secondo dati forniti dall'OECD,la produzione di rifiuti in Europa è aumentata di circa il 10% tra il 1990 ed il 1995. La sola produzione di rifiuti urbani nel 1995 e di circa 420 Kg/anno per persona. Le cause di questo aumento si possono fare risalire alle migliorate condizioni economiche, ma anche alla maggiore attenzione posta ai problemi di monitoraggio, controllo e reporting. L’aumento incontrollato della produzione di rifiuti è non solo una minaccia per la salute dell’uomo e dell’ambiente ma anche la spia di un uso inefficiente delle risorse.
Che cosa si può fare? Le leggi non bastano, occorre una maggiore responsabilità da parte di tutti, occorre rendersi conto che facciamo parte di un tuttuno e ,se non rispettiamo ogni parte dell'ambiente nel quale viviamo, prima o poi questo si riperquoterà sulla nostra salute. Tutto questo richiede una maggiore cultura ed un'informazione che, attualmente, sono presenti solo in tracce. I mezzi di comunicazione potrbbero fare molto ed invece sono utilizzati per trasmettere spettacoli squallidi atti solo a peggiorare la qualità della cultura. Anche in questo caso sono necessari programmi a lungo termine fatti in accordo con tutti i Paesi.
Istituzione scientifica citata nell'articolo:
University of Oxford