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di: Massimo Bertolucci

Ricercatori dell'Università della California, sede di Riverside, hanno scoperto che le sostanze chimiche che compongono alcuni pesticidi sono chilari, ossia possono concretizzarsi in due strutture distinte, uguali ma speculari. La tossicità e la persistenza delle due forme chilari esordiscono con parametri molto differenti fra loro e queste caratteristiche potrebbero innescare processi imprevedibili sulla fauna selvatica.

Anche se gli enantiomeri, ossia le versioni speculari di una molecole, implementano proprietà chimiche uguali, si può concretizzare una differente interazione con gli enzimi. Già un decennio fa, con il DDT e con altre sostanze chimiche, si osservò come particolari enantiomeri venivano disgregati dai microbi. Il risultato finale mise in luce che in alcune catene alimentari l'intreccio fra gli enantiomeri di questi prodotti chimici aveva subito delle alterazioni.

Da un accurato esame di cinque insetticidi in commercio, tra cui permethrin (piretroide sintetico) e il profenofos (organofosfato) è emerso che tra tutti i composti uno degli enantiomeri ha rilevato una tossicità pari a dieci volte superiore agli altri, soprattutto per la Daphnia, un piccolo crostaceo utilizzato per determinare il grado dei tossicità dei prodotti chimici. I risultati della ricerca sono stati pubblicati dal periodico “ScienceNOW”.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

University of California, Riverside




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