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redazione ECplanet

Roger Angel, astronomo ed esperto di ottica della University of Arizona, durante un incontro promosso dal NASA Institute for Advanced Concepts (NIAC) ha proposto di spedire in orbita un parasole grande abbastanza da tagliare le emissioni solari dell'1,8 percento, in modo da fermare il riscaldamento previsto dal raddoppio nell'atmosfera della presenza di anidride carbonica.

Secondo Angel, il parasole spaziale dovrebbe avere un massa di circa 20 milioni di tonnellate, coprire un'area di circa 4-7 milioni di chilometri quadrati e dovrebbe essere costituito da 16 mila miliardi di rifrattori circolari, ognuno del diametro di 0,6 metri, spesso 5 micron e del peso di 1,2 grammi. I rifrattori verrebbero lanciati mediante un sistema basato su repulsione elettromagnetica, come quello di missili, e sull'argon come carburante. Una volta raggiunta la zona utile, ogni disco troverà la sua posizione mediante camere in miniatura in grado di rilevare la luce solare: dei piccoli specchi aggiustabili manterranno la corretta posizione e il corretto orientamento nello spazio in base alla pressione delle radiazioni solari.

Secondo Angel, i dischi potranno rimanere in obita almeno per 50 anni, dopodiché le loro celle solari degraderanno e non saranno più in grado di mantenere la posizione. “Con i finanziamenti del NIAC”, ha detto Angel, “abbiamo realizzato un elemento ottico come prototipo, un ologramma su vetro rifrattivo spesso un micron”.

Ma come si fa lanciare nello spazio 20 milioni di tonnellate ?

Ci vorranno 20 milioni di lanci, ognuno di 1 tonnellata, ovvero 800.000 dischi a lancio. E ci vorrà anche un enorme sforzo per fabbricare i 16 mila miliardi di dischi. Il tutto, dice Angel, costerà una cifra pari a 5 mila miliardi di dollari, che, se ammortizzata per 50 anni, diventerà di 5 mila miliardi l'anno, una cifra di molto inferiore a quelle dei costi stimati per i danni provocati dai cambiamenti climatici.

L'idea del parasole non è del tutto nuova. Robert Kennedy, un ingegnere di Oak Ridge, Tennessee, nel 2000, insieme ad altri colleghi, aveva proposto di piazzare dei giganteschi specchi fotovoltaici in un Punto di Langrange (L1), gli unici punti in cui si possono situare corpi minori, o gruppi di corpi minori, per condividere stabilmente l'orbita di un corpo più grande, in quanto le attrazioni gravitazionali si annullano.

Data articolo: novembre 2007
Fonti: Astrobiology Magazine / Space Daily

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

The University of Arizona

Punti di Lagrange - Wikipedia




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