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OGM, contaminato 1 alimento su 5
OGM, contaminato 1 alimento su 5
OGM, contaminato 1 alimento su 5


di: Marco Trabucco

Si annidano nel cuore dei cibi, anche dei più innocenti, come quelli di dichiarata produzione biologica o gli alimenti per bambini. Sono gli Ogm, gli organismi geneticamente modificati, prodotti come la soia e il mais, ma anche i pomodori, ai quali con l`ingegneria genetica si è modificato il Dna per renderli più produttivi, meno attaccabili dalle malattie o dai parassiti.

Negli Usa, in Canada, in Cina, in Israele sono permessi, ma l`Unione europea li vieta e ne consente la presenza, in tracce, al di sotto dell`1 per cento. Un`indagine condotta a Torino dal laboratorio specializzato della Camera di Commercio, in collaborazione con la Federconsumatori, ha rivelato la presenza di ogm nel 20,6 per cento dei 300 campioni analizzati, tutti prodotti che si trovano regolarmente in negozi e supermercati e che fanno parte del classico «paniere della spesa». In molti casi la percentuale di Ogm era inferiore ai limiti di legge, ma spesso quei cibi erano dichiarati in etichetta Ogm free e cioè «puri».

È risultato, ad esempio, contaminato il 15,5 per cento dei prodotti biologici: 7 dei 47 campioni sono risultati positivi ai test, alcuni, come delle bistecche di soia, con percentuali superiori al 30 per cento. Il rischio, per chi teme conseguenze sulla salute degli Ogm, arriva anche dalle pappe per neonati: in due campioni su quindici ne è stata rilevata la presenza. E se per un campione di biscotti, la percentuale era poco rilevante (0,04 per cento), più preoccupante è invece il 4 per cento trovato in una confezione di latte di soia. D`altronde, proprio su questi prodotti è in corso un`indagine dei Nas e del procuratore Raffaele Guariniello in cui sono finite sotto inchiesta quattro multinazionali del settore, la Nestlè, la Milupa, la DieterbaPlasmon e la Abbott.

Alcuni loro prodotti per neonati contenevano Ogm, come ha accertato il laboratorio dell`Istituto Zooprofilattico di Torino, sia pure al di sotto della soglia dell`un per cento. «Le norme europee oggi consentono questa soglia - spiega Guariniello - ma obbligano le aziende a fare in modo che la cosiddetta "contaminazione accidentale" si riduca al minimo possibile. Noi stiamo lavorando per accertare che questo sia avvenuto». E a gennaio arriverà il primo processo, per cui sono già stati rinviati a giudizio al titolare di un grande magazzino all`ingrosso di prodotti biologici, Ugolina Marro, di Grugliasco, un grosso distributore di Padova, Kristian Skulte, e il Kevin Mclaughlin, legale rappresentante della Soia International, una multinazionale che commercializza al soia in tutto il mondo.

Il prodotto incriminato in questo caso sono tavolette di soia, vendute come biologiche e che invece contenevano Ogm. L`imputazione è di frode in commercio. Le indagini hanno accertato che molti prodotti certificati come Ogm free hanno in realtà «acquistato» la certificazione da laboratori privati stranieri, svizzeri soprattutto, i cui responsabili, interrogati dagli inquirenti, hanno dichiarato di esaminare solo i campioni che le aziende stesse forniscono.

«È un problema che il sondaggio conferma - commenta Diego Calabrese, presidente di Federconsumatori Piemonte -Purtroppo, mancano garanzie e controlli e gli stessi alimenti biologici si avvalgono soltanto di un`autocertificazione. Sotto quest`aspetto, non sono più sicuri di altri. È necessario, quindi, che le associazioni di produttori e di commercianti si tutelino e facciano effettuare test reali, a campione, a laboratori terzi per dare al consumatore le dovute garanzie». «E anche per evitare - ha aggiunto Bruno Camillo Gino, responsabile del laboratorio della Camera di Commercio - che l`unica forma di controllo sia quella, legittima, effettuata dalla magistratura.

Il nostro laboratorio non ha lo scopo di denunciare chi viola la legge, ma di aiutare chi produce e chi vende prodotti a controllarne la qualità. Oggi soia e mais modificati sono molto diffusi ed è importante avere uno strumento che consenta di identificarli, e quindi di eliminarli, senza cadere subito nella denuncia penale». Il laboratorio è a disposizione anche dei consumatori privati che vogliono far controllare un prodotto: il costo di un`analisi è intorno alle 150 mila lire (circa 80 euro).




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