Al World Energy Congress (WEC), il Congresso Mondiale dell'Energia, di Roma sono sfilati i giganti asiatici, il cui sviluppo economico, in partricolare di Cina e India, sta trasformando lo scenario globale e mette a rischio gli approvvigionamenti energetici futuri e la sicurezza ambientale del pianeta.

L'Agenzia Internazionale dell'Energia (International Energy Acency - IEA) che, nel suo “outlook” 2007, evidenzia il rischio proveniente dalla crescita della domanda dei paesi emergenti. Di “scenario allarmante” ha parlato anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha evidenziato la “minaccia alla sicurezza energetica e all'ambiente”. Per l'Agenzia Internazionale dell'Energia, “la situazione è peggiorata e la domanda globale di energia nel 2030 sarà superiore alle previsioni”. Secondo Nobuo Tanaka, direttore esecutivo dell'IEA, “se i governi non cambieranno le loro politiche su petrolio, gas e carbone e non cercheranno di limitare le emissioni di gas serra”, queste cresceranno “inesorabilmente” fino al 2030 in modo “più veloce di quanto previsto". Il capo dello Stato italiano ha invocato la “cooperazione” per una politica mondiale che punti, attraverso l'utilizzo delle più moderne tecnologie, a frenare l'uso dei combustibili fossili. “Sotto la spinta dello sviluppo dei giganti asiatici del commercio internazionale e della crescita economica - dice Napolitano - la domanda globale di energia si è impennata negli ultimi anni al di là di ogni previsione e incide con forza sul sistema energetico globale”.
La Cina diventerà, intorno al 2010, secondo l'IEA, il primo consumatore mondiale di energia, superando gli Stati Uniti.Oltre il 40% della domanda di petrolio e l'80% di quella del carbone arriverà da Cina e India e 1 su 3 dollari di investimenti in questo settore saranno realizzati dai colossi asiatici. La crescita della domanda, evidenzia ancora l'Agenzia, sarà trainata soprattutto dal settore trasporti. Nel 2030, Pechino importerà 13,2 milioni di barili di greggio al giorno e, in base alle previsioni, le vendite di auto nel colosso asiatico supereranno quelle degli Stati Uniti già dal 2015. Oggi in Cina sono 20 su mille i proprietari di automobili ma nel 2030 saranno 130 su mille.
In linea con il quadro tracciato dall'IEA, anche il vice presidente esecutivo di Siemens, Uriel Sharef: “Nei prossimi 20 anni”, ha detto intervenendo al WEC, “2la domanda di energia dell'Asia finirà per assorbire metà dei consumi mondiali. Gli esperti pronosticano una crescita annuale del 4% fino al 2030. Per allora, l'Asia peserà per quasi la metà dei consumi totali del pianeta”.

Jeremy Rifkin, il profeta dell' “Era dell'Idrogeno”, commentando il World Energy Outlook 2007 della IEA, ha detto: “Se veramente al picco di poduzione petrolifera ci arriveremo già nel 2015, con prezzi sempre più alti, ci resta un margine minuscolo di azione per evitare una catastrofica crisi energetica”. Il raggiungimento del picco significa che la produzione di petrolio non potrà più aumentare, ma comincerà inesorabilmente a diminuire a causa del progressivo esaurimento dei giacimenti, esercitando un'ulteriore pressione al rialzo, strutturale e inevitabile, del prezzo del barile.
Rifkin, che predica il sorgere di una “terza rivoluzione industriale”, basata sulle energie rinnovabili, l'idrogeno come vettore e accumulatore energetico, una produzione diffusa e non più concentrata dell'energia (con i consumatori che sono anche produttori) e reti interattive 'intelligenti' di trasmissione dell'elettricità. Secondo l'economista americano, che a Bruxelles ha incontrato i commissari europei all'Energia, Andris Piebalgs, all'Industria Gunter Verheugen e alla Ricerca, Janez Potocnik, l'UE ha il ruolo storico di guidare questa rivoluzione a livello mondiale, con gli obiettivi che si è già data per la lotta al cambiamento climatico (portare entro il 2020 al 20% la quota di fonti rinnovabili nel fabbisogno energetico e la riduzione di emissioni di CO2 rispetto al 1990). Rifkin ha insistito che bisogna investire soprattutto nelle fonti rinnovabili, energie dell'era nascente, e molto meno nelle 'energie al tramonto', petrolio, carbone, gas e nucleare.
La Commissione deciderà fra alcune settimane un grande piano di finanziamento per la ricerca e sviluppo nel settore energetico, e Rifkin teme che le lobby del nucleare e del carbonio riescano a ottenere una fetta cospicua dei fondi, per destinarli alle tecnologie di limitazione delle emissioni ('carbone pulito', stoccaggio del carbonio) o modernizzazione del nucleare (reattori di IV generazione). “È importante vedere dove andranno i soldi. Non avrebbe senso concentrarli, ad esempio, sul cosiddetto 'carbone pulito'; non dico che non si debba tentare la strada dello stoccaggio del carbonio, ma la maggior parte dei finanziamenti devono andare allo sviluppo delle fonti delle energia della nuova era. L'UE non può permettersi di attardarsi ancora per 10 anni sulle energie del tramonto, non c'è più il tempo”.
Data articolo: novembre 2007
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20th world energy congress - Rome2007
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