
Elettrosmog
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Elettrosmog (seconda parte)
Elettrosmog (seconda parte)
di: Alessio Mannucci
TUTTO OK NIENTE PANICO
Nel gennaio di quest'anno, un rapporto prodotto in Inghilterra dall'
Advisory Group on Non-Ionising Radiation, ribadisce ulteriormente lo
“scampato pericolo”. In un paese dove circolano più di 40 milioni di
telefonini, molti dei quali usati da bambini. Il rapporto, basato su tutte le precedenti ricerche eseguite negli ultimi tre anni, proclama che non vi sono ragioni di mettere in dubbio la sicurezza della rete telefonica mondiale e degli innumerevoli terminali mobili sparsi per il globo.
Allo stesso tempo non si astiene però, come vuole ormai la prassi, dall'auspicare nuove e più approfondite ricerche per giungere ad una
assoluta certezza (che come tutti gli scienziati sanno, è impossibile da
raggiungere). Sottolineando che, mentre da una parte non é emersa alcuna prova che esistano rischi di esposizione per gli adulti, le ricerche specifiche sul
rischio di esposizione per i bambini non offrono ancora nessuna
rassicurazione, e che dunque per questi soggetti l'allarme rimane ancora
valido.
Ma come? Tutto il casino è nato proprio per un possibile rischio per la
salute dei bambini, e ancora non sono stati condotti studi specifici? Ma
allora cosa hanno testato in tutto questo tempo? Necessitano altre ricerche, è tutto quello che sanno dire. L'unico dato certo, secondo il rapporto, è la sicurezza delle stazioni base. In Gran Bretagna ce ne sono 30.000. I livelli di esposizione riscontrati nelle vicinanze sono estremamente bassi e assolutamente non a rischio (ma come fanno a dirlo se non sono stati ancora fatti “studi specifici”?). Secondo Mike Dolan, questo nuovo rapporto si unisce al rapporto Stewart nel decretare la sicurezza (?) dell'attuale rete di telefonia mobile.
Intanto le ricerche continuano.
ANTENNA SELVAGGIA
Il 12 aprile 2000, in Puglia, Il TAR nega alla Wind il permesso di costruire
nuove antenne senza valutazione ambientale dando ragione al comune di
Bitonto. Si tratta della prima decisione del genere in Italia, in quanto in passato la valutazione sulle concessioni veniva fatta solo sotto il profilo
urbanistico; questa volta, invece, si è dato spazio all'impatto ambientale e
quindi alla salute dei cittadini esposti alle onde elettromagnetiche.
Il 26 luglio del 2000 finiscono sotto inchiesta 151 impianti radio-tv e per
la telefonia mobile che emettono campi elettromagnetici oltre i limiti in
base a quanto stabilisce il decreto ministeriale 381 del 10 settembre 1998.
In testa alla classifica negativa dell'elettrosmog per regioni, c'è il Lazio
con 25 siti “caldi” (15 stazioni radio-tv e 10 radio-base); seguono l'Emilia
Romagna (21 siti “caldi”, tutti impianti radio-tv) e il Piemonte con 21 (19
radio-tv e 1 radio-base). Sicilia e Valle d'Aosta sono all'estremo opposto
della classifica con un solo sito ciascuna. Friuli, Basilicata, Calabria e
Molise ne hanno due a testa. Risultano non pervenuti i dati del'Umbria. In
totale, risultano fuorilegge 122 impianti radio-tv e 29 stazioni radio-base
che servono la telefonia mobile.
Tra le antenne fuorilegge ce ne sono alcune abbastanza famose perché al
centro di casi di cronaca: quella di Santa Palomba (Pomezia), oscurata dal
sindaco, quelle della Radio Vaticana di S. Maria di Galeria nel Lazio,
quella di Monte Cavo nei Castelli romani, quella di Monte Mario nel centro
di Roma, quella di San Silvestro in Abruzzo, oggetto addirittura di uno
sciopero della fame. Dietro a ciascuno degli impianti elencati dalla
commissione interministeriale, c'è quasi sempre un comitato di cittadini che
da tempo si batte contro l'elettrosmog.
Se 151 siti “pericolosi” sono in assoluto tanti, in termini relativi si
tratta di una percentuale piuttosto piccola rispetto ai 33.500 censiti in
Italia: 9.900 per la diffusione sonora dei privati, 2.600 per la diffusione
sonora della Rai, 15.800 per la diffusione tv privata e 5.200 per quella
della Rai. D'altra parte, va detto, che i controlli non hanno toccato tutti
i siti e che il lavoro fatto rappresenta soltanto l'inizio di un percorso.
Il 23 gennaio 2001, le “antenne selvagge” diventano 160: antenne di stazioni
televisive, di radio, di gestori di cellulari, che non rispettano il decreto
sull'elettrosmog. In poche parole inquinano l'ambiente. Sono fuorilegge dal
1998, ma fino a oggi hanno vivacchiato perché non c'era una mappa completa
degli impianti e perché le multe non sono mai state applicate. Dal 24
gennaio invece le Regioni potranno multare i proprietari degli impianti con
cifre che variano dai 50 ai 300 milioni. A meno che i loro impianti non
vengano messi in regola: il limite è fissato dal decreto 381 del 1998 che
stabilisce un massimo di 6 volt per metro. Alcuni impianti arrivano a 27
volt per metro. Il governo si appresta a varare una nuova legge quadro in materia.
TUMORI DIVINI: IL CASO RADIO VATICANA
L'appuntato Pantanella Riccardo montò la guardia per ventitremila ore, poi
morì. Carabiniere dello Stato italiano, era stato assegnato in servizio a
Cesano, alle porte di Roma, campagna e villette, un posto tranquillo. Tutto
quello che doveva controllare erano tre antenne, la più grande, gialla, a
forma di croce. Una stazione di Radio Vaticana: 430 ettari cintati da un
muro grigio. Intorno, un paese di poche migliaia di abitanti, che crebbero
fino a diecimila perché la gente veniva a viverci volentieri, lontano dallo
smog della capitale, ma a quaranta minuti di auto. Un buon posto per
allevarci i bambini. Crescevano anche le antenne, però.
Quando l'appuntato Pantanella smise il servizio, dopo otto anni, erano
diventate più di cinquanta. Non fece in tempo a contarne altre. Un cancro se
lo portò via.
Il dottor Santi, il medico condotto del paese, riguardò tutte le cartelle
nel suo studio, ricontrollò i dati, confrontandoli con la media nazionale,
era sicuro di non sbagliare: le morti per cancro a Cesano erano di gran
lunga superiori, l'inquinamento atmosferico molto più basso. Perché?
Il dottor Santi aveva lasciato le consegne al figlio quando Flavia Rossi, 4
anni, si ammalò. La sua famiglia si era trasferita da poco. Erano fuggiti
dal caos e dallo smog della città. Avevano scelto una villetta a due piani,
messo in giardino una casetta di plastica colorata e un'altalena, comprato
un'auto gialla. Dalle finestre vedevano campi e alberi a perdita d'occhio.
Più, un bosco di antenne. Quella con la croce gialla svettava nella selva.
Maria, la mamma di Flavia, torturava un crocefisso quando il medico le
comunicò la diagnosi per la bambina: leucemia. Si sentirono, lei e il
marito, colpiti da un destino crudele. Flavia fu ricoverata al Policlinico
di Roma, ematologia, una cameretta con altre bambine della sua età.
Soffriva, ma trovò un'amica, Giulia, nel letto accanto. Vittime della stessa
sventura, i genitori si misero a parlare nel corridoio. E scoprirono di
abitare nello stesso paese: Cesano, e di avere, alle finestre, un identico
panorama. Nessuno di loro aveva fatto ricerche, prima; nessuno aveva sentito
voci, nessuno conosceva le statistiche del dottor Santi.
Non passò molto e Federico, il fratello di Flavia, tornò a casa da scuola e
raccontò: “C'è sempre un banco vuoto, in classe nostra”. Nessuno ci badò,
sulle prime. Federico aggiunse: “È di un bambino che non viene mai, è
malato”. Leucemia.
Augusto Rossi, il padre, uscì e andò dal panettiere. Voleva organizzare una
raccolta di firme, e di informazioni. Il pane lo compravano tutti, di lì
sarebbero passati tutti, prima o poi. Se era successo ad altri, si sarebbe
saputo. Un foglio fu esposto sulla bacheca delle rosette. Venne a comprarle
una donna che abitava in via Senio 25. Firmò e annotò: nel mio palazzo ci
sono stati nove morti di cancro, tre nella stessa famiglia.
Venne un uomo che stava in via Borgo di Sotto. Firmò e informò: due ragazzi
nella sua strada avevano avuto la leucemia, uno salvato da un trapianto,
l'altro no. Poi arrivarono quelli che portavano le cartelle cliniche e le
lasciavano al fornaio. Una, due, tre, quaranta. Neoplasia tiroidea,
leucemia, neoplasia tiroidea, leucemia. Quaranta cartelle, sette di bambini.
Due recavano date recenti, successive al giorno in cui Augusto Rossi era
andato dal fornaio.
Nacque un comitato in difesa dei bambini di Cesano, cambiò la vita nelle
case del paese. La figlia dell'appuntato Pantanella era diventata madre di
due bambini. Aveva dato loro la camera più bella della casa, luminosa, due
finestre esposte a sud, vista sulle antenne. Con suo marito Walter
comprarono un misuratore delle radiazioni elettromagnetiche: erano sei volte
la soglia di rischio. Spostarono i figli in una cameretta più angusta, lì ci
fecero un ripostiglio, luminoso. Lui fece mettere i doppi vetri a tutte le
finestre e impose di abbassare le tapparelle sigillando la casa di notte,
anche d'estate.
Sarebbe bastato? Se lo chiedevano spesso, alle riunioni del comitato, che si
svolgevano nella tavernetta dei Rossi: un grande tavolo rotondo, una
macchina per cucire Singer nell'angolo. Chiamarono i giornalisti. Venne
Oliviero Beha. Il suo collegamento in diretta fu annunciato con largo
anticipo, per le dodici in punto. Quando gli diedero la linea aveva il
misuratore di radiazioni in mano. Disse: “Fino a due minuti fa segnava
sessanta, vi giuro. Ora: zero”. Chiesero di parlare con esponenti della “Santa Sede”: mandarono tre radiotecnici. Dissero: “Se lo Stato italiano paga le spese della rimozione degli impianti se ne può parlare”. E salutarono. Amen.
La mamma di Flavia suggerì: “Scriviamo al Papa in persona, lui ci tiene ai
bambini”. Impostò la lettera il 23 giugno 2000. Concludeva: “Come pellegrini
che intraprendono un lungo viaggio, ma pieni di fede e speranza, rivolgiamo
la nostra preghiera al Santo Padre, affinché ci porti serenità e pace”. La
risposta non si fece attendere molto, arrivò dopo soli dieci giorni. Quando
trovò nella cassetta della posta la busta con le insegne pontificie, l'aprì
con emozione. Non le scriveva il Papa ma la Segreteria di Stato, nella
persona di Monsignor Pedro Lopez Quintana. Le diceva: “Gentile Signora, con
lettera del 23 giugno scorso e relativo allegato, Ella, unitamente a un
gruppo di concittadini, si è rivolta al Santo Padre presentandoGli la
situazione di codesta località, in cui sono collocate le antenne di Radio
Vaticana. Ben comprendendo lo stato d'animo da Lei espresso e ringraziandoLa
per la segnalazione, desidero informarLa che la questione è allo studio
delle autorità competenti e approfitto per porgerLe cordiali saluti”.
Nessuna rilevazione scientifica era in grado di dimostrare in modo
ineluttabile il rapporto di causa-effetto tra le antenne e le malattie. Ma
il Comitato non si arrese. Solo il sospetto sarebbe dovuto, secondo loro,
bastare a far spostare i ripetitori. Partì una causa giudiziaria, avessero
avuto fondi avrebbero fatto ricorso alla Corte Europea per i diritti
dell'uomo. Si presentarono in aula il 12 marzo 2001. Gli imputati non
c'erano. Il processo fu rinviato di sei mesi per difetto di citazione.
La prima inchiesta si conclude con un rinvio a giudizio, un nulla di fatto.
Il pm aveva utilizzato i risultati di un monitoraggio compiuto dalla Regione
Lazio a Cesano, dove sono installati gli impianti dell'emittente. I sensori
avevano registrato concentrazioni di campi elettromagnetici fino a 17,8 volt
per metro, contro i sei consentiti dalla legge.
La Procura di Roma apre una seconda inchiesta. A sollecitarla sono i
comitati di Roma Nord che insieme alla denuncia hanno depositato lo studio
dell'Agenzia della sanità pubblica del Lazio sulle leucemie infantili
diagnosticate nel territorio vicino alle antenne dell'emittente cattolica,
ed una videocassetta de “Le Iene”, una trasmissione andata in onda su Italia
Uno dedicata alle testimonianze dei residenti. Titolare del fascicolo è il
procuratore aggiunto Gianfranco Amendola, lo stesso magistrato che nella
prima inchiesta aveva portato sotto processo tre dirigenti di Radio Vaticana
con l'accusa di inquinamento elettromagnetico.
Questa seconda indagine, per il momento contro ignoti, deve invece accertare
se c'è una relazione di causa ed effetto tra l'incidenza delle leucemie e le
morti per cancro avvenute nella zona e la potenza degli impianti di Radio
Vaticana. Amendola incarica i Carabinieri del Nas di raccogliere tutti i
documenti dai quali ha attinto l'Agenzia di Sanità Pubblica per la sua
ricerca. Quello studio, confrontando i dati romani con quelli di Cesano in
un arco di tempo di 12 anni, dal 1987 al 1998, concludeva che per i bambini
residenti vicino a Radio Vaticana il rischio di ammalarsi di leucemia è fino
a sei volte più alto rispetto ai loro coetanei della capitale.
Intanto il Coordinamento dei comitati di Roma Nord rilancia: la situazione
potrebbe essere ben più grave di quella descritta dal rapporto dell'Agenzia.
“I rischi potrebbero essere molto più alti e la correlazione con la stazione
radio molto più stretta rapportati al numero di bambini effettivamente
residenti intorno alle antenne - fa sapere il coordinamento - Bisogna
infatti considerare che il confronto è stato fatto con Roma e non con un
territorio omogeneo a Cesano, dove la densità abitativa è molto bassa,
specie intorno agli impianti”. Il coordinamento chiede dunque un supplemento
di indagine epidemiologica da parte dell'Agenzia di Sanità Pubblica.
Nel febbraio 2002 la svolta: grazie ad un articolo, l'11, dei Patti
Lateranensi, Radio Vaticana evita il processo intentato per la presunta
nocività delle emissioni delle sue potenti antenne a Cesano a nord di Roma.
Il tribunale di Roma decide che i Patti Lateranensi assicurano al Vaticano e
alle sue sedi l'extraterritorialità. In pratica, questi stolti iconoclasti hanno il permesso di fare le cose più turpi perché tanto “non compete alla giustizia italiana un eventuale reato commesso su un suolo non nazionale”.
A chi ca...volo compete allora?
I difensori di Radio Vaticana sono soddisfatti e giustificano la decisione
del giudice: “Radio Vaticana è da considerare l'ente centrale della Chiesa
Cattolica, perché diffonde in tutto il mondo la voce del sommo pontefice ed
il messaggio evangelico attraverso le sue onde di frequenza”.
Le antenne della morte sono ancora lì. Scambiatevi un segno di pace.
ELETTRO MATEMATICA
Il 7 aprile 2004, la rivista “New Scientist” pubblica i risultati di un nuovo
studio, condotto da fisici svedesi, sugli effetti delle radiazioni
elettromagnetiche emesse dai telefoni cellulari sui globuli rossi,
sfruttando una teoria matematica. Come al solito, non è emersa nessuna prova di un'effettiva dannosità sulla salute, ma neanche del contrario. Lo studio sembra confermare, anche se solo teoricamente, il timore che i telefonini possano causare tumori al cervello e il morbo di Alzheimer.
Il fisico Bo Sernelius, della Linkoping University, ha usato un modello
matematico semplificato per investigare l'effetto di radiazioni
elettromagnetiche di una frequenza di 850 megahertz sulle cellule di sangue.
Tale frequenza è quella usata da molti telefonini, seppur questa vari a
seconda dei networks e può arrivare anche a 1800 megahertz. Secondo il
modello usato da Sernelius, le cellule sottoposte a queste radiazioni
subirebbero delle alterazioni chimiche e potrebbero spiegare la causa di
gravi danni ai tessuti.
Katie Daniel, editorialista del giornale Physical Chemistry Chemical
Physics, ritiene la scoperta molto importante, perché conferma quello che
già si sospettava. Camelia Gabriel, del King's College di Londra, parte del
Mobile Telecommunications and Health Research Programme fianziato dal
governo inglese, dice che il modello usato è troppo semplice e potrebbe non
adattarsi a tutti i tipi di cellule. Il Dr Michael Clark, del National
Radiological Protection Board ha detto: “Per quanto interessante, è solo una
teoria”.
FORZA ITALIA
Secondo un recente studio dell'ISIMM (Istituto per lo Studio
dell'Innovazione nei Media e per la Multimedialità), circa 36 milioni di
italiani possiedono almeno un cellulare, c'è chi ne ha anche 4 o più, e
quasi 2 possessori su 10 passano un'ora al giorno al telefonino. A quanto
pare è un'oggetto che rassicura. La fascia di età dove è più diffuso è dai
14 ai 24 anni (e sono quelli più soggetti al rischio di elettrosmog).
Oltre a essere il paese dei cellulari, l'Italia può vantarsi di essere il
paese con maggiore inquinamento elettromagnetico al mondo: sul nostro
territorio ci sono 60.000 antenne radio-tv, contro le 12.000 negli interi
Stati Uniti.
Eppure disponiamo, in teoria, della migliore normativa in materia, la legge
quadro approvata il 14/2/2001. Le sanzioni previste riguardano multe fino a
600 milioni senza prevedere specifiche fattispecie penali in caso di
perdurante violazione di legge. I punti forti della legge riguardano il
principio di precauzione, rafforzato dal principio di minimizzazione. Questo
principio rende necessario giustificare, da parte delle industrie,
l'installazione di determinati apparati che devono essere collocati in modo
tale da avere il minor impatto possibile sull'ambiente, sia dal punto di
vista elettromagnetico che ambientale. La valutazione di impatto ambientale
è una procedura obbligatoria per tutti gli impianti. Questa normativa è
sulla stessa linea delle legislazioni vigenti in Svizzera, Russia e Cina.
Ma chi si dovrebbe occupare di fare gli opportuni controlli e verifiche dei
siti a rischio? I sindaci sono i primi responsabili della salute dei cittadini e quindi tale compito dovrebbe spettare alle regioni. Attualmente esiste una mappa a cura del Ministero dell'Ambiente, ma a detta degli ecoattivisti non è completa.
E chi ci assicura dell'onestà dei controllori?
Considerando il livello di corruzione in cui versa il sistema democratico
italiano e globale, senza esclusione di sorta, si può sperare solo nell'
ecoattivismo e in forme di “eco-anti-terrorismo”.
Nel frattempo sarà meglio limitare il più possibile l'uso del telefonino, e
guardarsi bene intorno alle proprie abitazioni: la distanza degli impianti
deve essere tanto maggiore quanto più potente è l'impianto. Per le antenne
della telefonia in genere 40/50 metri possono essere sufficienti o anche
meno, se si è su una altitudine inferiore rispetto all'emittente.
Se vi sono dubbi vale la pena richiedere la documentazione di autorizzazione
dell'impianto ai gestori, ai sensi della 241/90 e del diritto
all'informazione in materia di ambiente. Il WWF attraverso il suo sito è
disponibile per dare informazioni e consigli.
Forza Italia.
Articoli precedenti:
Elettrosmog (prima parte)
Attacco ai GSM
La guerra invisibile
Cervello e telefonini
E-mail: Alessio Mannucci
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