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Effetto serra

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redazione ECplanet

“La temperatura in Italia è aumentata quattro volte in più che nel resto del mondo: 1,4 gradi negli ultimi 50 anni mentre la media mondiale è di 0,7 gradi nell'intero secolo”. Con questo dato allarmante il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha aperto la sua relazione alla conferenza nazionale sui cambiamenti climatici, voluta dal ministero dell'Ambiente e organizzata dall'Apat, in corso al palazzo della Fao a Roma, tenutasi lo scorso 13 settembre 2007.

Dopo aver lanciato una serie di allarmi su siccità, desertificazione, risorse idriche, il ministro ha ribadito la necessità di una politica globale immediata. “Il cambiamento climatico è qui e ora” ha detto Pecoraro Scanio. “Noi sappiamo che il nostro Paese è tra quelli che pagheranno il maggior prezzo in termini di danni ambientali, perdite di vite umane e salute, costi economici”. Napolitano: l'Italia faccia la sua parte. I lavori si sono aperti alla presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato ha sottolineato che “il problema del cambiamento climatico e del futuro dell'ambiente sia uno dei più gravi e complessi problemi globali del nostro tempo”. “Per influenzare intese e sforzi coordinati che devono realizzarsi a livello mondiale per fronteggiare il problema del cambiamento climatico innanzitutto è essenziale che l'Europa parli con una sola voce”, ha detto Napolitano. “Quindi è necessario che si porti davvero avanti quella politica europea integrata dell'ambiente e dell'energia che è stata avviata nel Consiglio Europeo in primavera, e che l'Italia faccia la sua parte”.

In Italia riscaldamento record. La temperatura in Italia è aumentata quattro volte di più che nel resto del mondo, ha ricordato il ministro. “Le piogge diminuiscono, gli episodi di siccità si moltiplicano, la desertificazione sta diventando un problema non solo per il Sud ma per la Pianura Padana. I nostri ghiacciai hanno perso metà del volume, e un chilometro su tre delle nostre coste basse è in arretramento. Il Po, come tutti i fiumi italiani, sta subendo riduzioni progressive delle portate medie mentre aumenta la variabilità tra piene e secche”.

Attuare il protocollo di Kyoto. “L'Italia ha accumulato dieci anni di ritardo e per colmare questo gap non basta la prima inversione di tendenza nelle emissioni dei gas serra che, secondo le stime dell'Apat, c'è stata nel 2006”, spiega Pecoraro Scanio. “È stato un segnale importante ma occorre un impegno massiccio”. Combattere i cambiamenti climatici, precisa il ministro, “significa innanzitutto attuare il Protocollo di Kyoto entro il 2012 e procedere alle ulteriori riduzioni delle emissioni di gas serra indicate dall'Unione europea”. I costi dei danni climatici. “Nel nostro Paese i costi per far fronte ai danni prodotti dai cambiamenti climatici si stimano a partire da 50 miliardi di euro all'anno”.

Riportando all'Italia le stime del rapporto Stern sull'inazione (nell'ipotesi che la temperatura globale cresca solo di 1,5 gradi) di fronte ai cambiamenti climatici, il ministro ha precisato: “la differenza tra quello che ci costa non agire e quello che ci costa agire è tra 10 e 40 volte maggiore a favore dell'azione. Tagliare le emissioni e fare l'adattamento - ha concluso il ministro dell'Ambiente - ci costa tra meno di cinque e sette miliardi ogni anno, contro un massimo di 200. E prima si fa meno ci costa”.

Ridurre le emissioni senza se senza ma. Pecoraro Scanio ha poi affrontato la questione delle emissioni. “Oggi solo in termini di anidride carbonica vengono emessi a livello mondiale tra 26 e 28 miliardi di tonnellate l'anno. Con il trend attuale” ha spiegato il ministro, “nel 2050 ci saranno 90 miliardi di tonnellate di Co2 in giro per l'atmosfera. Il pianeta con le foreste e gli oceani è in grado di assorbire oggi solo 12 miliardi di tonnellate, il 40 per cento. In futuro le capacità di assorbimento diminuiranno, perché più aumenta il riscaldamento più i sistemi naturali che catturano l'anidride carbonica si indeboliscono. Nel Mediterraneo lo scorso inverno l'assorbimento della Co2 è sceso del 30 per cento perché la temperatura del mare era di due gradi sopra la media.

È urgente tagliare le emissioni perché il processo ci potrebbe sfuggire di mano e diventare incontrollabile”. Meno cemento più risorse naturali. “L'unico adattamento che funziona è quello sostenibile, usando meno cemento e più risorse naturali”. Secondo Pecoraro “dalla fine della conferenza nazionale uscirà un manifesto per il clima, una strategia per l'adattamento sostenibile della sicurezza ambientale”. Il ministro dell'Ambiente ha ricordato inoltre come il piano di adattamento risponda a problematiche antiche per l'Italia, come quella del dissesto idrogeologico. La sfida è il solare. “La vera grande sfida è quella del solare, prendere questo grande distributore di energia e trasformare la sua l'energia” ha sintetizzato Pecoraro Scanio sul progressivo abbandono delle fonti fossili e sull'uso delle energie rinnovabili.

Secondo il ministro “si deve lavorare all'adattamento sostenibile, inteso come lotta biologica, che permette di salvare la natura, la salute e permette di risparmiare”. E aggiunge: “in Italia agire per l'adattamento significa mettere in sicurezza subito il rischio idrogeologico del nostro paese” attraverso, “un restauro ecologico”. Levi Montalcini, i cambiamenti influiscono sull'uomo. “Sono molto lieta, un'ottima conferenza” è stato il commento di Rita Levi Montalcini, premio nobel e senatore a vita, a margine dei lavori della conferenza nazionale sui cambiamenti climatici. La scienziata ha espresso apprezzamento per il discorso del ministro dell'Ambiente che “ha esposto molto bene” i pericoli che derivano dagli squilibri climatici. “Come scienziata - ha aggiunto - so anche ciò che non è stato detto: il cambiamento di clima influisce anche sull'uomo”.

Data articolo: aprile 2008
Fonte: Repubblica.it




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