COPERTINA
Porte dimensionali e... - 44930 -3-5
 SCIENZA   TECNOLOGIA   ASTRONOMIA   SALUTE   <<ECOLOGIA>>   VARIE   POSTA 
  Acqua   |   Atmosfera   |   Ambiente   |   Biodiversita'   |   Bioagricoltura   |   Biotecnologie   |   Cronache   |   Clima   |   Elettrosmog   |   Energia   |   Effetto serra   |   Fonti alternative   |   Inquinamento   |   Mari   |   OGM   |   Ricerche   |   Riciclo   |   Scie chimiche   |

Effetto serra

Effetto serra: Europa a rischio
Metano nel permafrost marino
Errate le stime di gas serra...
Africa: fermare il deserto
L'Apocalisse Rimandata
Artico, la maxi spaccatura...
Scorte alimenti a rischio
Stato di emergenza 6
Eco-apocalypse (now) 2
Effetto serra: rapporto IEA
Eco-apocalypse (now)
Riscaldamento globale ?
Italia, caldo e boschi
L'Italia scotta
Eco-apocalypse (now)
La verità del ghiaccio 14
Resident evil: extinction
Clima, l'allarme degli scienziati
Il bario causa le alte temperature
Tempesta globale 5
Eco-apocalypse 12
Effetto serra alla sbarra 3
La verità del ghiaccio 13
La verità del ghiaccio 12
Eco-apocalypse 10
Stato di emergenza 5
I Poli sotto la lente del Cnr
Aprile più caldo dal 1800
Disastri climatici
Effetto del clima mutato 2
Stato di emergenza 4
Effetto serra alla sbarra 2
Eco-apocalypse 9
Sprofondano le Carteret
Clima in Bangladesh
La verità del ghiaccio 10
Tempesta globale 4
La verità del ghiaccio 9
La verità del ghiaccio 8
Tempesta globale 3
Stato di emergenza 2
Estinzione globale 2
Eco-apocalypse 8
An inconvenient truth
Dementi climatici 2
Effetti del clima mutato
La verità del ghiaccio 7
Oslo, caldo da record
Clima in Nord America
Polo Nord sempre più temperato
La verità del ghiaccio 6
Allarme clima in Groenlandia
Allarme siccità negli Usa
Terra: caldo e siccità estremi
Mutamenti climatici ai tropici
Allarme desertificazione
Eco-apocalypse 5
Un nuovo buco d'ozono
Little Green Data Book
La verità del ghiaccio 3
Eco-apocalypse 4
La verità del ghiaccio 2
Effetto serra ed ecosistema
La verità del ghiaccio
Tempesta globale II
Ghiacciai svizzeri in ritirata
Eco-apocalypse 3
Tempesta globale
Inverno polare e effetto serra
Estinzione di rane e rospi
Acque troppo calde
Africa a secco
I mari si stanno alzando
I primi rifugiati ambientali
Laghi africani a rischio
Mediterraneo e effetto serra
Eco-apocalypse 2
Eco-apocalypse
Estati calde in Alaska
Dementi climatici
Polo Nord, addio ghiacci
Uragani sempre più forti...
Vento divino
Up in smoke
Warning in the wind
Effetto serra, catastrofe Asia
Ghiacci artici in ritirata
I mari si innalzano
Ghiacciaio imballato
Sempre meno ghiaccio in Nepal
Il carbonio nel terreno
Deludere i nostri sogni
Climate prediction experiment
Ghiaccio/Secco...
Il Pack si spacca
Agricoltura contro l’effetto serra
Surriscaldamento e antartico
L'artico si sta sciogliendo
L'Antartide si sgretola
Cozze alle Svalbard
La terra rischia la catastrofe
Effetto serra controllabile
SOS Corallo australiano
Bromuro di metile tollerato
Una catastrofe innaturale
Piante e mutazioni del clima
I costi dei disastri naturali
Effetto serra e foreste (intro)
Il passato dei gas serra
Effetto serra e artico
Tropici e riscaldamento globale
Effetto serra e incendi forestali
Eco-apocalypse 10
Eco-apocalypse 10


di: Alessio Mannucci

“Nessuna regione del mondo sta diminuendo le sue emissioni di carbonio”. Secondo uno studio apparso sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science, tra il 2000 e il 2004, la produzione di CO2 non solo è aumentata, ma lo ha fatto a un ritmo triplo rispetto agli anni precedenti. I ricercatori dell'Università di Stanford hanno incrociato ed elaborato i dati del Fondo Monetario Internazionale, del Dipartimento USA per l'Energia e di altre istituzioni, riscontrando che, mentre dal 1990 al 1999, l'aumento delle emissioni di anidride carbonica è stato dell'1,1%, dal 2000 al 2004 la crescita è stata del 3,1%.

Un dato peggiore dello scenario più pessimistico previsto dall'IPCC, legato, secondo gli scienziati, alla crescita economica che ha interessato quasi tutto il pianeta. “Nonostante il consenso comune sulla necessità di ridurre le emissioni - spiega Chris Field, che ha condotto lo studio - in molte parti del mondo si sta tornando indietro”. In cima alla classifica ci sono i paesi in via di sviluppo, come Cina e Brasile, responsabili del 73% dell'aumento totale delle emissioni. Non sono molto più virtuosi i paesi sviluppati: anche se in misura minore, le emissioni di CO2 crescono anche in Occidente, con l'aggravante che sono proprio i paesi ricchi a produrre il 60% dell'inquinamento globale.

In particolare, l'Italia è in grande ritardo con gli impegni del protocollo di Kyoto e con il regolamento europeo sul contenimento delle emissioni di CO2. In base all’impegno di Kyoto, l'Italia, entro il 2012, dovrebbe diminuire le emissioni di gas serra del 6,5% rispetto alle emissioni del 1990, mentre sino oggi queste emissioni sono continuatamente aumentate. L'Unione Europea ha bocciato il piano italiano - insieme a quello di altri 18 Paesi, compreso la Germania - ed ha chiesto al nostro Governo di abbassare le emissioni di CO2 di 13,2 milioni di tonnellate, cioè dalle 209, proposte dall'Italia, a 195,8 milioni di tonnellate annue nel periodo 2008-2012 - il 6,3% in meno. Ciò significa che se non riusciremo ad abbassare le emissioni di CO2 dovremo pagare multe salate di decine di milioni di euro ogni anno.

Il Dr Mike Raupach, del CSIRO Marine and Atmospheric Research and the Global Carbon Project, dice che nel 2005 sono state emesse globalmente nell'atmosfera quasi 8 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. “In media, ogni persona in Australia e in America oggi emette più di 5 tonnellate di carbone all'anno, mentre in Cina siamo su una tonnellata all'anno. L'America l'Europa fanno il 50% del totale, mentre la Cina fa l'8%. Gli altri paesi sviluppati hanno contribuito, tutti assieme, a meno dello 0,5% negli ultimi 200ani”. L'Australia, con lo 0,32% della popolazione globale, contribuisce per l'1,43%. Il Dr Raupach, che è a capo di un team internazionale di esperti, convenuti nel Global Carbon Project, che studia le emissioni, cercando anche di quantificarle, dice: “Il nostro lavoro traccia la storia delle emissioni: dobbiamo tenere conto sia delle emissioni passate che di quelle presenti nel negoziare le riduzioni di emissioni globali”.

Dal canto loro, gli USA puntano ancora ad impedire che al vertice del G8, in programma a giugno in Germania, vengano presi impegni per un nuovo accordo per combattere il riscaldamento del pianeta. In una bozza del documento finale del G8, Washington mostra di non volere che si faccia riferimento a provvedimenti urgenti per far fronte alla crisi climatica.

Più la temperatura globale continua a salire e più sale il rischio che le malattie infettive si diffondano su tutto il pianeta. Già nel rapporto dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dello scorso aprile, si avvertiva che l'impatto dei cambiamenti climatici potrebbe provocare una “alterata distribuzione spaziale di alcuni vettori di malattie infettive”, che potrebbe portare, ad esempio, ad una maggiore diffusione della malaria in Africa. “Le malattie trasmesse dagli insetti” - dice Stephen Morse della Columbia University, che di recente ha partecipato a Toronto al 107th General Meeting della American Society for Microbiology - “saranno influenzate dai cambiamenti climatici per il semplice fatto che queste piccole creature sono molto sensibili alla vegetazione, alla temperatura, all'umidità, ecc. Tuttavia, è molto difficile prevedere cosa avverrà, perché nella trasmissione delle malattie entrano in gioco molti fattori”.

Secondo David Rogers, della Oxford University, anch'esso presente al meeting, alcuni effetti relativi all'aumento delle temperature possono essere predetti. Ad esempio, la malaria non è trasmessa al di sopra di certe altitudini, perché le temperature sono troppo fredde per le zanzare. Ma se le temperature saliranno, salirà anche la linea della malaria. Un altro effetto potrebbe riguardare la stagione dell'influenza: se la massa d'aria tropicale intorno all'equatore si espande, nuove aree perderanno le stagioni tradizionali, e potrebbero avere l'influenza tutto l'anno. Altri effetti potrebbero venire dai fenomeni atmosferici estremi. Secondo Joan Rose, della Michigan State University, “uragani, tifoni, tornado e tempeste ad alta intensità, possono rimuovere i patogeni dai sedimenti, minacciando intere popolazioni sprovviste delle adeguate protezioni”.

La zanzara della malaria - forse la minaccia più grave per quanto riguarda le infezioni - ha raggiunto l'Europa nello scorso agosto. Come riferisce il Financial Times, in Corsica si è registrato il primo caso autoctono (con infezione avvenuta in loco) degli ultimi 35 anni. In un articolo pubblicato su The Lancet, Anthony McMichael dell'Università di Canberra, prevede un aumento del 16-28% dei casi di malaria entro il 2100. “Anche gli agenti patogeni di salmonella e colera - prosegue lo studio - crescono più rapidamente a temperature maggiori”. La febbre del Nilo occidentale, prima confinata alle latitudini africane, da una decina d'anni viene registrata anche in Europa ed è endemica negli Stati Uniti. In Italia poi, nelle ultime due estati, oltre 200 bagnanti sono finiti in ospedale intossicati dall'alga “Ostreoptis ovata”, abituata alle acque tropicali.

Il cambiamento del clima sta già causando una migrazione degli insetti e un repentino accrescimento dei parassiti molto dannosi per le piante. Le alte temperature, ad esempio, hanno favorito una “sciamatura” di api molto in anticipo rispetto ai tempi normali. Il ché mette in pericolo sia la raccolta di miele sia le persone, in quanto la proliferazione di sciami può espandersi nei centri urbani. A sostenerlo è la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), seriamente preoccupata per i riflessi che si stanno avendo nelle campagne del nostro Paese a causa del caldo anomalo e, soprattutto, della scarsità di piogge e di nevicate. Particolare apprensione c'è per la crescita delle malerbe e per le difficoltà che gli agricoltori incontrano nel contrastare le infezioni che colpiscono le coltivazioni (ortaggi a campo aperto), gli alberi da frutta, gli olivi e le viti.

Le temperature “tropicali” dell'autunno e dell'inverno scorsi hanno consentito alle uova degli insetti di resistere e, quindi, di provocare un proliferare anomalo in tutte le zone rurali e non solo. Anche le città fanno i conti con la continua diffusione di questi fastidiosi animaletti, zanzare soprattutto. Preoccupante è anche la situazione che si è venuta a creare nei boschi e nelle pinete dove si è diffusa la presenza della processionaria (un lepidottero defogliatore, ndr) che, oltre ad attaccare gli alberi, provoca allergie agli uomini. La permanenza di particolari patogeni fungini sulle piante, sempre più stressate dalla carenza idrica, può determinare pesantissimi danni. Corre un grave pericolo anche la frutta estiva a causa delle larve che attaccano sia i frutti che le foglie.

A ciò, si aggiungono i problemi provocati alle piante dalla tignola e dalla mosca dell'olivo, oltre che dalla cocciniglia, che si diffonde sulle conifere, sulle succulente in genere, su molte piante ornamentali, sulla vite e sugli agrumi. È segnalata anche la presenza della tignola della patata nel Centro e Nord Italia, in aree che finora non erano mai state attaccate da questo insetto. Sta di fatto che alberi da frutta (pesche, albicocche, susine), colture di angurie e meloni, ortaggi (pomodori, zucchine, melanzane) e soprattutto piante di vite, se aggrediti da questi “funghi”, possono entro breve tempo perdere completamente il frutto. Il clima siccitoso, accompagnato da un elevato tasso di umidità nell'aria, determina così condizioni favorevoli all'insorgenza di fitopatologie, quali l'oidio e la peronospora. Ma anche altri tipi di parassiti hanno fatto la loro comparsa, accrescendo i problemi per gli agricoltori che sono già alle prese con una situazione che si fa sempre più complessa. Non basta. Per la prossima estate c’è il rischio incombente anche della “piaga” delle cavallette, che, spinte dal caldo, possono spostarsi dai paesi del Nord Africa verso alcune zone del Paese. Un fenomeno che già si è verificato in passato. Basti ricordare i casi della Puglia e della Sardegna, dove sono stati completamente distrutti campi coltivati.

Insomma, le variazioni del clima influenzano anche il ciclo biologico degli insetti, dei patogeni fungini, dei batteri e dei virus, e in qualche modo concorrono a modificare il rapporto antagonista con le piante.

Data articolo: maggio 2007

Istituzione correlate all'articolo:

CSIRO Australia

American Society For MicroBiology

Altri articoli correlati:

Orche tossiche

Alghe tossiche

Toxic 100 update

Tempesta globale 4

Energy revolution 2

L'arca di greenpeace

Stato di emergenza 5

La mafia dell'ozono 2

Effetto del clima mutato 2

Emissioni passate e future

La moria delle api: perché ?

E-mail: Alessio Mannucci




VERSIONE STAMPA  VERSIONE STAMPA     INVIA QUESTA NOTIZIA AD UN AMICO


N.B.: gli eventuali indirizzi di recapito presenti nell'articolo possono cambiare senza che la redazione di ECplanet ne venga a conoscenza.
Ultima modifica = (25-05-2007:11:00)  EDIT ARTICLE Nr. 31265  





Macrolibrarsi.it presenta: Il nuovo Seminario Finanziario di Eugenio Benetazzo. Clicca per maggiori dettagli
Copyright © 1997 - 2009 ECplanet - tutti i diritti riservati , disclaimer
Admin PPK-Webbased Content Management System (C) by PPK-Webprogram
Benchmark timer:stop( 2.4179)