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Effetto serra

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redazione ECplanet

Al largo delle coste neozelandesi sono stati avvistati, lungo le principali rotte di navigazione, un centinaio di iceberg alla deriva, che potrebbero essersi spinti verso Nord a causa di una forte tempesta nell'oceano meridionale. Il più grande misura 1,2 x 0.9 miglia ed è alto 128 metri. L'organizzazione scientifica neozelandese National Institute of Water and Atmospheric Research ha reso noto che gli iceberg potrebbero essersi frantumati dalla calotta antartica e si starebbero spostando più velocemente del previsto a causa di forti tempeste nell'area dell'oceano meridionale.

DEMENTI CLIMATICI 2

Nel frattempo, si è aperta a Nairobi la dodicesima Conferenza Mondiale sui Cambiamenti Climatici. Nonostante ancora si sia lontani dalla piena applicazione el protocollo con cui a Kyoto nel 1992 si tentò di bloccare l'effetto-serra, i delegati riuniti in Kenya sotto l'egida delle Nazioni Unite già parlano di cosa accadrà dopo il 2012, quanto scadrà il trattato.

«Il cambiamento climatico si sta rapidamente manifestando come una delle più gravi minacce che l'umanità abbia mai dovuto affrontare», ha dichiarato il vicepresidente del Kenya, Moody Awori, nell'aprire la conferenza. «Abbiamo una grande compito da affrontare», ha aggiunto Awori, particolarmente preoccupato degli effetti dell'aumento delle temperature nei paesi dell'Africa Sub-sahariana. Le economie di questi paesi «sono le più colpite», ha sottolineato, «oltre il 70%della nostra popolazione vive in aree rurali».

Un rapporto delle Nazioni Unite diffuso alla conferenza rivela che un terzo delle specie africane potrebbe perdere il suo habitat naturale entro il 2085 come conseguenza dei cambiamenti climatici, mentre in alcune zone l'innalzamento dei mari potrebbe portare alla distruzione del 30% delle infrastrutture costiere. Il direttore del Programma per l'ambiente dell'ONU, Achim Steiner, ha dichiarato: «il problema non è stato causato dal continente africano e ancora una volta è l'Africa a doversi adattare». Uno dei principali attivisti africani per l'ambiente, Grace Akumu, è stato più duro: «Si tratta delle emissioni di lusso degli Stati Uniti contro le nostre emissioni di sopravvivenza».

I 189 rappresentanti che sottoscrissero nel 1992 il trattato ONU sul clima sono oggi divisi in due gruppi: da una parte i 165 che hanno sottoscritto nel 1997 il Protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni di gas serra, dall'altra i pochi altri che non hanno ratificato l'accordo, guidati degli Stati Uniti (che sono anche i maggiori inquinatori, ndr).

L'accordo di Kyoto obbliga 36 paesi industrializzati a ridurre entro il 2012 le proprie emissioni del 5% rispetto ai livelli registrati nel 1990. Ma nel 2001, il presidente George W. Bush si rifiutò di ratificare l'accordo, sostenendo che avrebbe danneggiato l'economia americana. In apertura della conferenza si è parlato anche del Rapporto Stern sui costi economici dei mutamenti climatici, secondo cui il surriscaldamento terrestre potrebbe costare tra il 5 e il 20% del Pil mondiale ogni anno, se non verranno adottate misure adeguate in tempi rapidi.

Per i rappresentanti italiani del WWF presenti a Nairobi, le previsioni sono nere. Stiamo andando incontro ad una catastrofe senza ritorno. Un prezzo che l'umanità, non può assolutamente permettersi. «Le società umane possono ancora evitare le conseguenze più disastrose e pericolose, ma le possibilità stanno rapidamente esaurendosi con il passare del tempo e la mancata azione», ha detto Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia. «Con una vera leadership politica e a un'azione congiunta tra tutti i paesi del mondo - afferma Bologna - entro 10-15 anni potremo avviare una reale riduzione delle emissioni globali».

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Ultima modifica = (23-11-2006:06:57)  EDIT ARTICLE Nr. 27670  





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