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di: Alessio Mannucci

Eco-apocalypse update

Dopo i dati che avevano confermato lo scioglimento dei ghiacci dell'Antartico molto più veloce del previsto, ora, nuovi studi NASA hanno confermato che il riscaldamento del clima sta provocando una sempre maggiore perdita di ghiaccio anche in Groelandia e in Antartide. «Si tratta del primo studio che quantifica lo scioglimento della calotta antartica, il principale serbatoio di ghiaccio del pianeta con oltre il 90% del totale», ha spiegato Isabella Velicogna del CU-Boulder's Cooperative Institute for Research in Environmental Sciences, tra le principali autrici di una delle ricerche.

Sul continente antartico sono conservate il 78% delle scorte della Terra. Inevitabilmente, lo scioglimento di questa enorme massa di ghiaccio ha i suoi effetti sul livello dei mari del pianeta che stanno crescendo ad un ritmo di circa 0,4 millimetri all'anno. L'osservazione effettuata dai satelliti contraddice le previsioni elaborate precedentemente dai ricercatori in merito alle conseguenze del riscaldamento del pianeta ed accolte all'interno del rapporto pubblicato nel 2001 dall'Intergovernamental Panel on Climate Change (Ipcc).

Questo rapporto infatti indicava che nel corso di questo secolo il riscaldamento delle temperature avrebbe causato un aumento delle precipitazioni atmosferiche sull'Antartide e quindi un ampliamento della sua copertura di ghiacci. Lo studio recente mostra al contrario che è in corso una significativa riduzione delle precipitazioni che non riescono a bilanciare la perdita di ghiaccio dovuta allo scioglimento. Un fenomeno esteso a tutto il continente ma che ha nel suo settore occidentale il suo epicentro.

Il bilancio idrico della calotta antartica è stato elaborato attraverso l'analisi dei dati trasmessi dai satelliti della Nasa GRACE (Gravity Recovery and Climate Experiment) nel periodo compreso tra il mese di aprile del 2002 e agosto del 2005. I satelliti sono riusciti a misurare dettagliatamente la quantità di ghiaccio presente sulla calotta polare misurando le variazioni delle linee di forza della gravità terrestre.

Lo scioglimento della calotta dell'Antartico sarebbe pari, negli ultimi 4 anni, ad una diminuzione di circa 152 km cubi l'anno, pari a circa 36 miglia cubiche di acqua. Per rendere l'idea, l'intera area metropolitana di Los Angeles in California consuma ogni anno 1,5 miglia cubiche di acqua. Dal 2002 al 2005 il livello globale del mare, secondo le stime di Velicogna e Wahr, è salito di 1,2 millimetri. Tutti segni del riscaldamento globale come predetto dai modelli computeristici.

Un altro rilevamento, pubblicato sul Journal of Glaciology, ha combinato nuove mappe delle calotte polari antartiche fornite da due satelliti dell'Agenzia Spaziale Europea con mappe precedenti airborne della Groenlandia determinando quanto velocemente stia cambiando lo spessore dei ghiacci. Secondo Jay Zwally, del NASA Goddard Space Flight Center, la situazione è cambiata in questi ultimissimi anni.

Gli scienziati NASA del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena hanno registrato una accelerazione del flusso verso il mare provocato dallo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia. “Per formare un blocco di ghiaccio e così pure per scioglierlo – ha sottolineato il dottor Eric Rignot del Jet Propulsion Laboratory – occorre sempre parecchio tempo. Se però la temperatura di superficie tende a salire, la reazione del ghiacciaio diventa molto più rapida”. Rignot e il suo collega dottor Pamir Kanagaratnam, del Center for Remote Sensing of Ice Sheets dell'università del Kansas, hanno documentato con foto riprese dall'alto dai satelliti della Nasa l'erosione impressionante dei ghiacciai della Groenlandia.

In una di queste foto, del maggio 2005, si vede il ghiacciaio sud-orientale di Helheim Gletscher, troncato da una profonda spaccatura verticale simile a quella rocciosa del Gran Canyon. Ai bordi dell'enorme blocco di ghiaccio che ricopre la maggior parte della Groenlandia, su un'area grande poco meno del Messico che si estende su 1.700.000 chilometri quadrati e raggiunge in alcuni punti i 3 chilometri di spessore, sempre più spesso la banchisa è spaccata e dai bordi si staccano in continuazione degli iceberg, che sprofondano con enorme fragore dentro l'Atlantico.

Facendo il conto totale dei guadagni e delle perdite relativi alle calotte di ghiaccio della Groenlandia e dell'Antartico, è risultata una grave perdita di ghiaccio confluito in mare. L'ammontare di acqua che si è aggiunta agli oceani è stata calcolata essere di circa 20 miliardi di tonnellate, equivalente al totale di acqua fresca usata nelle case, negli uffici e nelle fabbriche di New York, New Jersey e Virginia ogni anno.

“Lo studio indica che il contributo degli strati di ghiaccio al recente innalzamento del livello dei mari nelle decadi passate è stato molto minore, circa il 2%, rispetto a quello più recente, di quasi 3 millimetri all'anno”, ha detto Zwally. Ogni anno il disgelo continua a ritmi crescenti. Si è passati da una perdita annuale di 90 chilometri cubici di ghiaccio nel 1996 ai 224 km cubici del 2005. E lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia, dove la temperatura in vent'anni è salita di 3°C, a detta degli scienziati americani è responsabile per due terzi dell'aumento di livello dei mari, che ogni anno salgono in media di 3 millimetri.

Se il disgelo della Groenlandia continua ai ritmi attuali dell’8% a decennio, avvertono i climatologi, da qui al non lontanissimo 2060 è possibile che la Groenlandia si ritrovi senza ghiacciai, come era in epoche preistoriche e come fa capire d'altronde anche il suo nome, Greenland, che significa “terra verde”.

Ma le conseguenze in questo caso non si faranno sentire solo nell'Artico. Rignot e Kanagaratnam spiegano infatti che, in caso di scioglimento totale dei ghiacciai della Groenlandia, il livello globale dei mari salirebbe di ben 7 metri. In questo caso sarebbe sarebbe inevitabilmente sommersa di nuovo la sfortunata New Orleans, ma non si salverebbero neppure Venezia, l'Olanda e gran parte di Londra e New York. In Italia, se questa previsione da Apocalisse dovesse verificarsi, finirebbe sott'acqua anche una buona parte di Roma mentre l'Italia settentrionale padana si trasformerebbe in una grande palude.

La NASA continuerà a monitorare gli strati di ghiaccio polari con l'utilizzo di ICESat (Ice, Cloud and land Elevation Satellite), lanciato nel gennaio del 2003. ICESat sfrutta un fascio laser per misurare gli strati di ghiaccio con una accuratezza senza precedenti.

Fonte: Corriere della Sera 03 marzo 2006; Space Daily 09 marzo 2006

Istituzione scientifica citata e correlate all'articolo:

Cooperative Institute for Research in Environmental Sciences (CIRES)

GRACE - Gravity Recovery and Climate Experiment

International Glaciological Society (IGS) » Journal of Glaciology

Jet Propulsion Laboratory

Woods Hole Research Center

Icesat

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E-mail: Alessio Mannucci




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