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di: Alessio Mannucci

L'inverno mite e privo di piogge, una primavera con temperature tipiche dei mesi più caldi, hanno già fatto scattare l'allarme rosso. A tal punto che il Ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, vuole chiedere lo stato di emergenza per la crisi idrica. È il Po, autentico termometro dell'intero bacino padano-veneto, a testimoniare la gravità della situazione. Già da alcune settimane annaspa, all'idrometro di Cremona, attorno ai 7 metri sotto lo 0 idrometrico, un valore assolutamente anomalo rispetto alla stagione che suona come un campanello d'allarme. Ma se il Po si trova in pessime condizioni già nel cremonese, dove il fiume non è più navigabile, la situazione non è diversa alla foce, dove lo scorso anno il mare, a causa del basso livello dell'acqua, entrò per chilometri nel delta divorandosi le specie vegetali e penetrando persino nelle falde. Oggi, presso l'idrometro di Pontelagoscuro, che viene preso a riferimento, il Po fa segnare 6 metri e 35 centimetri sotto lo 0 idrometrico. Anche in questo caso siamo già molto vicini ai valori della scorsa estate. Con l'aggravante che ci troviamo in primavera.

Il Po, in questi giorni, fanno sapere dall'AIPO (Agenzia Interregionale per il Po), ha una portata media di 400 metri cubi al secondo, assolutamente anomala per la stagione. Il problema è che sono mancate le piogge della primavera. Che la temperatura è molto alta. E che ci troviamo ancora tutta l'estate davanti. L'unico elemento positivo è rappresentato dalle abbondanti nevicate delle settimane scorse, che rappresenteranno una riserva preziosa quando entreremo nella stagione più calda. Il quadro complessivo, comunque, appare già molto pesante: perché anche quest'anno si andrà ad affrontare uno scenario ormai ricorrente senza che, nel frattempo, sia stato non solo realizzato, ma nemmeno avviato, alcuno di quegli interventi strutturali che, anche lo scorso anno, venivano considerati come necessari: la costruzione di bacini per invasare l'acqua piovana nel nord Italia, soprattutto in Lombardia, e l'intervento più importante, quello relativo alla regimazione del Po nel tratto tra Cremona e Mantova, che permetterebbe al più importante fiume Italiano di fornire un'enorme riserva d'acqua quando ce n'è più bisogno, soprattutto per l'agricoltura. In questi giorni i grandi bacini idroelettrici alpini hanno iniziato ad invasare acqua in vista dell'estate. Un'attività che proseguirà sino alla fine di maggio. Allo stesso modo, anche i regolatori dei grandi laghi prealpiuni stanno cercando di trattenere quanta più acqua possibile per poter contare su una riserva d'acqua per l'estate. E lo stesso stanno facendo i gestori dei consorzi di irrigazione che hanno ridotto i deflussi al minimo, nel disperato tentativo di non sprecare nemmeno una goccia d'acqua.

Le previsioni non fanno ben sperare. I meteorologi inglesi, poco tempo fa, hanno affermato che la prossima rischia di essere l'estate più calda degli ultimi due secoli. Già allo stato attuale, tutti i più importanti fiumi del nord sono in crisi, attestandosi su valori tipici dell'estate. In assenza di riposte strutturali, Coldiretti, Confagricoltura e CIA, in vista di un'estate da girone dantesco, hanno già fatto presente che, quando la stagione irrigua inizierà, i campi avranno bisogno d'acqua. E la legge Galli dovrà garantire alle colture tutta l'acqua necessaria. Insomma, anche quest'anno la richiesta d'acqua sarà enorme. Per produrre energia idroelettrica, per irrigare i campi, per consentire ai laghi di affrontare la stagione turistica, per l'uso domestico e per l'industria. Ma ce ne sarà per tutti ?

Sarà la task force costituita dai tecnici dei ministeri dell'Ambiente, delle Politiche Agricole e dello Sviluppo Economico a definire «le modalità di un'eventuale definizione dello stato di emergenza», ha riferito il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio al termine del Consiglio dei Ministri. Per evitare un rischio blackout, gli esperti stanno già studiando delle misure preventive (per impedire che un eccessivo utilizzo di energia faccia saltare l'intera rete): una soluzione potrebbe essere il distacco delle utenze industriali cosiddette "interrompibili" (quelle cioè che a fronte di riduzioni tariffarie sono pronte ai distacchi), un'altra quella di acquistare una maggiore quantità di energia dall'estero.

Data articolo: aprile 2007



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E-mail: Alessio Mannucci




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