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Effetto serra

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An inconvenient truth
An inconvenient truth


di: Alessio Mannucci

Se la maggior parte degli scienziati del mondo ha ragione, ci restano dieci anni per evitare una catastrofe che potrebbe innescare una spirale distruttiva nell'intero sistema climatico del pianeta, con condizioni meteorologiche estreme, alluvioni, siccità, epidemie e ondate di caldo letali mai registrate in precedenza. A lanciare l'ennesimo allarme questa volta è Al Gore, ex vice-presidente degli USA, sconfitto alle elezioni del 2000, sceso in campo in prima persona per denunciare i gravi pericoli che minacciano la sopravvivenza dell'umanità. Il film “An Inconvenient Truth” (“Una Scomoda Verità”), del regista Davis Guggenheim, offre un illuminante e intenso ritratto di Gore e del suo “spettacolo itinerante sul surriscaldamento globale”, molto efficace nel coinvolgere e stimolare lo spettatore comune a riflettere sulla “emergenza planetaria” (in Italia uscirà in DVD il prossimo gennaio).

Nel 2005, in America, si sono registrate alcune delle più disastrose calamità naturali della storia umana. Secondo la tesi sostenuta dall'ex vicepresidente USA, senza un cambiamento radicale della gestione delle risorse si entrerà in una dinamica catastrofica (ci siamo già entrati, ndr). “Ormai da tempo gli scienziati chiedono che vengano presi seri provvedimenti a favore dell'ambiente”, ha dichiarato il Ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, all'anteprima del film, “Bisogna cambiare i propri stili di vita, lo ha detto anche il rapporto Stern, commissionato dal governo britannico sulle ripercussioni economiche dei cambiamenti climatici” (se è per questo lo ha detto anche il Papa, ma tra il dire e il fare....).

Al Gore presenta fatti e nessi inquietanti, fa i nomi di chi rema contro (i “dementi climatici”, ndr) e incita a passare subito all'azione, mettendo in atto le misure necessarie. Non possiamo più permetterci di considerare il surriscaldamento globale come un semplice problema politico. È la maggiore sfida morale per gli abitanti di questo pianeta. Dal “Vertice della Terra” di Rio del 1992, evento che in teoria ha segnato una presa di coscienza collettiva sullaa necessità di uno sviluppo sostenibile per il pianeta, sono state ratificate tre importanti convenzioni delle Nazioni Unite, oggi in vigore: la Convenzione sui Cambiamenti Climatici, la Convenzione sulla Biodiversità e la Convenzione sulla Desertificazione. Inoltre, Il Fondo Mondiale per l'Ambiente (Global Environment Facility) finanzia più di 1.600 progetti in 140 Paesi. I 6,2 miliardi di dollari USA investiti a partire dalla sua istituzione (1991) hanno generato altri 20 miliardi di dollari sotto forma di co-finanziamenti.

Ma come sono stati effettivamente spesi ?

Il 2006 è stato proclamato da Kofi Annan, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, l'anno contro la desertificazione, uno dei processi più allarmanti di degrado ambientale che minaccia la salute e le condizioni di vita di oltre un miliardo di persone. Ogni anno, la desertificazione e la siccità causano una perdita di produzione alimentare del valore di 24 miliardi di dollari. Secondo le stime del Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite (United Nations Environment Programme), un quarto delle terre del pianeta è minacciato dalla desertificazione.

In Italia, sono interessate da questo fenomeno in particolare le Regioni Sicilia, Sardegna, Puglia e Calabria. La desertificazione spesso deriva dalla siccità, ma spesso le ragioni più significative per tale fenomeno sono rappresentate dalle attività umane. Le coltivazioni intensive esauriscono il suolo. L'allevamento del bestiame elimina la vegetazione, utile a difendere il suolo da fenomeni erosivi. Gli alberi che trattengono il manto superficiale del terreno vengono tagliati per essere utilizzati come legname da costruzione o come legna da ardere per riscaldare e cucinare. L'attività irrigua effettuata con canali e tubazioni scadenti rende salmastre le terre coltivate, desertificando 500.000 ettari all'anno, più o meno la stessa estensione di terreno che viene irrigata ex novo ogni anno.

Le cause che stanno dietro a questo fenomeno sono numerose e comprendono fattori economici e sociali nei paesi in via di sviluppo quali la povertà, gli elevati tassi di crescita della popolazione, l'ineguale distribuzione delle proprietà terriere, l'afflusso di rifugiati, la modernizzazione che fa abbandonare le tradizionali tecniche di coltivazione e le politiche governative che incoraggiano le colture commerciali al servizio del debito estero svolte sulle terre marginali.

La vita sulla terra si basa su quello strato superficiale del terreno che fornisce i nutrienti necessari alle piante, alle colture, alle foreste, agli animali ed alle persone. Senza di esso, in definitiva, nessuno potrebbe sopravvivere. Sebbene questo strato abbia bisogno di lungo tempo per svilupparsi, se non viene curato in maniera appropriata, esso può scomparire in poche stagioni a causa dell'erosione che deriva dall'attività del vento e dell'acqua.

Nel 1977, la Conferenza delle Nazioni Unite sulla Desertificazione (UNCOD, dall'inglese United Nations Conference on Desertification) adottò il Piano d'Azione per Combattere la Desertificazione (PACD, dall'inglese Plan of Action to Combat Desertification). Nonostante gli sforzi compiuti per la realizzazione di questo piano, uno studio dell'UNEP del 1991 concluse che, malgrado si possano registrare alcuni esempi localizzati di successo, il processo di degrado della terra in zone aride, semi-aride e subumide si era generalmente intensificato. Le attività specifiche di questo piano prevedevano, fra le altre, la creazione di filari di alberi, spesso eucaliptus o altre specie aliene alla flora del paese, per frenare l'avanzata del deserto.

Il concetto di desertificazione si è quindi progressivamente evoluto nel corso degli anni nel tentativo di definire un processo che, seppur caratterizzato da cause locali, sta sempre più assumendo la connotazione di un problema globale. Il 17 Giugno 1994, a Parigi, viene adottata la UNCCD - United Nations Convention to Combat Desertification in Countries experiencing Serious Drought and/or Desertification, Particularly in Africa (Convenzione per Combattere la Desertificazione in quei Paesi che soffrono di Gravi Siccità, particolarmente in Africa). La Convenzione è entrata in vigore a Dicembre 1996, 90 giorni dopo la ratifica del cinquantesimo paese. Ad oggi la Convenzione conta 191 Paesi.

E-mail: Alessio Mannucci




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