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di: Alessio Mannucci

La calotta polare si sta restringendo: non è mai stata così ridottao. L'annuncio è stato fatto da alcuni scienziati americani del Centro Nazionale Dati su Nevi e Ghiacci (NSIDC), secondo i quali, il fenomeno, dovuto, come noto, al riscaldamento globale, va accelerando. Le osservazioni sono state fatte grazie all'aiuto di satelliti della NASA, l'ente spaziale americano. È la quarta estate consecutiva che la superficie ghiacciata dell'Artico va riducendosi. Di questo passo, «l'Artico non avrà più ghiaccio durante la stagione estiva ben prima della fine del secolo», ha detto Julienne Stroeve.

Stando agli ultimi rilevamenti, il 21 settembre di quest'anno la banchisa polare era ampia solo 5,32 milioni di chilometri quadrati, la più piccola superficie mai misurata dai satelliti. «Questo - ha sottolineato lo scienziato Walt Meier dell'NSIDC - significa che si verificando un fenomeno di lunga durata, che non si tratta semplicemente di una anomalia a breve termine». Dai dati ottenuti, gli esperti hanno calcolato che la calotta glaciale artica si sta riducendo dell'8% ogni dieci anni. Mentre la formazione del ghiaccio ha subito una drastica riduzione - del 20% - nel periodo che va dal 1978 al 2000.

Le cause ? «In buona parte si devono all'effetto serra», ha detto un altro scienziato, Mark Serreze.

Lo stesso dicasi per la crescente violenza di uragani come Katrina e Rita. Lo ha ribaditorecentemente Sir John Lawton, presidente della Royal Commission sull'inquinamento ambientale: gli uragani diventano più intensi, come hanno mostrato le simulazioni al computer, a causa della crescente temperatura dei mari. Sir Layton ha preso di mira i “neocon”, che negli Stati Uniti ancora negano questa realtà tragicamente evidente, definendoli dei “dementi climatici”: “Ci sono persone in varie parti del mondo che non riescono ad accettare l'idea che le attività umane possano cambiare il clima e che lo stiano già facendo. Io li paragono a quelli che negavano che fumare potesse causare cancro ai polmoni”.

Sir Lawton è la terza figura chiave degli ambienti scientifici britannici che attacca gli Stati Uniti per l'ostinazione del governo Bush a negare che il riscaldamento globale sia un fenomeno reale. I commenti di sir John seguono e corroborano recenti ricerche, molte delle quali fatte in America, che dimostrano come la crescente violenza degli uragani sia legata in maniera causale con il riscaldamento globale.

Un documento prodotto da alcuni, pubblicato dalla rivista “Usa Science”, dimostra come la frequenza di uragani dell'intensità di Katrina è quasi raddoppiata negli ultimi 35 anni: sebbene la frequenza generale delle tempeste tropicali in tutto il mondo è rimasta al livello del 1970, il numero di casi di uragani di intensità 4 e 5 è salita drasticamente; negli anni 70 vi erano in media 10 uragani di categoria 4 e 5 all'anno ma, dal 1990, essi sono quasi raddoppiati, raggiungendo la media di 18 all'anno; durante lo stesso periodo, le temperature delle superfici marine, tra gli elementi chiave dell'intensità degli uragani, sono aumentate di una media di 0,5 gradi Celsius.

Basterebbe usare la logica, ma è chiedere troppo per dei “dementi climatici”.

E-mail: Alessio Mannucci




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