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di: Alessio Mannucci

Azione anti-nucleare al Congresso mondiale dell'Energia in corso a Roma: gli attivisti di Greenpeace sono entrati in azione mentre era in corso l'intervento dell'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti, e sono riusciti a srotolare dall'alto della sala un cartellone con lo slogan: «Do not export nuclear risk» (Non esportare il rischio nucleare).

«Il nucleare è un tema delicato per il nostro Paese, ma l'attuale Governo è intenzionato a riportare l'Italia quanto meno nel campo della ricerca dello sfruttamento dell'energia nucleare per recuperare il gap accumulatosi in questo campo con gli altri paesi», ha sottolineato il vicepremier e ministro degli Esteri, Massimo D'Alema. «L'Italia ha bisogno di diversificare le fonti», ha detto l'amministratore delegato dell'Enel, «non vuole il nucleare, vuole poco carbone, utilizza troppo il gas. Il mix dei combustibili aiuterà a contenere i costi».

«È veramente incredibile - dice Francesco Tedesco, responsabile campagna energia dell'associazione ambientalista - che per non rovinare l'immagine di Enel si blocchi un convegno mondiale». Greenpeace, si legge ancora nel comunicato, «denuncia l'intenzione di Enel di investire oltre 4 miliardi di euro in fatiscenti reattori nucleari sovietici anni 70, e chiedere alla compagnia di non esportare all'estero lo stesso rischio nucleare a cui gli italiani hanno detto no vent'anni fa. Enel - sostiene ancora Greenpeace - intende completare due reattori nucleari a Mochovce, in Slovacchia, e un'altro a Belene, in Bulgaria. Il primo progetto consiste in due reattori nucleari di seconda generazione senza alcun guscio di contenimento per prevenire la fuoriuscita di materiale radioattivo in caso di incidente grave, come l'impatto di un aereo. Il secondo è un reattore che sorgerà in un'area sismica, dove nel 1977 un terribile terremoto provocò la morte di circa 120 persone».

«Nonostante la maggior parte dei reattori nucleari in Europa occidentale abbia un guscio di contenimento e i recenti progetti prevedano un doppio guscio, a Mochovce Enel intende completare reattori obsoleti senza alcuna protezione - afferma Jan Beranek, responsabile campagna nucleare di Greenpeace International - Questo doppio standard è assolutamente inaccettabile. In Finlandia, ad esempio, per la centrale in costruzione a Olkiluoto, l'autorità di sicurezza nucleare ha richiesto un ulteriore rafforzamento del guscio di contenimento. I progetti di Olkiluoto e Mochovce hanno circa lo stesso costo, ma il secondo non ha alcuna protezione contro possibili attacchi terroristici».

Grenpeace fa notare anche come l'Italia sia in forte ritardo sugli obiettivi del protocollo di Kyoto: le emissioni di gas serra sono aumentate del 10,5% invece di diminuire del 6,5%. Questo deficit, spiegano gli ambientalisti, si trasformerà in maggiori costi (da 3 a 5 miliardi l'anno) per gli italiani. Così, per sensibilizzare i cittadini sull'emergenza climatica dovuta all'inquinamento, l'associazione ambientalista promuove due iniziative.

Le emissioni gas serra cresceranno del 57% entro il 2030, e porteranno ad un aumento della temperatura sulla superficie terrestre di almeno 3 gradi Celsius (5.4 gradi Fahrenheit). Lo ha annunciato l'International Energy Agency (IEA). Il ché significa che l'inquinamento relativo ai gas serra crescerà dell'1,8% ogni anno fino al 2030, nonostante tutti gli sforzi per limitare l'uso di energia e per mitigare le emissioni. In pratica, secondo l'IEA, il mondo ha ben poche chance di portare i livelli di inquinamento ad un livello stabile e sicuro, almeno nel breve termine.

Conclusione in linea con quelle del Panello Intergovernativo (IPCC), secondo cui per limitare un aumento medio della temperatura globale a 2.4 gradi Celsius (4.3 gradi Fahrenheit) - lo scenario più ottimistico - le concentrazioni di gas serra dovrebbero stabilizzarsi in 450 parti per milione (ppm) di anidride carbonica (CO2) nell'atmosfera. Per raggiungere questo obiettivo, secondo l'IPCC, le emissioni dovrebbero raggiungere il picco entro il 2015 e poi scendere fino al 50-85% entro il 2050. Mentre il World Energy Outlook dell'IEA non prevede il raggiungimento del picco di emissioni prima del 2020.

“La riduzione delle emissioni potrebbe venire da una maggiore efficienza dell'uso dei combustibili fossili nell'industria, nei trasporti, nell'edilizia, dal passaggio al nucleare e alle fonti rinnovabili, e da misure volte alla cattura e allo storaggio di CO2”, dice l'IEA, “nel complesso c'è bisogno di un'azione eccezionalmente rapida e vigorosa che metta in campo le tecnologie più avanzate”. Ma anche se questo dovesse avvenire (e ci sono molti dubbi in proposito, ndr), nel più ottimistico degli scenari l'IEA prevede un aumento annuale delle emissioni dell'1%. “In questo caso, le emissioni declinerebbero stabilmente dopo il 2030, con un aumento delle temperature intorno ai 3 gradi Celsius (5.4 gradi Fahrnheit)”, dice l'analista dell'IEA Trevor Morgan. Nel peggiore dei casi, invece, il riscaldamento potrebbe raggiungere 6 gradi Celsius (10.8 gradi Fahrenheit), soprattutto se Cina ed India continueranno nella loro crescita selvaggia, usando il carbone come principale fonte di energia. Entro il 2030, i maggiori inquinatori mondiali saranno Stati Uniti, India, Cina, Russia e Giappone.

Gli esperti internazionali dell'IPCC - l'ente scientifico, che quest'anno ha ricevuto il premio Nobel per la Pace insieme all'ex vice presidente americano Al Gore, istituito nel '98 su iniziativa di due agenzie specializzate dell'ONU, l'Organizzazione Meteorologica Mondiale, o WMO, e l'UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo - riuniti a Valencia per la stesura del documento che dovrà fornire ai governi nazionali le linee-guida in materia per gli anni a venire, hanno annunciato che “le attività umane potrebbero condurre a cambiamenti del clima improvvisi o irreversibili”.

Entro il 2100, dice l'IPCC, la temperatura media della superficie terrestre potrebbe aumentare tra gli 1.1 e i 6.4 gradi Celsius (1.98 e 11.52 gradi Fahrenheit) comparata con i livelli relativi al periodo 1980-99. Ondate di caldo, inondazioni, siccità, tempeste tropicali, aumento dei livelli dei mari, sono alcuni degli eventi atmosferici estremi che diverranno sempre più frequenti.

THE PLANET

Il documentario “The Planet”, degli svedesi Linus Torell, Michael Stenberg, Johan So¨derberg, racconta l’emergenza climatica della terra. Gli autori hanno lavorato per più di due anni in un viaggio attraverso 25 paesi con l'intento di fare luce sulle verità e le menzogne che riguardano gli allarmanti cambiamenti globali.

Oggigiorno si sente sempre più parlare sui vari media dei problemi ecologici: riscaldamento globale, deforestazione, l'estinzione delle specie animali, l'inquinamento, scioglimento dei ghiacci, siccità, desertificazione etc etc.. Tutti questi problemi sono interconnessi l'uno con l'altro, anche se raramente si tende a fornire un quadro d'insieme del sistema Terra. “The Planet” ceca proprio di mostrare come tutti questi effetti siano parte dello stesso problema, ovvero: l'insostenibile stile di vita della parte ricca del mondo.

A raccontarci questi “fatti” sono 29 eminenti scienziati da tutto il globo: climatologi, fisici, biologhi, architetti, psicologi. Tutti d'accordo, dal loro punto di vista, sul fatto che l'impronta umana sta radicalmente e inevitabilmente compromettendo il sistema biosfera in cui viviamo insieme a tutte le altre specie (animali e vegetali).

Data articolo: dicembre 2007

Link correlati all'articolo:

Greenpeace

International Energy Agency

World Meteorological Organization (WMO)

United Nations Environment Programme (UNEP)

IPCC - Intergovernmental Panel on Climate Change

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E-mail: Alessio Mannucci




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