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Ecomafia 2007
Ecomafia 2007


di: Alessio Mannucci

È un giro d'affari di 23 miliardi di euro, che cresce del 38%, quello che ruota attorno ai rifiuti. Tre reati ambientali ogni ora, più di 23.600 infrazioni nell'ultimo anno, 26 milioni di tonnellate di rifiuti - il 25% del totale - che spariscono nel nulla ogni 365 giorni. “Serve una lotta sempre più mirata contro il crimine ambientale”, così il presidente della Repubblica Napolitano ha commentato i dati del Rapporto Ecomafia 2007, l'annuale rapporto di Legambiente. Nel 2006, sono state accertate dalle forze dell'ordine 23.668 infrazioni, contro le 23.660 del 2005 e le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, Sicilia, Calabria, Puglia e Campania sono stabilmente ai primi quattro posti della classifica con il 45,9% dei reati ambientali. Le notizie più preoccupanti arrivano dai rifiuti, soprattutto quelli speciali, pericolosi e non, che alimentano sempre più i profitti delle organizzazioni criminali. Quelli fatti sparire nel nulla sono almeno 26 milioni di tonnellate, circa il 25% del totale prodotto, e il business cresce in un anno del 38%.

“Le Ecomafie continuano a imperversare nei rifiuti, nell'abusivismo edilizio, nel cemento, nel racket delle specie protette”, ha detto Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente, introducendo il rapporto, presentato quest'anno viene sotto forma di libro. Secondo il rapporto, per numero di infrazioni alla normativa sui rifiuti, primeggia la Campania, con 448 reati, pari al 10,2% del totale nazionale, seguita dalla Sicilia (426) e dalla Puglia (410). Aumenta anche lo sfruttamento di animali in Italia: con un business di 3,1 miliardi di euro, di cui 700 milioni arrivano dai combattimenti clandestini, 1,2 dalle corse illegali, 500 milioni dalla macellazione clandestina e 700 milioni dal traffico di specie protette. Il traffico e lo sfruttamento di animali in Italia alimenta invece un business di 3,1 miliardi di euro (stima Ente nazionale protezione animali - Enpa), di cui 700 milioni arrivano dai combattimenti clandestini, 1,2 miliardi dalle corse illegali, 500 milioni dalla macellazione clandestina e 700 milioni dal traffico di specie protette. Va sottolineata la moltiplicazione di corse clandestine di cavalli in Sicilia, Campania e Puglia (15 i casi accertati negli ultimi 12 mesi). Sempre in tema, c’è il commercio internazionale illegale di fauna, che è causa dell’estinzione di circa 100 specie di animali ogni anno. Si stima che questo "affare" riguardi ogni anno 350 milioni di esemplari (5 milioni di uccelli, 37 mila scimmie, decine di migliaia di rettili, 12 milioni di orchidee e 11 milioni di cactus). Sono infine in lieve aumento i furti di opere d’arte (1.212, contro i 1.202 del 2005) e la regione più colpita è sempre il Piemonte, seguita da Lazio, Lombardia e Campania.

La Campania sommersa dai rifiuti, la Campania teatro delle guerre di camorra, la Campania dove c’è una continua escalation di violenza, è anche la Campania dei reati contro l’ambiente. Qui, le violazioni delle leggi ambientali toccano il record, rappresentando ormai il 13,5% del totale nazionale. La Campania non è però la sola regione dove prosperano le ecomafie. Nel nostro Paese, infatti, la criminalità organizzata che fa affari ai danni della salute dei cittadini, del paesaggio, del territorio, dei beni artistici, della flora o della fauna, ha oggi un giro d'affari di 23 miliardi di euro, fa sparire nel nulla una montagna di rifiuti alta come il Gran Sasso (2.600 metri), traffica ogni anno animali selvatici per un valore di oltre 3 miliardi, costruisce migliaia di case abusive (30.000 solo nel 2006). Un discorso a parte meritano i traffici internazionali. L'Agenzia delle Dogane ha sequestrato nel 2006 circa 286 container con oltre 9.000 tonnellate di rifiuti. La Cina si conferma meta privilegiata dei traffici illeciti provenienti dai paesi industrializzati. Un vero affare per le imprese: lo smaltimento legale di un container di 15 tonnellate di rifiuti pericolosi costa infatti circa 60mila euro; per la stessa quantità, il mercato illegale d’Oriente ne chiede solo 5.000. Più del 90% dei rifiuti esportati in Cina, finisce nei villaggi della costa, dove, senza alcuna precauzione, viene recuperato il possibile. Tra le mete dei traffici illegali, anche India, Siria, Croazia, Austria, Norvegia, Francia e alcuni paesi del Nord Africa.

Ma, mentre l'Africa è considerata la tomba finale di scorie chimiche e radioattive e dei rifiuti della produzione industriale altamente tossica dell'opulento occidente, la Cina non svolge affatto il ruolo di cimitero delle scorie. I materiali esportati in Cina, prima vengono lavorati e poi reintrodotti in Italia come derivati degli stessi rifiuti per essere destinati, in particolare, a fabbriche di materiali plastici. Un traffico di rifiuti industriali possibile soprattutto grazie alla collusione di imprenditori italiani, in particolare del settore delle spedizioni internazionali. Secondo quanto si è appreso, in Italia venivano stoccati, in specifici capannoni, materiali destinati allo smaltimento secondo particolari procedure, come contatori elettrici, computer, circuiti e materiale elettrico generico. Tutti spediti illecitamente in Cina via mare, dove venivano trasformati in plastica, bachelite e policarbonati. Questi, una volta in Italia, venivano rivenduti come materie prime a specifiche fabbriche che le utilizzano per le loro attività produttive. Numerose campionature di queste “materie prime seconde” sono state trovate e sequestrate insieme con circa 10 mila euro in contanti.

Questo non significa che i traffici verso l'Africa siano finiti (la recente catastrofe di Abdjan ne è la prova), ma si sono sostanzialmente ridotti rispetto a 15 o 20 anni fa, limitati a carichi di sostanze che non hanno più alcun utilizzo o alcun riciclo, non più in grado di generare profitti. Tutto ciò che invece può essere trattato e immesso ancora nel mercato, anche se con rischio per la salute pubblica, ha trovato la via dell’Asia. Le ultime stime dell’UE parlano di 11 milioni di tonnellate annue di rifiuti elettronici da smaltire. E sono i porti asiatici, Hong Kong in testa, le mete privilegiate dei container provenienti dal mondo ricco e industrializzato dell'Europa, degli Stati Uniti e del Giappone.

Sulla discarica di Serre, in provincia di Salerno, il commissariato di governo per l'emergenza rifiuti in Campania non farà marcia indietro. Lo ha detto il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso, parlando con i giornalisti a margine della presentazione di uno studio sulla correlazione tra rischio ambientale da rifiuto, mortalità e malformazioni congenite. «Il Presidente del Consiglio dei Ministri - ha detto Bertolaso rispondendo ai giornalisti che gli hanno chiesto di commentare le prese di posizione del Ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio sulla discarica di Serre - mi hanno detto che devo andare avanti su Serre». Da più di un mese, gli abitanti della zona protestano per la realizzazione del sito destinato ai rifiuti urbani: la popolazione contesta l'apertura della discarica perché vicina all'oasi naturale di Persano. Inizialmente, si era individuata quest'area perchè in grado di ospitare circa due milioni di tonnellate di rifiuti e di risolvere lo stato di emergenza in cui versa la Campania. Dopo le proteste della popolazione di Serre, con a capo il Sindaco, Palmiro Cornetta, gli scontri con la polizia, le dimissioni - poi ritirate - di Guido Bertolaso, commissario per l'emergenza rifiuti, sono state destinate solo 700 mila tonnellate al piccolo comune salernitano; la restante parte verrà convogliata verso Caserta, nella discarica Lo Uttaro, a Dugenta, nel comune di Benevento, a Savignano, in Irpinia ed a Eboli, in provincia di Salerno. Sparpagliando cioè per tutta la regione i rifiuti della regione stessa.

L'emergenza rifiuti ha raggiunto ormai livelli insostenibili. Sono ancora numerosi i comuni Campani in cui i cumuli di immondizia sono una presenza quotidiana. La quantità di rifiuti urbani raccolta è così poca in proporzione a quella depositata che non si riesce più a smaltire quelli che ormai sono diventati “monumenti” di arredo urbano. Non si capisce perchè, secondo uno studio annuale di Legambiente, nella Regione Campania la raccolta differenziata costituisca soltanto il 12,9%. Ancora più incomprensibile risulta l'esistenza nella stessa regione di un'azienda che ricicla bottiglie di plastica per produrre felpe, plaid, componenti edili e prodotti similari ed è costretta ad importare plastica dall'estero o da altre regioni italiane in quanto la raccolta nella regione è quasi inesistente. L'impianto di riciclo di cui si parla, lavora 2500 Kg di materia prima ogni ora ed è dotato di un avanzato sistema industriale in materia di recupero: unico in tutto il centro-sud. Recupera oltre 20.000 tonnellate l'anno di contenitori in PET post-consumo e smaltisce rifiuti solidi urbani provenienti dalla Puglia, il Lazio e la Toscana.

«Sarebbe ora che si iniziasse a protestare anche “con vie Crucis e messe” contro lo sversamento illegale dei rifiuti in Campania e non contro la decisione dello Stato di fare impianti puliti, sottoposti a vigilanza, a controlli e nel pieno rispetto della legge», ha detto il commissario all'emergenza rifiuti in Campania Guido Bertolaso. Il sito di Lo Uttaro è posto al centro di quattro comuni (Caserta, S. Nicola la Strada, San Marco, Maddaloni), che raggruppano una popolazione di circa duecentomila abitanti, ed è posto a duecento metri da altre due discariche, una ancora oggi a cielo aperto e un'altra che è stata ricoperta da un telo nero in attesa di bonifica, e che vanta di avere al suo interno tutto ciò che la camorra napoletana e casertana negli anni ha voluto scaricarvi. È chiaro che l'individuazione di questo sito da parte di Bertolaso (commissario straordinario emergenza rifiuti) Petteruti e De Franciscis (rispettivamente sindaco di Caserta e presidente della provincia) rientra in un quadro ben più grande, che comprende gli errori ormai ventennali sulla gestione dello smaltimento dei rifiuti. Bertolaso ha posto, in un protocollo d'intesa firmato con il sindaco di Caserta, la discarica in località Lo Uttaro come primo atto ufficiale per una provincializzazione del ciclo dei rifiuti. Una misura tuttavia che rimane sulla carta, posto che oggi in Campania solo Caserta ha accettato un protocollo simile, mentre a Salerno si è sviluppata la lotta popolare di Serre e negli altri capoluoghi non si è arrivati ancora a nulla. Dunque, con la Campania in emergenza, l'apertura di un nuovo sito a Caserta servirà da buco nero in cui sversare tutto e subito.

Come si può pensare che la provincia di Napoli, che produce circa il 60% dei rifiuti totali in un territorio densissimo di popolazione e privo di spazi disabitati, possa contenere una simile produzione ? L'area Lo Uttaro, oltre ad avere le discariche praticamente a 800 metri dalla prima casa del centro urbano, è soggetta altresì alla deindustrializzazione selvaggia di un territorio già fortemente provato, dove sono nati diversi comitati e presidi permanenti. L'unico modo per tutta la popolazione campana per uscire dal degrado, per non camminare per strada con tonnellate di immondizia sui marciapiedi, per evitare il rischio di malattie infettive, sarebbe quella di intraprendere una lotta generalizzata che rivendichi una gestione sotto il controllo dei lavoratori e dei cittadini. In Campania, l'impatto dei rifiuti sulla salute umana è più alto rispetto alla media in ben 8 comuni: si tratta dei comuni di Acerra, Aversa, Bacoli, Caivano, Castel Volturno, Giugliano in Campania, Marcianise e Villa Literno. A dirlo, dati alla mano, è lo studio commissionato dal Dipartimento della Protezione Civile: vivere vicino a grosse quantità di rifiuti provoca tumori del polmone, del fegato, dello stomaco, della vescica, del rene, sarcomi dei tessuti molli e linfomi non Hodgkin e anche malformazioni congenite. Il documento conferma «l'ipotesi che eccessi di mortalità e di malformazioni tendono a concentrarsi nelle zone dove è più intensa la presenza di siti conosciuti di smaltimento». Lo studio, dal titolo “Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana. Correlazione tra rischio ambientale da rifiuti, mortalità e malformazioni congenite”, ha come autori l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'Istituto Superiore di Sanità, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l'Osservatorio Epidemiologico della Regione Campania e l’Arpa della Campania.

Francesco Forgione, presidente della commissione parlamentare sulla mafia, ha ribadito il dato di 100.000 milioni di euro, cioè il fatturato delle attività criminali. “Di questi, almeno 22.000 milioni provengono dalle ecomafie. Bisogna ragionare su come prosciugare il reddito criminoso, altrimenti non ce la faremo a combattere questi fenomeni. Il tema merita un'assunzione di responsabilità della politica e non solo. C'è bisogno di un confronto anche con la Confindustria per eliminare dalle gare d'appalto alcune imprese. E poi bisogna dire che le emergenze sono un affare. Sul ciclo dei rifiuti bisogna pensare che con il regime d'emergenza vanno in deroga molte norme, anche quelle sulla certificazione antimafia. E si finisce - spiega Forgione - con il dare in appalto un lavoro a ditte vicine alla criminalità organizzata”.

Tommaso Sodano, presidente della commissione Ambiente del Senato, ha così commentato l’arresto di Claudio De Biasio (il sub-commissario per l'emergenza rifiuti in Campania, accusato di truffa aggravata, nell'ambito di una inchiesta sulle infiltrazioni camorristiche nella società mista Eco4, che si occupa della raccolta di rifiuti in 18 comuni del Casertano): «Fermo restando che per i giudizi definitivi bisogna aspettare la conclusione del lavoro della magistratura, questa vicenda getta ombre pesanti sulla gestione commissariale dei rifiuti in Campania. Mi chiedo come sia possibile che dopo 13 anni di commissariamento, nonostante la presenza di una personalità di indubbia caratura morale come Bertolaso, sia potuto accadere un fatto simile». Le accuse principali contestate riguardano una truffa ai danni dello Stato e l'aver agevolato interessi patrimoniali di due clan, i Casalesi e La Torre di Mondragone. I provvedimenti sono stati emessi su richiesta dei pm della Dda di Napoli, Raffaele Cantone e Alessandro Milita.

Tra i destinatari i fratelli Sergio e Michele Orsi, amministratori della Eco4, ritenuti gli organizzatori principali della truffa. Agli arresti domiciliari è finito Giuseppe Diana, titolare di diverse società che operano nel Casertano nel settore della commercializzazione del gas: ritenuto in rapporti con il clan La Torre, grazie ai quali avrebbe agito in regime di sostanziale monopolio, l'imprenditore fu coinvolto nel maggio scorso nel tentativo di scalata alla Lazio, una indagine che vede indagato anche l'ex campione biancoceleste Giorgio Chinaglia. Le indagini si sono avvalse della collaborazione di alcuni pentiti di camorra e hanno messo in luce in primo luogo presunti accordi tra i fratelli Orsi e i vertici del clan dei Casalesi, che avrebbero ricevuto cospicue somme di denaro in proporzione all'ammontare dei profitti ricavati dall'attività della Eco4. La truffa contestata agli indagati sarebbe stata realizzata in parte con false fatturazioni atte a creare fittizie situazioni debitorie del consorzio Ce4 a vantaggio della società mista per un valore di 905mila euro.

Gli inquirenti hanno accertato inoltre l'esistenza di società fittizie, la vendita simulata di azioni, una serie di irregolarità per eludere l'eventuale diniego della certificazione antimafia, la stipula di plurime alienazioni di azioni per un corrispettivo di 9.100.000 euro. Secondo l'accusa, De Biasio sarebbe stato trasferito ai vertici della Regione per garantire il giro di affari illecito dell'organizzazione. Per l'avvocato Giuseppe Valente, ex presidente del consorzio Ce4 ed esponente di Forza Italia a Mondragone, invece, l’accusa è di truffa con l'aggravante mafioso. L'avvocato, come riferito da alcuni quotidiani, avrebbe tentato il suicidio tagliandosi ad un braccio con un coltello da cucina nel momento in cui i finanzieri gli stavano notificando l’ordinanza di custodia cautelare. Il coinvolgimento della camorra non è una novità. La criminalità organizzata gestisce da tempo pezzi ordinari del ciclo dei rifiuti, dall’individuazione delle aree per le discariche alla loro gestione. Franco Roberti, coordinatore della Dda di Napoli, ha parlato di “commistione tra controllori e controllati”.

Data articolo: maggio 2007

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Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana (PDF)

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E-mail: Alessio Mannucci




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