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r.s. a cura della redazione ECplanet

Ahh, come ci guardano in cagnesco i nostri mici ! Pare siano orinai troppi i gatti ira Svizzera e in alcuni cantoni, come avvenuto in comuni vallesani, ci si affida a un tiratore scelto, un vero killer di gatti per ridurne il numero a fucilate. Una barbarie, gridano finanche persone poco in sintonia con il felino e con altri animali in generale. Diminuirne il fattuale numero pare sia una necessità, stando a studiosi della demografia «gattesca» che hanno calcolato in quasi un milione e mezzo il numero dei mici in Svizzera (domestici, randagi e selvatici). «Un terzo di essi dovrebbe scomparire», dice Cathy Maret, portavoce dell'Ufficio di veterinaria federale. Ala aggiunge: «Ciò deve avvenire ira maniera indolore, cioè attraverso la sterilizzazione delle gatte o ricorrendo alla pillola antifecondativa somministrata nella loro alimentazione».

Questa strategia fa parte di una imminente ordinanza federale. La Confederazione ha infatti deciso di intervenire presso i proprietari di gatte per evitare la proliferazione di mici randagi. Strategia volta a contenere tale fenomeno che - stando agli esperti bernesi - può causare la diffusione di malattie non soltanto micidiali per i gatti, ma pericolose anche per gli umani. Ben diversa l'opinione dell'Unione svizzera dei contadini secondo cui (citiamo), «si tratta di uno dei soliti inconsistenti e diversivi problemi di una Svizzera oberata da ben altri problemi». Per Thoams Jaeggi, della Divisione economia degli animali, siamo confrontati a «un'ulteriore direttiva burocratica intesa a farne un problema nazionale che in realtà non esiste, poiché non è affatto vero che ci sono troppi gatti nel nostro Paese». Jaeggi aggiunge: «piccoli felini sono il regolatore più sano ed efficace contro la proliferazione dei topi nelle campagne, nelle città e anche in molte case e stabili».

Se proprio si intende dare una patente di spiccia filosofia ci si può rifare al saggio cinese Confucio che, circa 500 anni prima di Cristo sentenziava: «Non è importante il colore del gatto, importante è che prenda i topi». C'è anche chi teme (forse non a torto) che questo can-can intorno ai troppi mici sia orchestrato da qualche contorta mente federale che ha già in testa una tassa da appioppare anche ai padroni di gatti. Su una cosa la concordia è generale: contrariamente a tutte le altre specie animali, non esiste il gatto coinune. Ogni initio ha una sua «personalità» e anche abitudini o delle quasi «manie» uniche. Lo ha accertato, anche attraverso analisi del DNA dei gatti, una équipe di genetisti di vari paesi del mondo, fra cui diversi studiosi svizzeri.

Il piccolo felino pare sia rimasto pressoché immutato da sei milioni di anni a questa parte, cioè da quando ha visto la luce in Asia, da dove ha poi effettuato almeno dieci migrazioni continentali nel giro di tre-quattro milioni di anni. Gli studiosi aggiungono: il gatto è uno dei predatori più perfetti grazie a sensi molto sviluppati. Un esempio: il gatto selvatico (felis silvestris), raro ma presente anche nelle nostre regioni, è temuto perfino da volpi, cani di grossa taglia e dai cinghiali. Per difendere il suo territorio, ma specialmente la gatta selvatica per difendere i suoi piccoli, punta direttatnente agli occhi dell'assalitore e quasi sempre lo acceca. Ben diverso il discorso per i viziatissimi gatti da salotto castrati e privati di artigli: in pratica sono dei cuscini che mangiano. I gatti domestici più amati. sono sempre quelli sprigionanti lo strano e misterioso fascino di controllato egoismo e di una certa qual sufficienza nei riguardi dell'uomo. Come Confucio e altri filosofi sanno ascoltare il silenzio. Temono invece il parlare di certi alti burocrati.

Autore: Eros Costantini / dicembre 2006




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