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r.s. a cura della redazione ECplanet

Trenitalia dovrà pagare quasi 700 mila euro ai familiari di M.U., operaio impiegato alle Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dal '74 al 2000, deceduto a 51 anni nel dicembre 2001 per mesotelioma pleurico per aver respirato le terribili fibre d'amianto con cui erano rivestite le carrozze dei treni. Lo ha deciso ieri il Tribunale civile di Bologna, sezione esecuzioni mobiliari, chiamato in causa dopo una estenuante battagli legale portata avanti dai legali del lavoratore deceduto, gli avvocati Vittorio Casali, Maria Rita Serio e Michela Giaquinto, per ottenere un risarcimento adeguato per la famiglia del lavoratore.

Il 18 maggio scorso il Tribunale del Lavoro di Piazza Roosvelt aveva condannato Trenitalia a risarcire 500.000 euro in favore degli eredi. Di fronte al mancato pagamento, i legali della famiglia dell'operaio deceduto avevano pignorato un conto corrente di un milione di euro aperto da Trenitalia presso la banca Bnl di Bologna. Ancor prima del deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado, i legali dell'azienda, ritenendo eccessivo l'importo stabilito dal giudice, avevano fatto ricorso in appello e contestualmente avevano presentato un'istanza di sospensione dell'esecutività della sentenza e quindi del pignoramento. Venerdì scorso la Corte d'Appello di Bologna, sezione lavoro, ha emesso un'ordinanza di rigetto del ricorso di Trenitalia, dando così il via libera al risarcimento. Oggi pomeriggio il giudice dell'esecuzione ha definitivamente dato il via libera al pagamento della somma statuita che, considerando interessi e rivalutazioni, sfiora ormai i 700.000 euro.

Lo scorso 27 marzo il Gup Andrea Scarpa ha rinviato a giudizio nove ex dirigenti e responsabili delle Ogr per la morte di 15 lavoratori stroncati dall'esposizione prolungata all'amianto, il minerale cancerogeno usato a profusione e senza alcun tipo di precauzione nei capannoni di via Casarini dagli anni '60 fino al 1992 quando fu messo definitivamente al bando. I nove imputati, sette dirigenti Ogr e due responsabili dell'ufficio sanitario compartimentale, dovranno rispondere di negligenza, imperizia e colpa. Una colpa consistita, per i responsabili del materiale rotabile, nel non aver adottato le misure tecniche, organizzative, procedurali e igieniche necessarie per contenere l'esposizione all'amianto, nel non aver sottoposto i lavoratori ad adeguato controllo sanitario mirato sul rischio specifico da amianto e nel non aver provveduto ad informare i lavoratori sui rischi derivanti dall'amianto e in ordine alle misure per ovviare a tali rischi.

La Procura di Bologna, negli ultimi anni, ha avviato diverse indagini sulle morti da amianto, ottenendo, tra l'altro, nel novembre 2004 una condanna per la morte degli operai delle ex Officine Casaralta, che per oltre 40 anni costruirono e ripararono le carrozze delle Ferrovie. Un altro imprenditore, titolare di un'azienda meccanica, è stato condannato nel luglio scorso per la morte di un operaio esposto all'amianto. Nel 2003, poi, c'era già stata la condanna in primo grado del responsabile del servizio sanitario delle Fs dal '73 al '79, per la morte di due operai delle Officine grandi riparazioni di Bologna.

Autore: Gianluca Rotondi
Fonte: Il Domani del 22 settembre 2006




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