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di: Alessio Mannucci

FLASHBACK: PIANO DI RINASCITA DEMOCRATICA

“Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. Ho già scritto tutto trent'anni fa”.

Il copione di questo avvincente “romanzo criminale”, al cui confronto impallidisce persino quello del celebre Citizen Kane, a cura di Orson Welles, è stato scritto, per sua stessa ammissione, da Licio Gelli, Gran Maestro della Loggia P2. È tutto in alcune carte sequestrate a villa Wanda più di 20 anni fa.

Loggia P2: militari, magistrati, politici, imprenditori, giornalisti, in tutto 962 affiliati. Tra cui l'attuale presidente del Consiglio e il suo braccio destro Cicchitto (allora erano socialisti). Chi ha condiviso quel progetto è oggi alla guida del paese. “Se le radici sono buone la pianta germoglia", dice il Gran Maestro, "ma questo è un fatto che non ha più niente a che vedere con me”.

Niente, certo. Difatti quando parla di Berlusconi e di Cicchitto, di Gianfranco Fini, di Maurizio Costanzo e di Cossiga lo fa con la benevolenza lieve che si riserva ai ricordi di una stagione propizia. Il Venerabile maestro della Loggia Propaganda 2 conserva una straordinaria memoria; è in grado di ricordare l'indirizzo completo di numero civico della prima casa romana di Giorgio Almirante, l'abito che indossava la sua prima moglie quel giorno che gli fece visita a Natale, i nomi dei tre figli di Attilio Piccioni e da lì ricostruire nel dettaglio il caso Montesi che vide coinvolto uno dei tre, ricorda il numero di conto corrente su cui fece quel certo bonifico un giorno di sessant'anni fa, la targa della camionetta di quando era ufficiale di collegamento col comando nazista, quante volte esattamente ha incontrato Silvio Berlusconi e in che anni in che mesi in che giorni, come si chiamava il segretario di Giovanni Leone a cui consegnò la cartella coi 58 punti del piano R, che macchina guidava, se a Roma c'era il sole quella mattina e chi incontrò prima di arrivare a destinazione, che cosa gli disse, cosa quello rispose.

“Ogni sera, sempre, ho scritto un appunto del giorno. Per il momento per fortuna non mi servono, perché ricordo tutto. Però sono tranquillo, gli appunti sono lì”. Il resto è teatro: il parco della sua villa ad Arezzo sembra il giardino di Bomarzo, con le statue le fontane i mostri, la villa in fondo a un sentiero di ghiaia dietro a un convento, le stanze con le pareti foderate di seta, i soffitti bassi di legno scuro, elefanti di porcellana che reggono i telefoni rossi, divani di cuoio da due da tre da sette posti, di velluto blu, di raso rosa, a elle e a emiciclo, icone russe, madonne italiane, guerrieri d'argento, pupi, porcellane danesi, un vittoriano buio con le imposte chiuse al sole di settembre, scale, studi, studioli, sale d'attesa coi vassoi d'argento pieni di caramelle al limone.

Gelli è ancora in piena attività. Riceve in tre uffici: a Pistoia, a Montecatini, a Roma. Oltre che in villa, naturalmente, ma fino ad Arezzo si spingono solo gli intimi. Dedica ad ogni città un giorno della settimana. A Pistoia il venerdì, di solito. A Roma viene il mercoledì, e scende ancora all'Excelsior. Le liste d'attesa per incontrarlo sono di circa dodici giorni, ma dipende. Per alcuni il rito è abbreviato. Al telefono coi suoi segretari si è pregati di chiamarlo “lo zio”, la regola numero uno è non fare mai nomi.

Da quando ha ufficialmente smesso di lavorare alla trasformazione dell'Italia in un Paese “ordinato secondo i criteri del merito e della gerarchia”, come lui dice, “per l'esclusivo bene del popolo”, ha preso a scrivere libri di poesia, premiati di norma con coppe e medaglie. Gli “amici”, nel '96 lo hanno anche candidato al Nobel. “Vorrei scivolare dolcemente nell'oblio. Vedo che il mio nome compare anche nelle parole crociate, e ne soffro. Vorrei che di me come Venerabile maestro non si parlasse più. Io non ho mai fatto niente di illegale né di illecito. Sono stato assolto da tutto. Le mie mani, eccole, sono nette di oro e di sangue”.

Assolto da tutto non proprio, dev'essere per questo che lo ripete tre volte e s'indurisce.

(Tratto dall'intervista rilasciata a Repubblica, 28 settembre 2003)

L'avventura di Licio Gelli comincia con i migliori auspici: negli anni del Fascismo, partì volontario con la spedizione delle Camicie Nere, mandate in Spagna da Mussolini in aiuto di Francisco Franco, e conseguentemente divenne un ufficiale di collegamento fra il governo fascista e il Terzo Reich, con contatti fra i suoi gerarchi fra cui Hermann Göring.

Dal 1941 al 1945 lavora per il Counter Intelligence Corps, il servizio di controspionaggio militare americano (molto tempo dopo sarà accusato di aver avuto un ruolo preminente nell'Operazione Gladio, un'organizzazione clandestina che si rifaceva all'operazione “Stay-Behind”, promossa dalla CIA e dalla NATO per contrastare l'influenza comunista in Italia, così come negli altri paesi europei).

Nell'autunno del 1962 entra nella loggia massonica Gian Domenico Romagnosi di Roma. Nel Dicembre 1965 viene elevato nella gerarchia massonica ed entra nella loggia Propaganda 2. Nel '68 recluta nella P2 il gen. Allavena, dal quale riesce ad avere una copia dei 157.000 fascicoli del SIFAR (Servizio Informazioni Forze Armate). Nel frattempo è diventato Maestro Venerabile. Nel 1969, Gelli afferma che 400 alti ufficiali dell'esercito sono entrati nella massoneria per predisporre un “governo di colonnelli”; il capo della polizia Vicari, indirettamente, confermerà in seguito questa circostanza.

Nel frattempo, Gelli acquista sempre più prestigio presso il governo militare argentino e i suoi interessi economici in quel paese si moltiplicano, dove inoltre recluta molti altri iscritti eccellenti alla P2; nel Febbraio 1973 sarà infatti lui a perorare la causa del ritorno in Argentina di Juan Domingo Peron a capo del governo militare (lo stesso Gelli ha ripetutamente dichiarato in pubblico di essere stato uno stretto amico di Peron).

Nel 1974, in un'inchiesta sul fascista Esposti, morto in un conflitto a fuoco con i carabinieri ,si indaga sui rapporti fra questi settori della destra e la loggia P2. Nello stesso periodo, Gelli, intrattiene anche stretti rapporti con Michele Sindona, conosciuto come il “banchiere della mafia”, che nel settembre del '74 fugge negli USA a causa del crack della Banca Privata Finanziaria. Nel Marzo del 19'81, la magistratura indaga su un eventuale favoreggiamento del "venerabile" in un falso auto-rapimento inventato da Sindona a New York; viene perquisita villa Wanda, la residenza di Gelli nei pressi di Arezzo, e gli inquirenti trovano un'ingente documentazione che prova l'esistenza di una cospirazione politica di destra dietro alla loggia segreta P2, alla quale risulteranno iscritti 963 affiliati (dai documenti ritrovati, ma si presuppone siano molti di più) fra politici, finanzieri, banchieri, ufficiali, funzionari dello stato ecc. I nomi sono quelli su cui nel corso degli anni convergono le inchieste sulle trame di destra e finanziarie che hanno caratterizzato la storia italiana nel dopoguerra. La P2 risulta, inoltre, avere depositi per circa mille miliardi su conti bancari svizzeri.

Una commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta dalla On. Tina Anselmi (della Democrazia Cristiana), chiarirà solo in parte, i legami esistenti fra Gelli, Michele Sindona, Roberto Calvi, la finanza internazionale, la mafia, i servizi segreti USA, golpisti di diversi paesi fra cui Italia, Argentina e Uruguay. Al termine dei suoi lavori, la Commissione stabilirà che la Loggia P2: “si è posta come motivo di inquinamento della vita nazionale mirando ad alterare in modo spesso determinante il corretto funzionamento delle istituzioni secondo un progetto che mirava allo snervamento della democrazia. Tale organizzazione, per le connivenze stabilite in ogni direzione e ad ogni livello, e per le attività poste in essere, ha costituito motivo di pericolo per la compiuta realizzazione del sistema democratico”. La Loggia P2 verrà dichiarata sciolta a norma di legge. Il venerabile maestro Licio Gelli verrà inquisito dalla magistratura per reati gravissimi, tutti legati alle attività della Loggia: l’omicidio del giornalista Pecorelli, concorso in bancarotta per il crack del Banco Ambrosiano, come mandante dell'omicidio del banchiere Roberto Calvi, per la costituzione di capitali all’estero, per cospirazione politica, spionaggio, interesse privato in atti d’ufficio, rivelazione di segreti di Stato, finanziamento di gruppi armati a scopo eversivi, associazione sovversiva con finalità di strage, depistaggio di indagini, calunnia, millantato credito, associazione a delinquere e truffa aggravata. In tutto, Gelli viene condannato a 35 anni di reclusione.

Il 13/9/1982, Gelli viene arrestato in Svizzera, dove rimarrà chiuso in carcere fino alla rocambolesca evasione del 9 Settembre 1983. Dopo 4 anni, il 21 settembre del 1987, Gelli si costituisce a Ginevra perché, come dichiarano i i suoi avvocati “non vuole finire i suoi giorni da fuggitivo, e intende affrontare i suoi giudici tanto in Italia quanto in Svizzera”.

Il 19 novembre 1991 l'istruttoria penale sull'attività della loggia P2 si conclude con il rinvio a giudizio per il reato principale, la cospirazione politica, di Umberto Ortolani, dei generali Franco Picchiotti, Gianadelio Maletti, raffaele Giudice, Pietro Musumeci e Giulio Grassini, del colonnello Antonio Vezzier, del capitano Antonio Labruna. Di tale reato era imputato anche Gelli, ma non essendo stato estradato per questa accusa, il magistrato dispone il “non luogo a procedere”. Gelli viene prosciolto anche dalle imputazioni di procacciamento di notizie riguardanti la sicurezza dello stato, di rivelazioni di segreti d'ufficio e di estorsione (ai danni di Roberto Calvi). Gelli dovrà rispondere invece di millantato credito nei confronti dei magistrati di Milano in relazione all'inchiesta sul dissesto del Banco Ambrosiano e di calunnia nei confronti degli stessi magistrati. Tutta l'attività, secondo l'accusa, fu svolta in funzione degli obiettivi perseguiti dalla loggia massonica P2, “che mirava a diventare un centro di potere in grado di condizionare il funzionamento dello stato”.

Nell'aptile del 1994 arriva la sentenza definitiva della Corte di Assise di Roma: "La loggia massonica P2 non fu una struttura che cospirò contro lo stato". Tutti gli imputati vengono dunque assolti, perché il fatto non sussiste, dall'accusa di cospirazione politica mediante associazione. Licio Gelli viene condannato a 17 anni di reclusione - di cui cinque condonati - per millantato credito, calunnia e procacciamento di documenti contenenti notizie riservate.

Praticamente, con uno di quei colpi di spugna a cui in Italia siamo orami abiuati, vengono archiviate tutte le gravi vicende in cui era implicata la loggia P2:

- Strage del treno Italicus
- strage di Bologna
- strage di Ustica
- strage di Piazza Fontana
- strage del rapido 904
- omicidio Calvi
- omicidio Pecorelli
- omicidio Olof Palme
- omicidio Semerari
- colpo di stato militare in Argentina
- tentativo di colpo di stato di Junio Valerio Borghese
- tentativo di colpo di stato della Rosa dei Venti
- caso dei dossier illegali del SIFAR
- operazione Minareto
- falso rapimento Sindona
- tentativo di depistamento durante il rapimento Moro
- rapimento Bulgari
- rapimento Ortolani
- rapimento Amedeo
- rapimento Danesi
- rapimento Amati
- rapporti con la banda della Magliana
- rapporti con la banda dei marsigliesi
- inchiesta sul traffico di armi e droga del giudice Carlo Palermo
- riciclaggio narcodollari (caso Locascio)
- caso Cavalieri del Lavoro di Catania
- fuga di Herbert Kappler
- crack Sindona
- crack Banco Ambrosiano
- crack Finabank
- scandali finanziari legati allo IOR
- caso Rizzoli-Corriere della Sera
- caso SIPRA-Rizzoli
- scandalo dei Petroli
- caso M. Fo. Biali
- caso Eni-Petronim
- caso Kollbrunner
- cospirazione politica e truffa di Antonio Viezzer
- cospirazione politica di Raffaele Giudice
- cospirazione politica di Pietro Musumeci
- cospirazione politica e falsificazione documenti di Antonio La Bruna
- finanziamenti FIAT alla massoneria

Tutto termina nella settimana in cui Berlusconi forma il suo governo, Andreotti viene indagato, e si chiude il processo Enimont, dopo aver tenuto banco, con tutta la dissoluta casta politica, alla vicenda “Mani Pulite”.

L' On. Cav. Silvio Berlusconi era risultato iscritto alla loggia P2 ( tessera numero 1816, codice e.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625) il 26 Gennaio del 1978, lo stesso giorno in cui si era iscritto Maurizio Costanzo (numero di tessera 1819), dagli atti della Commissione Parlamentare, in particolare dagli elenchi degli affiliati sequestrati a Villa Wandaastiglion Fibocchi in cui figurava anche l'annotazione del versamento di lire 100.000, eseguito in contanti in data 5 maggio 1978, in un dattiloscritto proveniente dalla macchina da scrivere di proprietà di Gelli.

Successivamente, alla Magistratura di Venezia, Berlusconi, sotto giuramento, aveva negato di aver versato personalmente soldi per la sua iscrizione, contro tutte le prove portate a suo carico, e per questo viene condannato come “spergiurio”, in via definitiva, dal Tribunale veneziano. Berlusconi sarà tuttavia amnistiato, e così potrà diventare Presidente del Consiglio nel 1994 e nel 2001.

Quando Gelli parla di Berlusconi, è lapidario: «Ha preso il nostro Piano di rinascita e lo ha copiato quasi tutto», dichiara all'Indipendente nel febbraio 1996. Il Piano di rinascita democratica era il programma politico della P2. Fu sequestrato il 4 luglio 1981 all'aeroporto di Fiumicino, nel doppiofondo di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia del Venerabile. Riletto oggi, risulta profetico. Prevede, infatti, di «usare gli strumenti finanziari per l'immediata nascita di due movimenti l'uno sulla sinistra e l'altro sulla destra». Tali movimenti «dovrebbero essere fondati da altrettanti club promotori». Nell’attesa, il Piano suggerisce che con circa 10 miliardi è possibile «inserirsi nell'attuale sistema di tesseramento della Dc per acquistare il partito». Con «un costo aggiuntivo dai 5 ai 10 miliardi» si potrebbe poi «provocare la scissione e la nascita di una libera confederazione sindacale».

Per quanto riguarda la stampa, «occorrerà redigere un elenco di almeno due o tre elementi per ciascun quotidiano e periodico in modo tale che nessuno sappia dell'altro»; «ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di simpatizzare per gli esponenti politici come sopra». Poi bisognerà: «acquisire alcuni settimanali di battaglia», «coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un’agenzia centralizzata», «coordinare molte tv via cavo con l'agenzia per la stampa locale», «dissolvere la Rai in nome della libertà d'antenna»; «punto chiave è l'immediata costituzione della tv via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese».

Ancora Gelli: “Berlusconi è un uomo fuori dal comune. Ricordo bene che già allora, ai tempi dei nostri primi incontri, aveva questa caratteristica: sapeva realizzare i suoi progetti. Un uomo del fare. Di questo c'è bisogno in Italia: non di parole, ma di azioni”.

E-mail: Alessio Mannucci




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