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a cura di Greenpeace Italia

I commenti di Greenpeace

“Le foreste primarie rappresentano l'habitat di circa i tre quarti della biodiversità vegetale e animale terrestre e la loro distruzione gioca purtroppo un ruolo cruciale nell'attuale catastrofe biologica. La distruzione delle foreste primarie marcia a una velocità superiore ai 10 milioni di ettari l'anno (una superficie pari a oltre un terzo dell’Italia): se non riusciremo a fermare questa distruzione, sarà inutile avviare costosi programmi per la protezione di gorilla, scimpanzé e oranghi” commenta Sergio Baffoni, della campagna foreste di Greenpeace. Greenpeace chiede al governo italiano di predisporre e attuare misure concrete e urgenti volte a fermare la massiccia importazione di legname abbattuto illegalmente.

Il nostro paese è in testa nelle classifiche di esportazione dei mobili e circa l'80% del legname che impiega è di importazione. “Le strade aperte dalle compagnie del legno sono intensamente utilizzate da organizzate bande di bracconieri dotati di armi da guerra e di protezioni altolocate, che stanno poco a poco vuotando le foreste della fauna selvatica. Gorilla, scimpanzè, elefanti di foresta sono sempre più a rischio, mentre si continuano a organizzare conferenze sulla biodiversità e gli impegni presi non vengono mantenuti” afferma Baffoni.

L'Italia, per esempio, é il primo importatore di legname tropicale del Camerun, paese le cui foreste, assediate dall'industria del legno, sembrano avviate al declino. Il Camerun risulta poi il primo paese nella classifica della corruzione. Greenpeace ha mostrato le prove di numerosi casi di illegalità. Si calcola che circa la metà del legname importato da questo paese possa essere di origine illegale.

In Gabon alla data di aprile risultava che il 60% delle concessioni forestali non avevano pagato le tasse. La Costa d'Avorio è da ormai due anni travolta dalla guerra civile, ed il suo territorio è ormai controllato dalle milizie armate. In questo paese, di cui l'Italia è il principale importatore di legname, lo sfruttamento forestale rischia di giocare un ruolo nell'alimentare il conflitto armato che imperversa nel paese dal settembre 2002. Nella Repubblica Democratica del Congo la guerra resta una minaccia, mentre la Banca Mondiale progetta di aprire massicciamente il paese allo sfruttamento forestale.

Greenpeace ha recentemente intercettato nel porto di Anversa un carico di legname tropicale destinato alla società di importazione Somex, proveniente dalla compagnia del legno camerunese Ingénierie Forestière (Ing-F). Il legname proviene dal Bacino del Congo, la seconda foresta tropicale dopo l'Amazzonia. In queste aree l'elefante di foresta e i grandi primati come gorilla e scimpanzè rischiano per sempre l'estinzione. La partita di legname proveniva da una delle più discusse compagnie del legno, ripetutamente coinvolta in attività forestali illegali. Nel corso di una delle proprie missioni sul campo in Africa, Greenpeace ha provato, impiegando i sistemi satellitari GPS, come la Ing-F abbia sfruttato illegalmente circa 1.820 ettari al di fuori dell'area assegnata. La Ing-F però gode di appoggi potenti: si ritiene che fino a poco fa appartenesse al figlio del Presidente della Repubblica del Camerun.

“Non a caso, proprio il legname della Ing-F è stato recentemente rinvenuto nei porti italiani contaminato da diossina. Ora è innanzitutto necessario istituire dei controlli più rigorosi, al fine di salvaguardare la sicurezza dei cittadini e il futuro del settore, ma è evidente come sia necessaria maggiore trasparenza nel mercato internazionale del legno, a partire da una legge che fermi le importazione di legname abbattuto illegalmente”.

Greenpeace ha denunciato, a marzo scorso, con un esposto alla Magistratura, il pericolo della diffusione del legname di origine africana contaminato con diossina. Il legname segato di ayous proveniente dal Camerun è destinato ad operatori italiani del settore. Il pentaclorofenolo, che molto probabilmente rappresenta la prima causa di contaminazione da diossina, viene impiegato comunemente in molti paesi del Bacino del Congo oltre che in Camerun. Non solo, il trattamento chimico non è di norma limitato all'ayous, ma ad altri legni teneri (fraké, framiré ecc).

Per ulteriori informazioni:

Greenpeace Italia
Viale Manlio Gelsomini, 28
I-00153 Roma
Phone: +39 06 57299944
Mobil: +39 348/3988607

Greenpeace Italia - foreste




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