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di: Enrico Loi

Ricercatori dell'Università di Bordeax 1, diretti dal dottor Hamid Kellay, hanno svolto uno studio per studiare i meccanismi che governano le turbolenze delle atmosfere dei pianeti. L'aspetto, in un certo senso, curioso di questa iniziativa scientifica è rappresentato dal fatto che i ricercatori hanno studiato i comportamenti di una piccola bolla di sapone per comprendere ad esempio la grande macchia rossa su Giove, oppure per comprendere come nascono e come si comportano gli uragani terrestri.

Con l'intento di osservare i moti convettivi tipici dei fenomeni turbolenti, il dottor Hamid Kellay e la sua équipe hanno creato in laboratorio un mini-pianeta con una bolla di sapone mettendo a punto un emisfero di sapone.

Non è la prima volta che si utilizzano pellicole di bolle di sapone, create in laboratorio, per studiare dei modelli dell'atmosfera dei pianeti. Le pellicole di bolle di sapone sono come le atmosfere: sistemi sottilissimi se confrontati con l'estensione intrinseca.

In precedenti studi è emerso che i modelli di un'atmosfera su una pellicola di sapone piatta ha però delle limitazioni: i moti turbolenti si sviluppano in coppie di vortici, come uragani gemelli la cui rotazione segue una direzione opposta senza vere la possibilità di generare tempeste singole come quelle che si manifestano in natura.

Il team dell'università di Bordeax 1 è riuscito invece a produrre vortici singoli. Mediate particolari procedure di laboratorio, la bolla è stata riscaldata dal basso permettendo al calore di generare la formazione di pennacchi sulla soluzione di sapone con una traiettoria a maggiori latitudini. Questa procedura ha permesso di generare ben dodici tempeste di sapone il cui moto è stato debitamente registrato dagli scienziati. I risultati sono stati eloquenti: il dottor Hamid Kellay e i sui collaboratori hanno potuto osservare come le tempeste si muovono con una media di un centimetro al secondo ondeggiando casualmente, mosse bruscamente dai pennacchi che salgono verso l'equatore caldo.

Anche a casa – conclude il dottor Hamid Kellay – ognuno di noi può riprodurre le medesime condizioni per generare tempeste: con cannucce e acqua calda, portata a soli 50 C, e insaponata per lavare i piatti si potranno generare i moti convettivi.

Data articolo: aprile 2008
Fonte: Physical Review Letters

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

Université Bordeaux 1




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